De Motu Animalium

Prof. Dott. Carmelo Giuffrida – 2018 –

Correva l’Anno Accademico 1978/1979: venivo accettato a frequentare l’I.S.E.F. di Palermo – Istituto Superiore di Educazione Fisica di grado Universitario. Era un grande privilegio considerato il numero chiuso di studenti ammessi e la peculiarità esclusiva del corso. Il mio curriculum da atleta di interesse nazionale e il superamento delle prove di selezione a pieno titolo mi portò a intraprendere il mio percorso professionale che, con grande soddisfazione, oggi è la base del mio lavoro quotidiano.

Il primo grande ostacolo da superare nello studio quotidiano era l’Anatomia Umana e la Fisiologia, accompagnate da Antropologia e Antropometria, e dalla Chinesiologia.

Il mio “Docente” di “Ginnastica Correttiva” era molto esigente e, dopo avermi spiegato una innumerevole serie di dettagli tecnici che pochi miei Colleghi di corso seppero raccogliere, mi indicò alcuni volumi da studiare.

Un libro mi colpì in particolare poiché, in copertina, riproduceva delle immagini del tardo 1600 che attrassero la mia attenzione.

Non esisteva internet ed erano pochi i mezzi per recepire documenti ma, con caparbietà e volontà, scoprii a chi apparteneva la mente che aveva elaborato quei disegni, pregiandomi di apprendere, da quei pochi tratti, informazioni professionali utilissime fino ad oggi. Da lì a poco avrei scoperto la rarità del volume originale, il suo costo esorbitante e le inconfutabili qualità del suo Autore!

Avevo fatto la conoscenza dell’esimio Prof. Giovanni Alfonso Borelli!

Era l’uomo, il genio del XVII secolo, che cercò di spiegare il movimento del corpo animale basandosi su principi meccanici, tentando di estendere all’ambito biologico il metodo di analisi geometrico-matematico elaborato da Galileo in ambito meccanico e per il quale si guadagnò il titolo di “Padre della iatromeccanica”.

 

Il Matematico che “inventò” la Biomeccanica dettando le basi della Chinesiologia

Borelli, considerato il fondatore della Fisiologia muscolare su basi meccanicistiche, parallelamente alle esperienze di Matematica e Fisica, si occupò di Anatomia e soprattutto di Fisiologia, esperienze che gli saranno di estremo aiuto per l’elaborazione del De Motu Animalium, sopratutto grazie all’applicazione del metodo sperimentale.

Il suo intento principale era quello di abbandonare l’empirismo cieco al fine di porre le basi della Medicina moderna e del nuovo movimento che diede vita alla Scuola Iatromatematica[15] divenuta poi iatromeccanica che postulava l’applicazione delle leggi fisiche per l’interpretazione di particolari fenomeni.

Il De Motu Animalium

Il De Motu Animalium è l’ultimo grande contributo fornito da Borelli per la conoscenza scientifica poiché, mentre lavorava su quest’opera, fu colpito da una probabile polmonite che lo portò alla morte il 31 dicembre 1679.[20]
Poco prima di morire, Borelli raccomandò a B. Carlo Giovanni di Gesù la pubblicazione postuma del De Motu Animalium. L’edizione completa del De Motu Animalium porta la data: Romae idibus Augusti 1680.

Ritengo che, a parte il manoscritto redatto in latino, l’impostazione della Fisiologia mio-fasciale è attuale e fornisce la Luce a chi si occupa di studiare la Chinesiologia e la vita.

La meccanica e la neurofisiologia muscolare descritta da Borelli è compatibile, per validità di impostazione e rigore metodologico sperimentale, con le teorie di William Harvey.

Borelli aveva esaminato attentamente con un serio ragionamento e con dimostrazione matematica il fenomeno del movimento, aveva concepito il pensiero che i fenomeni della vita si sintetizzano nel movimento e definì che i movimenti non possono sottrarsi alle leggi della meccanica: interpreta il corpo umano come una macchina che agisce ed opera in forza di leggi ben definite.

I muscoli

Il De Motu Animalium si divide in due parti.

Nella prima parte Borelli si sofferma sulla macroscopia dei muscoli e sullo studio meccanico del loro funzionamento, il motus externis.

Nella seconda parte dell’opera afferma che è l’anima la causa effettiva dei movimenti animali.

I muscoli sono gli organi del movimento, cioè i sistemi per mezzo delle quali la facoltà motrice dell’anima mette in movimento le articolazioni e le varie parti dell’animale.

Borelli afferma che i muscoli sono formati da tendini, carne, vene, arterie e nervi.

Dentro una membrana sono contenuti più fasci dalla forma di prismi triangolari, quadrangolari, esagonali.

Ogni fascio è costituito da fibrille tenute insieme da una sostanza gelatinosa.

Borelli studia, sulla base di concetti meccanici, i movimenti delle articolazioni quantificandone la forza e la resistenza dei muscoli.

Considera l’importanza del punto di inserzione del muscolo e calcola la potenza motrice che può esercitare.

Occupandosi della posizione statica, Borelli ebbe il merito di aver individuato, in corrispondenza dell’Osso iliaco, il centro di massa dell’uomo.

Studiando la postura statica, Borelli asserì che le ossa dell’uomo funzionano come leve, le quali, per il fatto di essere collegate le une alle altre, formano delle colonne in grado di mantenere in equilibrio il peso del corpo, senza l’intervento dei muscoli, fino a quando però il centro di massa cade dentro la base d’appoggio.

Borelli dimostrò che la contrazione muscolare è sotto l’influenza del sistema nervoso prospettando le modalità della trasmissione dell’eccitamento nervoso.

Conclude la prima parte occupandosi della deambulazione dell’uomo, dell’andatura del quadrupede, della tecnica del salto e particolarmente del volo degli uccelli e del nuoto dei pesci.

Nella seconda parte dell’opera il Borelli prende in considerazione:

  • La causa effettiva del movimento muscolare;
  • La circolazione del sangue;
  • La meccanica cardiaca.

Il movimento muscolare

Secondo Borelli la causa primitiva del movimento degli animali è l’anima.

Con la morte dell’animale, l’anima non è più operante e l’organismo resta inerte e immobile.

Le sue idee erano incentrate nel pensare la vita relazionale come subordinata a quella psichica. Indicava un processo specifico che trasforma l’atto mentale in volontà e, successivamente, in movimento [28]. Per chiarire questo processo meccanico specifico richiama Aristotele: mette in evidenza l’anima in similitudine con lo spirito.

I muscoli, secondo la sua visione filosofica, sono macchine che, per assolvere la loro funzione, hanno bisogno di un mezzo originante dalla facoltà locomotrice dell’anima, raggiunge il muscolo attraverso i nervi, comanda la capacità di contrazione e di rilassamento.

Dimostra con semplici esperimenti che tagliando trasversalmente un muscolo, questo perde la facoltà di contrarsi, mentre l’articolazione rimane mobile: il muscolo agisce come un braccio di leva applicato sull’articolazione e il movimento non è legato all’articolazione stessa.[29] Successivamente confuta ogni ipotesi sul movimento muscolare, dimostrando con argomentazioni sperimentali la loro insostenibilità:

Il movimento muscolare è dato da una naturale facoltà incorporea;

Il movimento dipende da umori (teoria umorale di Ippocrate di Coo) o del sangue che penetra nelle porosità dei muscoli;

La contrazione avviene per la violenza del sangue spinto nel cuore.

 

La circolazione del sangue

Occupandosi del movimento del sangue, Borelli osserva che il cuore non agisce con continuità sebbene il sangue circoli continuamente nel corpo dell’animale senza pause tra una pulsazione e l’altra. Borelli osserva che il sangue non può passare direttamente dalle arterie nelle venule perché non ci sono anastomosi e anche perché l’impulso cardiaco a quel livello è molto debole.
Escogita un spiegazione meccanica: il sangue passa dalle arterie nelle vene allo stesso modo con cui le spugne, i filtri e le corde si imbevono quando sono immersi in acqua. Il ritorno venoso al cuore è possibile grazie all’azione delle fibre circolari delle vene, all’azione di compressione dei muscoli e alla presenza di valvole venose che impediscono il reflusso.[30]

La meccanica del cuore

Borelli afferma che il cuore può espellere il sangue durante la sistole, poiché le fibre cardiache esplicano la loro azione, non accorciandosi ma resistendo alla dilatazione ed esattamente come già aveva fatto con altri muscoli, calcola la forza che il muscolo cardiaco esercita durante la contrazione: ricorrendo a degli artifici, considera nell’impostazione del lavoro sia la velocità che la massa di sangue in movimento e conclude che questa forza è equivalente a 3000 libbre, meritando ( a prescindere dall’esattezza dei risultati) di essere considerato il “Padre della moderna Fisiologia Umana”.

Borelli affermava che, la causa della contrazione cardiaca, anche se non è soggetta all’azione della volontà, avviene come tutti gli altri muscoli per la fermentatio e la ebullitio che si determina al momento del contatto tra il succo nervoso e il sangue.[31]
Non avendo conoscenza del funzionamento del sistema nervoso all’interno del cuore, Borelli fornisce una spiegazione dell’automatismo cardiaco e afferma che, all’inizio, gli stimoli vengono promossi dalla volontà, successivamente, diventano automatici, così come accade per altri movimenti (per esempio quello delle palpebre.[32]


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https://www.gonnelli.it/it/asta-0011-1/borelli-giovanni-alfonso-de-motu-animalium-par.asp
https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Alfonso_Borelli
https://www.gonnelli.it/it/asta-0011-1/borelli-giovanni-alfonso-de-motu-animalium—.asp
https://www.nlm.nih.gov/exhibition/horse/hor_borelli_mechanics2.html
https://www.milestone-books.de/pages/books/1738/giovanni-alfonso-borelli/de-motu-animalium-opus-posthumum
http://castrumnovum.blogspot.com/2012/03/de-viris-illustribus-1.html

Bibliografia e note di riferimento

 

  1. ^Fra i quali D. Rotundo
  2. ^Derenzini T. – Alcune lettere di Borelli ad Alessandro Marchetti.1959, pp.224-243
  3. ^Gaizo M. – Alcune lettere di Giovanni Alfonso Borelli, dirette una a Malpighi, le altre a Magliabechi. Napoli, 1886
  4. ^Capparoni P. – Sulla patria di Giovanni Alfonso Borelli. Rivista storica, scientifica, medica, 1931, pp.53-63.
  5. ^Capparoni P. – Sulla patria di Giovanni Alfonso Borelli. Rivista storica, scientifica, medica, 1931, pp.57-63.
  6. ^Barbensi G. –  Collana di vita di medici e naturalisti celebri, Trieste, 1947.
  7. ^Gaizo M. – L’opera scientifica di Giovanni Alfonso Borelli e la scuola di Roma nel secolo XVII.1909, pp.152-207.
  8. ^Gaizo M. – L’opera scientifica di Giovanni Alfonso Borelli e la scuola di Roma nel secolo XVII.1909, pp.275-307.
  9. ^Barbensi G. –  Collana di vita di medici e naturalisti celebri. Trieste, 1947.
  10. ^Derenzini T. – Alcune lettere di Borelli ad Alessandro Marchetti.
  11. ^Derenzini T. – Giovanni Alfonso Borelli, fisico: Celebrazione dell’Accademia del Cimento nel tricentenario della fondazione (19 giugno 1957), Pisa, 1958, pp.35-42.
  12. ^Derenzini T. – Giovanni Alfonso Borelli, fisico: Celebrazione dell’Accademia del Cimento nel tricentenario della fondazione (19 giugno 1957), Pisa, 1958, pp.43-45
  13. ^Belloni L. – Dal Borelli al Malpighi.1967.
  14. ^Koyré A. – La mécanique céleste de Giovanni Alfonso Borelli. Rivista Storica, Scientifica,1952.
  15. ^Pazzini A. – La medicina nella storia, nell’arte, nel costume. 1970.
  16. ^Derenzini T. – Giovanni Alfonso Borelli, fisico: Celebrazione dell’Accademia del Cimento nel tricentenario della fondazione (19 giugno 1957), Pisa, 1958, pp.52-56.
  17. ^Gaizo M. – L’opera scientifica di Giovanni Alfonso Borelli e la scuola di Roma nel secolo XVII.1909..
  18. ^Capparoni P. – Sulla patria di Giovanni Alfonso Borelli. Rivista storica, scientifica, medica, 1931.
  19. ^Capparoni P. – Sulla patria di Giovanni Alfonso Borelli. Rivista storica, scientifica, medica, 1931, pp.53-63.
  20. ^Derenzini T. – Alcune lettere di Borelli ad Alessandro Marchetti.
  21. ^Franceschini P. – L’apparato motore nello studio di Borelli e Stenone. Rivista storica, scientifica, medica, 1951 , pp.5.
  22. ^Caprariis E. – Considerazioni sulle vedute neurofisiologiche di Herman Boerhaave.Pp.89-90.
  23. ^Gaizo M. Del – L’opera scientifica di Giovanni Alfonso Borelli e la scuola di Roma nel secolo XVII. Memorie della Pontificia Accademia Romana dei Nuovi Licei, 1909, p.275.
  24. ^Barbensi G. – Collana di vita di medici e naturalisti celebri. Trieste, 1947.
  25. ^Pazzini A. – La medicina nella storia, nell’arte, nel costume. 1970 n.27.
  26. ^Bernoulli J. – Opera omnia. Lausanae, 1742
  27. ^Franceschini P. – L’apparato motore dello studio di Borelli e di Stenone. Rivista storica, medica, scientifica, 1951. Pp.7.
  28. ^Barbensi G. – Di una diversa soluzione di un problema di meccanica muscolare da parte di due medici matematici. Rivista storica, scientifica, medica, Siena, 1938.
  29. ^Barbensi G. – Di una diversa soluzione di un problema di meccanica muscolare da parte di due medici matematici. Rivista storica, scientifica, medica, Siena, 1938, pp.168-173.
  30. ^Gaizo M. Del – L’opera scientifica di Giovanni Alfonso Borelli e la scuola di Roma nel secolo XVII. Memorie della Pontificia Accademia Romana dei Nuovi Licei, 1909 p.27, pp.275-307.
  31. ^Caprariis E. – Spunti di neurofisiologia nel De Motu Animalium di Giovanni Alfonso Borelli (1608-1679).pp.101-106.
  32. ^Barbensi G. – Di una diversa soluzione di un problema di meccanica muscolare da parte di due medici matematici, Siena, 1938 pp.168-175.
  33. ^Savornian, – Da Leonardo a Marconi, Milano, Hoepli, p. I19.
  34. Bernoulli J. – Opera Omnia. Lausanae, (1742).
  35. Barbensi G. –  Collana di vita di medici e naturalisti celebri.(1947), Trieste.
  36. Barbensi G. – Di una diversa soluzione di un problema di meccanica muscolare da parte di due medici matematici. Rivista Storica, Medica, Scientifica. (1938), Siena.
  37. Baldoni N. – Introduzione a Giovanni Borelli Vico.(1961), Milano.
  38. Capparoni P. – Sulla patria di Giovanni Alfonso Borelli. Rivista storica, scientifica, medica (1931).
  39. Caprariis E. – Considerazioni sulle vedute neurofisiologiche di Hermann Boerhaave.
  40. Caprariis E. – Spunti di neurofisiologia nel De Motu Animalium di Giovanni Alfonso Borelli (1608-1679). (1969-1970).
  41. Derenzini T. – Giovanni Alfonso Borelli, fisico: Celebrazione dell’Accademia del Cimento nel tricentenario della fondazione (19 giugno 1957).(1958), Pisa.
  42. Derenzini T. – Alcune lettere di Borelli ad Alessandro Marchetti. (1959).
  43. Franceschini P. – L’apparato motore nello studio di Borelli e di Stenone. Rivista storica, medica, scientifica, (1951).
  44. Gaizo M. Del – L’opera scientifica di Giovanni Alfonso Borelli e la Scuola di Roma nel secolo XVII. Memoria della pontificia Accademia Romana dei Nuovi Lincei, (1909).
  45. Gaizo M. Del – Alcune lettere di Giovanni Alfonso Borelli, dirette una a Marcello Malpighi, le altre ad Antonio Magliabechi.(1886), Napoli.
  46. Alexandre Koyré– La mécanique céleste de Giovanni Alfonso Borelli. Rivista Storica, Scientifica, (1952).
  47. Alexandre Koyré, La rivoluzione astronomica. Copernico, Keplero, Borelli.Feltrinelli.(1966), Milano.
  48. Pazzini A. – La medicina nella storia, nell’arte, nel costume. (1970).
  49. Questo testo proviene in parte dalla relativa vocedel progetto Mille anni di scienza in Italia, opera del Museo Galileo. Istituto Museo di Storia della Scienza di Firenze (home page), pubblicata sotto licenza Creative Commons CC-BY-3.0
  50. https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Alfonso_Borelli
  51. Wikisource contiene una pagina dedicata a Giovanni Alfonso Borelli
  52. Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Giovanni Alfonso Borelli
  53. (EN) John J. O’Connor e Edmund F. Robertson, Giovanni Alfonso Borelli, su MacTutor, University of St Andrews, Scotland.
  54. Borèlli, Giovanni Alfonso, in it – Enciclopedie on line, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 4 agosto 2014

 

 

 

Pubalgia

 

La pubalgia o sindrome pubo-retto-adduttoria: Groin pain

Prof. Dott. Carmelo Giuffrida – 2017

 

La pubalgia è una sindrome disfunzionale mio-tensiva che interessa l’intero carrefour della regione addomino-pubo-crurale con quadri sintomatologici anche molto diversi tra loro.

La denominazione può assumere nomi differenti: sindrome degli adduttori, osteo-artropatia pubica, sindrome parietale della parete addominale, sindrome pubo-retto-adduttoria, groin pain.

In prevalenza interessa gli atleti (ciclisti, calciatori, judokas e lottatori, pattinatori, …) quando aumentano i carichi per effettuare il potenziamento specifico o per l’effetto di un gesto tecnico, e le donne in gravidanza; fattore scatenante è considerato il sovraccarico funzionale e strutturale, microtraumi ripetuti nel tempo, o allenamenti in condizione di iper-stress che producono affaticamento muscolare e tendineo; può essere connessa a patologie ossee e articolari o a patologie infettive e tumorali.

 

Il pube si divide in 3 parti:

LA BRANCA ORIZZONTALE O CORPO: un segmento orizzontale, situato sopra il foro otturatorio; Il margine superiore della branca orizzontale del pube e il margine inferiore della branca discendente si riuniscono a formare l’angolo del pube.

La faccia sagittale dell’angolo del pube forma una superficie articolare leggermente concava a grande asse obliquo in basso e indietro. Questa superficie articolare e la sua omologa del pube opposta si articolano con le facce laterali convesse del nucleo inter-pubico.

LA LAMINA QUADRILATERA: una lamina posta davanti al foro otturatorio, vicino alla linea mediana, appiattita dall’avanti all’indietro;

LA BRANCA DISCENDENTE: un segmento allungato situato al di sotto e all’indietro la lamina quadrilatera.

L’articolazione è sostenuta:

in avanti: dal legamento anteriore;

indietro: dal  legamento posteriore;

al di sopra: dal legamento superiore;

al di sotto: dal legamento inferiore o legamento arcuato sotto-pubico.

 

Il dolore nella pubalgia

Il dolore nella pubalgia ha espressione acuta a livello dell’inserzione prossimale dei muscoli adduttori della coscia sul pube. Generalmente è localizzato a livello dell’inguine e/o del pube e/o all’interno della coscia; presente nelle prime ore del mattino (soprattutto nei primi 10-15 minuti di movimento) per poi attenuarsi nel corso della giornata durante i movimenti controllati; si assiste a un incremento improvviso della risposta algica durante l’esecuzione di movimenti bruschi o nei cambi di direzione durante la deambulazione. L’algia tende ad aumentare sotto sforzo per regredire a riposo costituendo un grande disagio per chi pratica attività fisica e, maggiormente, nell’atleta agonista.

Il dolore pubico è legato spesso a un problema meccanico sovraccaricante che coinvolge tutte le strutture mio-fasciali anti-gravitarie; il meccanismo patogenetico è derivante da un’eccessiva trazione sull’apparato osteotendineo muscolare. La sinfisi pubica (l’articolazione tra le due branche pubiche) svolge un importante ruolo ammortizzante del peso corporeo che, dall’alto verso il basso, viene scaricato in direzione delle teste femorali e, quindi, al suolo. Le forze in eccesso non riescono ad essere idoneamente distribuite verso le articolazioni sacro-iliache e verso gli acetaboli delle articolazioni coxo-femorali che, solitamente associate a un disagio meccanico dell’osso sacro, compromettono la corretta meccanica della colonna vertebrale e del bacino e condizionano il lavoro delle branche pubiche. Queste, per effetto della loro particolare forma e topografia anatomica, subiscono lo scarico delle iperpressioni derivanti dalle catene muscolari ascendenti e discendenti generate durante la deambulazione o nella postura ortostatica.

Nell’osteo-artropatia pubica (tipica degli atleti evoluti o di atleti amatori: 30-35 anni), la sola e vera pubalgia legata al surménage articolare e allo squilibrio muscolare fra addominali e adduttori, la sintomatologia funzionale è comune ai danni precedentemente citati e il dolore ha sede sul pube e s’irradia in basso, lungo la faccia interna della coscia; più raramente, in alto, verso la parete addominale inferiore: insorge durante i movimenti della vita corrente e all’inizio del gesto atletico.

L’esame chinesiologico superficiale o durante la mobilitazione manuale risveglia un dolore localizzato alla sinfisi per l’appoggio alternato dei due processi della sinfisi.

 

La sindrome parietale addominale

È l’espressione, spesso congenita, di maggiore lesione della porzione inferiore dei muscoli larghi
dell’addome e, soprattutto, degli elementi costitutivi del canale inguinale.

Si manifesta con dolori in sede sovra-pubica, spesso mono-laterali, che s’irradiano verso il pube e i testicoli, progressivi e, spesso, evocati da un colpo di tosse, da uno starnuto o dalla defecazione.

L’anamnesi permette di trovare un esordio improvviso come veri accidenti traumatici della parete addominale.

I segni cercati nella valutazione del soggetto, prima in piedi poi in posizione supina, sono più chiari dopo uno sforzo e mettere in evidenza una tumefazione lungo la parete addominale in corrispondenza del canale inguinale;

La contrazione isometrica dei muscoli addominali è dolorosa.

 

Cause

Per ricavare vantaggi sul problema ed effettuare un corretto trattamento della sinfisi pubica o dell’inserzione dei muscoli adduttori, l’azione compensativa sulla causa primaria deve essere ben ricercata e localizzata.

Tra le cause che scatenano l’insorgere della pubalgia con disfunzione articolare si possono motivare:

a seguito di eventi traumatici:

– un trauma diretto alla sinfisi pubica;

– una caduta asimmetrica sui piedi per cui le forze di contatto col suolo provocano l’innalzamento di una branca pubica rispetto alla controlaterale e, quindi, un movimento a “forbice” del pube che coinvolge in modo anomalo i legamenti pubici;

– una eccessiva tensione dei muscoli adduttori per gli effetti di un movimento contrastato da opposizione sull’arto inferiore;

– un calcio a vuoto (calciatore);

– uno sfregamento continuo della sella pubica (ciclista);

– qualsiasi stress che deteriora le inserzioni muscolari e i numerosissimi legamenti pubici.

a seguito di una cronicizzazione cronica:

– il pube si adatta ad uno schema funzionale alterato;

– il pube è crocevia e punto d’inserzione di muscoli potenti (obliqui, trasversi e retto dell’addome, muscoli adduttori della coscia) che si organizzano in catene cinematiche muscolari;

– il pube offre inserzione a diverse strutture viscerali (vescica, utero, cordone spermatico, prostata) attraverso numerosi legamenti.

Inoltre, tra le cause vanno ricercate:

  • limitazioni articolari a livello coxo- femorale e problemi congeniti (displasie di lieve entità, coxa-vara, coxa-valga, coxa-plana, ecc…), antiversione del bacino, iperlordosi lombare;
  • riduzione di mobilità del bacino o di un emi-bacino in senso opposto a quello della sinfisi;
  • disfunzione articolare dell’articolazione coxo-femorale;
  • bacino antero-verso con iper-lordosi lombare;
  • ipotonia costituzionale o acquisita della parete addominale inferiore verso gli obliqui (assottigliamento, deiscenza, strato pre-erniario);
  • deficienza del canale inguinale (l’orifizio interno, più o meno dilatato, presenta esso stesso una situazione pre-erniaria);
  • le aderenze cicatriziali nella zona pelvica o nelle regioni che la influenzano;
  • la disfunzione viscerale degli organi sopra-pubici;
  • asimmetria degli arti inferiori con stato di conflittualità tra adduttori (muscoli di potenza che agiscono in una direzione) e complesso addominale (muscoli deboli che agiscono nella opposta direzione);
  • postumi di distorsioni articolari e patologie a carico dell’articolazione del ginocchio nella sua globalità (capsula, legamenti, ecc.);
  • postumi di distorsioni articolari e patologie a carico del piede (valgo, varo, pronato, supinato, ecc…);
  • postumi di patologie muscolari (strappi, stiramenti, tendinopatie, borsiti, ecc…) e manifestazione della sofferenza di muscoli e di tendini, con possibili irradiazioni nelle zone vicine, tra cui lo scroto;
  • riduzione della mobilità vertebrale con compensi adattativi del bacino e della regione sacro-coccigea;
  • micro-traumi ripetuti nel tempo a seguito di intensa attività motoria eseguita su terreni poco elastici o duri, soprattutto in giovane età;
  • retrazioni dei muscoli ischio-crurali e dei muscoli extra-rotatori dell’anca;
  • contrattura mio-fasciale del quadricipite femorale e dei muscoli adduttori della coscia;
  • alterazioni dell’equilibrio statico-dinamico delle strutture del modulo lombo-pelvico;
  • le disfunzioni del sistema cranio-sacrale a conseguenza di importanti traumi sportivi al cranio e alla colonna vertebrale (Judo: cadute, Lotta Olimpica: ponte sulla testa, Calcio: ricezione ripetuta della palla con la testa);

 

Un colloquio approfondito col soggetto in merito alle risposte disfunzionali, completato da esame chinesiologico statico e dinamico e da test palpatori e di osservazione, consente di ricostruire la causa scatenante della disfunzione pubalgica e di redigere un corretto piano di trattamento per una idonea ri-atletizzazione.

 

L’osservazione differenziale deve essere approfondita tramite indagini strumentali e cliniche:

  • Valutazione di una eventuale eterometria degli arti inferiori con misurazione diretta o indiretta (teleradiografia in ortostatismo in proiezione antero-posteriore del bacino o misura con livella a bolla o con metro a nastro);
  • Somatostereoanalisi della postura;
  • Valutazione chinesiologica delle articolazioni tibio-tarsiche, ginocchia e coxo-femorali;
  • Valutazione chinesiologica del R.O.M. (Range Of Motion) articolare delle articolazioni coxo-femorali e rilievo comparativo di eventuali differenze fra i lati somatici;
  • Analisi delle limitazioni funzionali e dei postumi derivanti da causa traumatica nei postumi di precedenti infortuni o conseguenziali a patologie congenite.

 

L’esame radiografico non è di alcuna utilità in quanto sono interessati i tessuti molli. La struttura ossea fornisce un quadro di normalità; talvolta si possono riscontrare rimaneggiamenti ossei con addensamenti strutturali sulla branca ischio-pubica in corrispondenza dell’inserzione degli adduttori, o si rilevano calcificazioni e irregolarità del contorno. Spesso si evidenziano quadri evocatori di “pseudo-artrite”.

 

La Risonanza Magnetica Nucleare con mezzo di contrasto, generalmente prescritta dallo Specialista in Fisiatria o in Ortopedia, definisce la sede e l’esatta importanza delle lesioni.

 

La scintigrafia si rende utile per obiettivare un’ipercaptazione.

 

La prevenzione gioca un importante ruolo nei confronti delle recidive: la continua ricerca a mantenere lo stato di efficienza fisica globale, corrette norme comportamentali, posturali e motorie garantiscono il ritorno alla normalità di azione nella vita quotidiana e una corretta ri-atletizzazione. Un programma preventivo si basa sul potenziamento selettivo dei muscoli della parete addominale (retto addominale, trasversi e obliqui), sull’aumento dell’articolarità delle anche e sull’associazione di uno stretching mio-fasciale dei muscoli adduttori dell’anca, del quadricipite femorale e dello psoas iliaco, da eseguire prima di qualsiasi allenamento e, possibilmente, anche prima della competizione.

 

L’allenamento e il suo corretto svolgimento nel corso del tempo sono fattori favorenti il recupero funzionale; al contrario, un condizionamento organico mal condotto, l’inadeguata qualità degli esercizi, posizioni o gesti tecnici, e una mancanza o scorretta esecuzione degli esercizi di allungamento muscolare, producono e scatenano l’acutizzazione della problematica con incremento lesivo del quadro pubalgico.

La ri-atletizzazione e la rieducazione funzionale deve essere indirizzata al miglioramento della mobilità articolare intesa come capacità individuale ad eseguire movimenti con grande ampiezza di escursione che è limitata maggiormente dall’elasticità dei muscoli e dall’eventuale incapacità degli antagonisti di distendersi.

Un corretto protocollo deve prevedere, oltre allo stretching “tradizionale”  con allungamento preventivo anche uno stretching con facilitazione neuromuscolare propriocettiva (attiva e passiva) e una corretta normalizzazione in allungamento delle catene cinetiche. L’intervento deve essere indirizzato essenzialmente ai muscoli ischio-crurali, agli adduttori, agli extra-rotatori dell’anca e al quadricipite femorale. Le posture di rapporti intersegmentari non abituali devono essere mantenute per alcuni minuti (il nostro protocollo prevede da 3 a 6 minuti per postura).

L’aumento della forza e il potenziamento muscolare prevede sia una prima fase di esercizi isometrici per gli adduttori eseguiti in successione di 6″ con recuperi di altrettanta tempistica, seguiti da esercizi di potenziamento in isotonia con adeguato numero di ripetizione, incremento della resistenza da spostare e recuperi somministrati esclusivamente a escursioni articolari che non provocano dolore.

Particolare attenzione deve essere rivolta anche all’uso di scarpe, di plantari, di sellini, … che l’atleta ha nella sua dotazione tecnica personale: il materiale inadatto alle proprie caratteristiche personali spesso produce risposte non consone alle richieste e alle aspettative del soggetto.


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