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I livelli di attività fisica raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per gli adulti over 65 anni

I livelli di attività fisica raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per gli adulti over 65 anni

Parametri:

 

i livelli di attività fisica raccomandati-attività fisica-esercizio fisico-Prof. Carmelo Giuffrida-CataniaTutti i livelli di Attività Fisica raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sono formulati sulla base dei seguenti parametri:

– Tipo (quale attività fisica). E’ la modalità di partecipazione all’attività fisica. Il tipo di attività fisica può assumere molte forme: aerobica, di forza, di flessibilità e di equilibrio corporeo.

– Durata (per quanto tempo). Il periodo di tempo in cui l’attività o l’esercizio viene eseguito. La durata è generalmente espressa in minuti.

– Frequenza (quante volte). Il numero di volte che l’esercizio o l’attività è svolto. La frequenza è generalmente espressa in sessioni, momenti o incontri a settimana.

– Intensità (quanta fatica). L’intensità si riferisce alla velocità con cui l’attività è eseguita o all’entità dello sforzo richiesto per svolgere l’attività o l’esercizio.

– Volume (quanta attività fisica in totale). La pratica di esercizio aerobico può essere caratterizzata da un’interazione di attività di diversa intensità, frequenza e durata. Il prodotto di queste caratteristiche può essere pensato come il volume.

 

Parametri di intensità:

 

– Attività fisica di moderata intensità. Su una scala assoluta, l’intensità moderata si riferisce all’attività che viene eseguita da 3,0 a 5,9 volte l’intensità di uno stato di riposo. Su una scala riferita alla capacità funzionale di un individuo, l’attività fisica di moderata intensità è di solito riferita alla pratica di 5 o 6 volte su una scala da 0 a 10.

 

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– Attività fisica di vigorosa intensità. Su una scala assoluta, l’intensità vigorosa si riferisce all’attività che viene eseguita da 6.0 o più volte l’intensità di uno stato di riposo per gli adulti e da 7.0 o più volte per bambini e giovani. Su una scala riferita alla capacità funzionale di un individuo, l’attività fisica di vigorosa intensità è di solito riferita alla pratica di 7 o 8 su una scala da 0-10.

 

– Attività fisica aerobica. L’attività aerobica, chiamata anche attività di resistenza, migliora le funzioni cardio-respiratorie. Esempi di attività fisica aerobica sono: camminare a ritmo sostenuto, correre, andare in bicicletta, saltare la corda, nuotare.

 

I livelli di attività fisica raccomandati per gli adulti over 65 anni

 

1. Gli adulti over 65 anni dovrebbero fare almeno 150 minuti alla settimana di attività fisica aerobica di moderata intensità o fare almeno 75 minuti di attività fisica aerobica con intensità vigorosa ogni settimana o una combinazione equivalente di attività con intensità moderata e vigorosa.

2. L’attività aerobica dovrebbe essere pratica in sessioni della durata di almeno 10 minuti.

3. Per avere ulteriori benefici per la salute gli over 65 anni dovrebbero aumentare la loro attività fisica aerobica di intensità moderata a 300 minuti per settimana, o impegnarsi in 150 minuti di attività fisica aerobica di intensità vigorosa ogni settimana, o una combinazione equivalente di attività fisica di intensità moderata e vigorosa.

4. Gli adulti di questa fascia di età, con una mobilità scarsa, dovrebbero svolgere attività fisica per tre o più giorni alla settimana al fine di migliorare l’equilibrio e prevenire le cadute.

5. Le attività di rafforzamento muscolare dovrebbero essere fatte due o più giorni alla settimana includendo il maggior numero di gruppi di muscoli.

6. Quando gli adulti di questa fascia di età non possono seguire totalmente il livello previsto raccomandato di attività fisica, a causa delle loro condizioni di salute, essi dovrebbero adottare uno stile di vita attivo adeguato alle loro capacità e condizioni.


CONTATTI

Se desidera avere più informazioni, avere chiarimenti su problematiche personali, se ha un problema particolare ed urgente, o se desidera avere un breve primo colloquio informativo tecnico prima di richiedere l’appuntamento per una Consulenza, avrà la possibilità di parlare con uno dei nostri specialisti dell’Esercizio Fisico semplicemente richiedendolo all’Operatore di Segreteria:

Tel.: 095/387810 – Cell.: 338/9134141

e-mail: drcarmelogiuffrida@yahoo.it oppure : info@drcarmelogiuffrida.com

 

 

 

 

 

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I livelli di attività fisica raccomandati per gli adulti di età compresa fra i 18 e i 64 anni

I livelli di attività fisica raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per gli adulti di età compresa fra i 18 e i 64 anni

Parametri:

 

i livelli di attività fisica-attività fisica-esercizio fisico-Prof. Carmelo Giuffrida-CataniaTutti i livelli di Attività Fisica raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sono formulati sulla base dei seguenti parametri:

– Tipo (quale attività fisica). E’ la modalità di partecipazione all’attività fisica. Il tipo di attività fisica può assumere molte forme: aerobica, di forza, di flessibilità e di equilibrio corporeo.

– Durata (per quanto tempo). Il periodo di tempo in cui l’attività o l’esercizio viene eseguito. La durata è generalmente espressa in minuti.

– Frequenza (quante volte). Il numero di volte che l’esercizio o l’attività è svolto. La frequenza è generalmente espressa in sessioni, momenti o incontri a settimana.

– Intensità (quanta fatica). L’intensità si riferisce alla velocità con cui l’attività è eseguita o all’entità dello sforzo richiesto per svolgere l’attività o l’esercizio.

– Volume (quanta attività fisica in totale). La pratica di esercizio aerobico può essere caratterizzata da un’interazione di attività di diversa intensità, frequenza e durata. Il prodotto di queste caratteristiche può essere pensato come il volume.

 

Parametri di intensità:

 

– Attività fisica di moderata intensità. Su una scala assoluta, l’intensità moderata si riferisce all’attività che viene eseguita da 3,0 a 5,9 volte l’intensità di uno stato di riposo. Su una scala riferita alla capacità funzionale di un individuo, l’attività fisica di moderata intensità è di solito riferita alla pratica di 5 o 6 volte su una scala da 0 a 10.

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– Attività fisica di vigorosa intensità. Su una scala assoluta, l’intensità vigorosa si riferisce all’attività che viene eseguita da 6.0 o più volte l’intensità di uno stato di riposo per gli adulti e da 7.0 o più volte per bambini e giovani. Su una scala riferita alla capacità funzionale di un individuo, l’attività fisica di vigorosa intensità è di solito riferita alla pratica di 7 o 8 su una scala da 0-10.

 

– Attività fisica aerobica. L’attività aerobica, chiamata anche attività di resistenza, migliora le funzioni cardio-respiratorie. Esempi di attività fisica aerobica sono: camminare a ritmo sostenuto, correre, andare in bicicletta, saltare la corda, nuotare.

 

I livelli di attività fisica raccomandati per gli adulti di età compresa fra i 18 e i 64 anni

 

1. Gli adulti di età compresa fra i 18 e i 64 anni dovrebbero fare almeno 150 minuti alla settimana di attività fisica aerobica di moderata intensità attraverso o fare almeno 75 minuti a settimana di attività fisica aerobica vigorosa o una combinazione equivalente di attività fisica moderata e vigorosa.

2. L’attività aerobica dovrebbe essere eseguita in sessioni della durata di almeno 10 minuti.

3. Per avere ulteriori benefici per la salute gli adulti dovrebbero aumentare la loro attività fisica aerobica di intensità moderata a 300 minuti per settimana, o impegnarsi in 150 minuti per settimana di attività fisica aerobica di intensità vigorosa.

4.Le attività di potenziamento muscolare dovrebbero essere fatte due o più giorni alla settimana includendo il maggior numero di gruppi di muscoli.


CONTATTI

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Ipertensione arteriosa : a Catania l’Attività Fisica Adattata può combattere la pressione alta!

Ipertensione arteriosa: l’attività fisica adattata può abbassare la pressione alta!

 

Ipertensione arteriosa-Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-CataniaL’attività fisica moderata e costante (mantenendo attivo l’organismo e favorendo il controllo del peso corporeo) contribuisce notevolmente a ridurre i valori pressori e a potenziare le performance fisiche poichè si incrementa progressivamente la capacità di tollerare gli sforzi.

La presenza di una pressione arteriosa sistolica >140 mmHg e/o una pressione arteriosa diastolica >90 mmHg in soggetti adulti che non assumono farmaci antipertensivi  definisce  un importante fattore di rischio cardio-vascolare: l’ ipertensione arteriosa (1 -2 – 3).

Il rischio cardiovascolare globale definisce che la presenza di più fattori di rischio e/o di patologie d’organo associate, capaci di interagire con il rischio derivante dagli elevati valori di pressione arteriosa, configura un rischio assoluto di eventi cardio-vascolari primari (infarto miocardico, ictus cerebri, ecc.) superiore rispetto a quello che si avrebbe dalla somma matematica dei singoli fattori di rischio (2 – 3).

L’idoneità ad attività sportive di tipo agonistico, quindi, non può essere concessa a un soggetto iperteso con rischio cardiovascolare globale alto o molto alto (1).

L’attività fisica regolare e continuata nel trattamento del soggetto iperteso offre, però, la possibilità e/o la necessità di utilizzare questo particolare “farmaco” con ottimi effetti positivi.  

 

Ipertensione arteriosa : Benefici indotti dall’esercizio fisico

 

Gli effetti dell’esercizio fisico sono di indubbio beneficio sia nel soggetto con ipertensione arteriosa giovane quanto e, soprattutto, nel soggetto anziano.Ipertensione arteriosa-Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-1

L’attività fisica di intensità moderata è in grado di ridurre di 5-7 mmHg i valori di pressione arteriosa sistolica e di 3-5 mmHg la pressione diastolica, presentando un’efficacia prossima a quella di un trattamento farmacologico monoterapico (4 – 5).

Oltre a migliorare la qualità di vita, l’allenamento determina un aumento della funzionalità cardio-polmonare e della forza muscolare (con una maggior capacità di svolgere le attività quotidiane).

Una corretta programmazione dell’attività motoria somministrata al soggetto iperteso produce effetti benefici capaci di ridurre il profilo di rischio cardio-vascolare globale:

  • riduzione della massa ventricolare sinistra;
  • decremento della rigidità arteriosa;
  • miglioramento della funzione endoteliale;
  • miglioramento dell’assetto metabolico e coagulativo;
  • riduzione del peso corporeo (6 – 7 – 8).

 

Ipertensione arteriosa: Rischi dell’esercizio

 

Ipertensione arteriosa-Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-6

In una pianificazione di allenamento ben condotto e con una adeguata valutazione funzionale iniziale basata sull’esecuzione di un test ergometrico e di un eco-cardiogramma, gli eventi cardiovascolari primari sono estremamente rari: in ogni caso, devono essere tenuti presenti dal Medico prescrittore che deve considerare i possibili rischi di un’attività fisica troppo intensa e priva di progressività in funzione del fatto che, gli ipertesi praticanti esercizio fisico strenuo, statisticamente presentano un aumento di eventi coronarici rispetto ai normotesi (9).

 

Ipertensione arteriosa: Attività fisica e terapia antipertensiva

Il farmaco antipertensivo ideale nel soggetto iperteso che pratica attività motoria dovrebbe soddisfare 3 essenziali requisiti:

  • essere efficace anche durante lo sforzo, oltre che a riposo,
  • non compromettere la performance,
  • non indurre rischi aggiuntivi.

I betabloccanti, pur essendo efficaci, determinano una riduzione della performance variabile a seconda della cardio-selettività e dell’attività simpatico-mimetica intrinseca (10), soprattutto per una riduzione della frequenza cardiaca durante lo sforzo.Ipertensione arteriosa-Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-2

Il carvedilolo, betabloccante che possiede anche un’azione alfa1-bloccante, presenta caratteristiche intermedie tra la doxazosina e i betabloccanti, anche se durante lo sforzo sembra prevalere l’effetto betabloccante (10).

I diuretici sono farmaci efficaci ma, soprattutto nelle attività fisiche di resistenza, possono comportare il rischio di ipo-potassiemia, riduzione della perfusione muscolare, rabdo-mio-lisi e aritmie cardiache (10).

I farmaci antiadrenergici centrali (clonidina, alfa-metildopa) non hanno dimostrato di possedere una chiara azione antipertensiva durante lo sforzo e, in ogni caso, la loro scarsa tollerabilità ne limita l’impiego, soprattutto nei giovani (10).

Il farmaco ideale nel soggetto con ipertensione arteriosa senza altre co-morbilità (quali malattia coronarica e/o scompenso cardiaco) che pratica esercizio fisico, è rappresentato dagli ACE-inibitori, gli inibitori dell’angiotensina II, i calcio-antagonisti e la doxazosina. Essendo dotati di una soddisfacente efficacia anti-ipertensiva anche durante l’esercizio, i farmaci di queste classi, non riducono la performance soggettiva.

Gli inibitori dell’angiotensina II, sembra che siano anche in grado di migliorare la funzione diastolica durante sforzo per cui, a questo particolare meccanismo, sarebbe attribuibile il miglioramento della performance fisica osservabile negli ipertesi che utilizzano questa classe di farmaci (11 – 12).

 

Ipertensione arteriosa : Raccomandazioni

 

Ipertensione arteriosa-Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-3Allenamento di tipo aerobico per non meno di 3 volte/settimana restituisce concreti benefici sull’abbattimento dei valori pressori (13).

Nella periodizzazione dell’allenamento è possibile prevedere anche esercizi basati sulla potenza muscolare per 2-3 volte/settimana (14). Al fine di risultare efficaci, i micro-cicli debbono svolgersi ad un’intensità lieve-moderata, valutati sulla base della frequenza cardiaca massimale ottenuta ad un test ergometrico preliminare di tipo valutativo-funzionale, eseguito con l’abituale terapia farmacologica assunta dal soggetto.

Ipertensione arteriosa-Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-4Durante il test ergometrico, valori tensivi >240/115 mmHg sono ritenuti a rischio e, pertanto, nei soggetti con tale risposta pressoria patologica, si dovrà modificare opportunamente la terapia farmacologica e prescritta un’attività fisica di lieve intensità.

Per i soggetti con cardiopatia ipertensiva significativa, per i sedentari e gli obesi, per gli anziani, si stabilisce un allenamento programmato con esercizi di tipo aerobico, ad una frequenza cardiaca di allenamento tra il 40% e il 60% di quella massimale, insistendo maggiormente, nelle prime fasi di allenamento, su esercizi a bassa intensità finalizzati al recupero della mobilità articolare.

Mentre, per tutti gli altri soggetti, le frequenze cardiache di allenamento verranno mantenute tra il 70-85% di quella massimale.

 

Ipertensione aretriosa: sessioni di attività fisica appositamente calibrate

 

Ipertensione arteriosa-Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-5Il micro-ciclo sarà periodizzato con almeno 10-12 minuti di condizionamento organico seguito da una parte centrale con un plateau di lavoro aerobico fissato in almeno 30 minuti effettivi per gli esercizi di resistenza, seguiti da almeno 10-12 minuti di defaticamento.

Gli esercizi di potenza saranno organizzati con 10-12 ripetizioni (fino a un max di 20 ripetizioni in fase più avanzata) sia per gli arti superiori che per gli arti inferiori, lasciando ampio spazio al recupero funzionale che deve essere completo e separando ogni serie da almeno 1 minuto di riposo.

Quindi, il micro-ciclo deve essere compreso in una logica macro-ciclica che preveda un training in ambiente adeguatamente specializzato per 2-3 volte/settimana.

Al fine di incrementare le resistenze periferiche nell’allenamento di potenza si utilizza la riduzione del carico a fronte di un contestuale aumento del numero di ripetizioni.


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Bibliografia di riferimento

 

1 – Delise P, Guiducci U, Zeppilli P, et al. Cardiological guidelines for competitive sports eligibility. Ital Heart J 2005; 6:661-702.

2 – Guidelines Subcommittee. 1999 World Health Organization- International Society of Hypertension guidelines for the management of hypertension. J Hypertens 1999; 17: 151-183.

3 – Mancia G, De Backer G, Dominiczak A, et al. 2007 Guidelines for the management of arterial hypertension. The Task Force for the Management of Arterial Hypertension of the European Society of Hypertension (ESH) and of the European Society of Cardiology (ESC). Eur Heart J 2007; 28: 1462-1536.

4 – Kokkinos PF, Narayan P, Papademetriou V. Exercise as hypertension therapy. Cardiol Clin 2001; 19: 507-516.

5 – Dickinson HO, Mason JM, Nicolson DJ, et al. Lifestyle interventions to reduce raised blood pressure: a systematic review of randomized controlled trials. J Hypertens 2006; 24:215-233.

6 – Kokkinos PF, Narayan P, Colleran JA, et al. Effects of regular exercise on blood pressure and left ventricular hypertrophy in African-American men with severe hypertension. N Engl J Med 1995; 333: 1462-1467.

7 – Niebauer J, Cooke JP. Cardiovascular effects of exercise: role of endothelial shear stress. J Am Coll Cardiol 1996; 28:1652-1660.

8 – Leon AS, Connett J, Jacobs DR Jr, Rauramaa R. Leisure-time physical activity levels and risk of coronary heart disease and death. The Multiple Risk Factor Intervention Trial. JAMA 1987; 258: 2388-2395.

 

Ulteriore Bibliografia di riferimento

 

9 – Shaper AG, Wannamethee G, Walker M. Physical activity, hypertension and risk of heart attack in men without evidence of ischaemic heart disease. J Hum Hypertens 1994; 8:3-10.

10 – D’Este D. Effetti sulla capacità fisica e sulla performance cardiaca dei farmaci cardiovascolari nell’iperteso. Sports Cardiology 2001; 2: 23-27.

11 – Cuocolo A, Storto G, Izzo R, et al. Effects of valsartan on left ventricular diastolic function in patients with mild or moderate essential hypertension: comparison with enalapril. J Hypertens 1999; 17 (Pt 2): 1759-1766.

12 – Warner JG Jr, Metzger DC, Kitzman DW, Wesley DJ, Little WC. Losartan improves exercise tolerance in patients with diastolic dysfunction and a hypertensive response to exercise. J Am Coll Cardiol 1999; 33: 1567-1572.

13 – American College of Sports Medicine Position Stand. The recommended quantity and quality of exercise for developing and maintaining cardiorespiratory and muscular fitness, and flexibility in healthy adults. Med Sci Sports Exerc 1998; 30: 975-991.

14 – Pollock ML, Franklin BA, Balady GJ, et al. AHA Science Advisory. Resistance exercise in individuals with and without cardiovascular disease: benefits, rationale, safety, and prescription. An advisory from the Committee on Exercise, Rehabilitation, and Prevention, Council on Clinical Cardiology, American Heart Association. Circulation 2000; 101:828-833.

15 – Linee guida – La prescrizione dell’esercizio fisico in ambito cardiologico – Documento di Consenso della Task Force Multisocietaria Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI) – Società Italiana di Cardiologia dello Sport (SIC Sport) – Associazione Nazionale Cardiologi Extraospedalieri (ANCE) – Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) – Gruppo Italiano di Cardiologia Riabilitativa (GICR) – Società Italiana di Cardiologia (SIC): 14. L’esercizio fisico nel paziente iperteso – ANTONINO DE FRANCESCO, RICCARDO GUGLIELMI, FRANCESCO PERTICONE, DANIELE D’ESTE – G Ital Cardiol 2007; 8 (11): 681-731

Ictus cerebrale-stroke-apoplessia-apoplettico-TIA-Attività Fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-funzionale-esercizio-apoplessia, colpo apoplettico, accidente-insulto cerebrovascolare-attacco cerebrale

Alzheimer o Diabete di tipo 3 e Attività Fisica Adattata a Catania!

Alzheimer o diabete di tipo 3 :

un quadro complesso di alterazioni controllabile con una specifica Attività Fisica Adattata

Prof. Dott. Carmelo Giuffrida – 2018 –

 

Alzheimer-diabete tipo 3-attività fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-1La malattia di Alzheimer presenta un quadro complesso di alterazioni:

  • anomalie istopatologiche, molecolari e biochimiche, inclusa la perdita cellulare;
  • abbondanti grovigli neurofibrillari;
  • neuriti distrofiche;
  • una proteina precursore dell’amiloide con depositi di amiloide-β (APP-Aβ);
  • un aumento dell’attivazione dei geni prodeath e delle vie di segnalazione;
  • un metabolismo energetico alterato;
  • una disfunzione mitocondriale;
  • uno stress ossidativo cronico;
  • importanti danni al DNA.

Per ottenere una migliore comprensione della patogenesi dell’Alzheimer occorre avere un quadro meccanico in grado di interconnettere tutti questi fenomeni.Alzheimer-diabete tipo 3-attività fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-2

Una rapida crescita nella letteratura internazionale attribuisce al deficit di insulina e alla resistenza all’insulina un’azione mediatrice della neuro-degenerazione della malattia di Alzheimer.

A tutt’oggi, queste innovative informazioni risultano piene di concetti conflittuali e problematiche non risolte in merito ai potenziali contributi apportati dal diabete mellito di tipo 2 (T2DM), dalle sindromi metaboliche e dall’obesità nella patogenesi della malattia di Alzheimer (1).

Risulta evidente che il diabete mellito di tipo 2 (T2DM) causa resistenza all’insulina cerebrale, stress ossidativo e deterioramento cognitivo, ma i suoi effetti aggregati sono molto lontani dall’imitare l’Alzheimer;Alzheimer-diabete tipo 3-attività fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-3

Disturbi nell’insulina cerebrale e nei meccanismi di segnalazione del fattore di crescita insulino-simile (IGF) sono le anomalie precoci e progressive che potrebbero rappresentare la maggior parte delle lesioni molecolari, biochimiche e istopatologiche dell’Alzheimer (2).

Il diabete cerebrale sperimentale prodotto dalla somministrazione intracerebrale di streptozotocina ha condiviso molte caratteristiche con l’Alzheimer (3), fornendo anche risposte di deterioramento cognitivo e disturbi nell’omeostasi dell’acetilcolina. Ne deriva che il diabete cerebrale sperimentale è trattabile con agenti sensibilizzanti dell’insulina, cioè farmaci attualmente usati per trattare il diabete mellito di tipo 2 (4).

La malattia di Alzheimer può essere diagnosticata con certezza solo mediante la dimostrazione postmortem di abbondanti grovigli neurofibrillari e placche neuritiche con accumulo di precursore della proteina amiloide, depositi di amiloide-β (APP-Aβ) in placche e pareti dei vasi in regioni selezionate del cervello.

Le lesioni strutturali associate alla demenza sono causate dal collasso del citoscheletro neuronale e dall’accumulo di proteine ​​associate ai microtubuli iperfosforilati e poliubiquitinati, come il tau, con conseguente formazione di grovigli neurofibrillari, neurite distrofica e fili di neuropile (1-3).

 

La malattia di Alzheimer o diabete di tipo 3 : rivalutazione della letteratura

 

La rivalutazione della letteratura riguardante quasi trent’anni di ricerche ha rivelato che le menomazioni nell’utilizzo del glucosio cerebrale e nel metabolismo energetico rappresentano anomalie molto precoci che precedono o accompagnano le fasi iniziali del deterioramento cognitivo (5-6) avviando il concetto che la segnalazione di insulina compromessa ha un ruolo importante nella patogenesi dell’Alzheimer e, di conseguenza, la proposta della denominazione di “diabete di tipo 3”.Alzheimer-diabete tipo 3-attività fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-4

Le caratteristiche delle sindromi mellitiche del diabete includono menomazioni nelle azioni insuliniche e segnalazione che si traducono in iperglicemia cronica, indipendentemente dal sottotipo, dall’eziologia, dalla patogenesi o dalla disponibilità di insulina.

Il diabete mellito di tipo 1 è provocato dalla distruzione (solitamente autoimmune) delle cellule beta dell’isolato pancreatico e dalla presenza di insulino-carenza di insulina.

Il diabete mellito di tipo 2, la forma più comune, è causato dalla resistenza all’insulina nei tessuti periferici ed è più frequentemente associato all’invecchiamento, a una storia familiare di diabete, all’obesità e alla insufficienza pratica di esercizio fisico. Gli individui con diabete mellito di tipo 2 presentano iperglicemia e iperinsulinemia. L’insulino-resistenza nel diabete mellito di tipo 2 è parzialmente mediata dalla ridotta espressione del recettore insulinico, dall’attività del recettore insulinico della tirosin-chinasi, dall’espressione del tipo 1 del substrato del recettore dell’insulina (IRS) – (7). Alzheimer-diabete tipo 3-attività fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-5

Il diabete gestazionale è associato alla gravidanza ed è provocato da carenza di insulina e iperglicemia.

La steato-epatite non alcolica (NASH), o sindrome metabolica, è associata a insulino-resistenza epatica ma si sovrappone al diabete mellito di tipo 2 – (8 – 9).

Il diabete mellito di tipo 3 corrisponde a una insulino-resistenza cronica che si somma a uno stato di insufficienza di insulina, in gran parte limitato al cervello, ma come la NASH, può sovrapporsi a diabete mellito di tipo 2, rappresentando uno dei principali meccanismi patogenetici della neuro-degenerazione dell’Alzheimer – (10 – 11).

 

Alzheimer : evitare l’ inattività motoria

 

Con l’invecchiamento si assiste a:Alzheimer-diabete tipo 3-attività fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-6

  • riduzione delle capacità funzionali,
  • aumento del deterioramento fisico con conseguente diminuzione delle capacità fisiche e relativo aumento della morbilità.

Una diminuzione delle motivazioni induce ad uno stile di vita sedentario.

 

Il professionista del movimento deve fornire motivazioni proponendo diverse attività per mantenere un buon potenziale motorio negli anziani.

Attraverso una serie di esercizi fisici specifici si preserva, si mantiene e si migliora la salute e la qualità di vita dell’anziano.

 

Alzheimer : Attività fisica improntata sulla “gero-motricità”

 

Gli effetti dell’attività motoria producono una serie di modificazioni anatomo-funzionali.

L’esercizio fisico tende a combattere il decadimento fisico ma deve prevedere un training in ambiente protetto, sicuro e dotato di defibrillatore.

Occorre tenere conto dei bisogni, delle esigenze, delle aspettative conseguenti alla situazione dell’Anziano istituzionalizzato.

L’intervento deve essere finalizzato a prevenire o a ritardare i danni invalidanti dell’invecchiamento nella 4° / 5° età.

L’intervento psico-motorio deve essere finalizzato al miglioramento, al mantenimento, al recupero globale delle potenzialità motorie e cognitive residue del Grande Anziano.

 

Nello specifico è utile proporre una Attività Fisica Adattata con:

 

  • Esecuzione lenta, dolce e facilitata dei movimenti attraverso uso di grandi e piccoli attrezzi ma usando anche attrezzi non codificati o di fortuna e a corpo libero somministrati con creatività e fantasia;
  • Poche ripetizioni tendenti al miglioramento di resistenza aerobica, forza, mobilità articolare e coordinazione neuro-muscolare;
  • Consapevolezza dell’esecuzione motoria e dei limiti funzionali;
  • Abolizione di movimenti grossolani e violenti;
  • Corretti esercizi di respirazione;
  • Apprendimento di Posture corrette e conoscenze su come fugare dal dolore e dalle tensioni muscolari;
  • Riattivazione delle grandi funzioni organiche: capacità cardio-circolatorie, respiratorie e uro-intestinali);
  • Recupero o mantenimento dell’autonomia essenziale degli arti (superiori e inferiori) e dell’equilibrio;
  • Prevenzione primaria e secondaria con risveglio-mantenimento della presenza psichica, stimolando e favorendo:
  • – Attenzione/Memoria (stabilire relazioni di reciproca accettazione);
  • – Padronanza di movimento con educazione a un uso consapevole del gesto motorio che favorisce le funzioni e migliora le prospettive della salute e del benessere;
  • – Socializzazione e relazioni;
  • – Prontezza di riflessi (Consapevolezza del proprio bagaglio ideo-motorio).

 

Alzheimer : quali esercizi domiciliari ?!

 

Alzheimer-diabete tipo 3-attività fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-7Il caregiver verrà istruito dal Team tecnico per seguire il soggetto al suo domicilio per effettuare almeno 30-35 minuti al giorno di esercizio fisico secondo le indicazioni del protocollo dello Studio diretto a migliorare la qualità del sonno, il dolore percepito e le capacità prestative, la memoria attentiva, la socializzazione e la padronanza psico-motoria.

Il protocollo dello Studio del Prof. Dott. Carmelo Giuffrida viene personalizzato a seconda delle esigenze individuali per garantire un grado ottimale di autonomia come fattore qualitativo di vita ma, le linee generali restano comuni per:

  • Grandi anziani sani
  • Malattia di Alzheimer
  • Morbo di Parkinson
  • Demenza Vascolare Ischemica
  • Anziani osteoporotici
  • Malattie metaboliche ereditarie
  • Co-morbilità con miscellanea (traumi cranici, recupero traumi osteo-muscolari, sindromi para-neoplastiche, cardiovascolari e respiratorie).

CONTATTI

Se desidera avere più informazioni, avere chiarimenti su problematiche personali, se ha un problema particolare ed urgente, o se desidera avere un breve primo colloquio informativo tecnico prima di richiedere l’appuntamento per una Consulenza, avrà la possibilità di parlare con uno dei nostri specialisti dell’Esercizio Fisico semplicemente richiedendolo all’Operatore di Segreteria:

Tel.: 095/387810 – Cell.: 338/9134141

e-mail: drcarmelogiuffrida@yahoo.it oppure : info@drcarmelogiuffrida.com


Web-grafia di riferimento

 

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Ictus cerebrale-stroke-apoplessia-apoplettico-TIA-Attività Fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-funzionale-esercizio-apoplessia, colpo apoplettico, accidente-insulto cerebrovascolare-attacco cerebrale

Attività Fisica Adattata nella Malattia di Parkinson

Malattia di Parkinson :

a Catania un protocollo di A.F.A. se sono sufficienti le funzioni cognitive prive di co-morbidità

Prof. Dott. Carmelo Giuffrida – 2018 –

 

Tra le patologie neuro-degenerative che coinvolge in maniera elettiva la capacità di programmare ed eseguire correttamente il movimento, la Malattia di Parkinson o Morbo di Parkinson non risparmia la sfera cognitiva e comportamentale.

malattia di Parkinson-Morbo-Parkinson-Attività Fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-1

Questi aspetti, unitamente al decorso cronico e progressivo della patologia, determinano una compromissione delle attività di vita quotidiana e delle relazioni interpersonali producendo notevoli ripercussioni sulla società, sulla famiglia, sul sistema sanitario e assistenziale.

 

Attività Fisica Adattata nella Malattia di Parkinson

 

Il protocollo utilizzato nello Studio del Prof. Dott. Carmelo Giuffrida è rivolto al soggetto con Malattia di Parkinson con funzioni cognitive sufficienti per seguire il trattamento proposto e che non hanno altri problemi di salute con co-morbidità.

Gli esercizi e l’A.F.A. non si applicano automaticamente agli altri parkinsonismi come l’atrofia multi-sistemica e la paralisi sovra-nucleare progressiva.

I problemi correlati all’osteoporosi vengono correlati alle linee guida utilizzati nell’osteoporosi.malattia di Parkinson-morbo-Parkinson-Attività Fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-2

Se non è presente un deficit mentale severo come un deficit cognitivo, attentivo, della personalità o delle paure, i soggetti vengono trattati esattamente come i loro coetanei.

L’attività connessa alla scrittura lo Studio raccomanda l’affidamento al terapista occupazionale mentre avvia i problemi del linguaggio al Logopedista.

Le problematiche urologiche connesse al trattamento pelvico, essendo di competenza, vengono affrontate con specifico piano di lavoro associato e sotto stretta sorveglianza dello Specialista Urologo.

Il management del soggetto con Malattia di Parkinson viene sempre e comunque seguito sotto stretta sorveglianza e piano di trattamento del Direttore Tecnico Specializzato in Scienze e Tecniche delle Attività Motorie Preventive e Adattate con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita, mantenendo o aumentando l’indipendenza del soggetto, la sua sicurezza e il suo benessere, la prevenzione dell’inattività e delle cadute, il miglioramento dell’attività funzionale.

 

Malattia di Parkinson : Le nostre competenze sono stabilite dal D.M. 29.3.2007

 

Pur avendo conoscenze e consapevolezza sulle recenti acquisizioni neurologiche relative alla Malattia di Parkinson e sui Parkinsonismi, sul trattamento farmacologico, sugli aspetti neuro-psicologici, sul deterioramento funzionale e sulle limitazioni nelle attività, lo Studio delega e rinvia i soggetti che necessitano di trattamenti e cure aggiuntive, inclusa necessità di terapia occupazionale e del linguaggio, alle figure professionali di pertinenza nel pieno rispetto dell’etica della propria professione.

I soggetti che operano nello Studio si limiteranno alle proprie competenze stabilite dal D. M. 29.3.2007, si limiteranno all’analisi e all’esame del movimento, si rivolgeranno ai deficit funzionali e alle limitazioni delle attività, si utilizzeranno tecniche e possibilità adeguate ed allineate alla propria specifica professione, valuteranno i segni clinici connessi al gesto motorio derivanti dalla patologia e valuteranno l’efficacia dell’intervento con l’ausilio di outcome validi e affidabili senza perdere di vista i Medici di riferimento nel trattamento globale.

 

Efficacia dei trattamenti con Attività Fisica Adattata nella Malattia di Parkinson

 

malattia di Parkinson-morbo-Parkinson-Attività Fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-3Le evidenze scientifiche sull’efficacia dei trattamenti con Attività Fisica Adattata nella Malattia di Parkinson sono ancora limitate per la carenza di studi controllati, per la loro disomogeneità e per la difficoltà di valutazioni cliniche oggettive, sebbene si cerchi sempre di individuare le migliori strategie per potenziare l’autonomia della persona affetta da Parkinson nella sua quotidianità.

I soggetti affetti da malattia di Parkinson non sono tutti uguali.

L’Attività Fisica Adattata prevede:

  • una tipologia di esercizi adattati ai vari stadi della patologia;
  • opportune modificazioni ed ampliamenti che saranno combinati fra loro in modo flessibile.

 

Malattia di Parkinson : MODALITA’ PROGETTUALI e CRITERI DI APPLICAZIONE DEGLI ESERCIZI

 

L’attività pratica viene eseguita individualmente con rapporto 1:1; successivamente, una volta ottenuto un adeguato adattamento, in piccoli gruppi fino ad un massimo di 4 persone costituito il più omogeneamente possibile in relazione allo stato psico-fisico dei partecipanti.

malattia di Parkinson-morbo-Parkinson-Attività Fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-4Nei casi necessari, i caregiver (“colui che si prende cura” e si riferisce, naturalmente, a tutti i familiari che assistono un loro congiunto ammalato e/o disabile) possono presenziare all’attività per aumentare la motivazione degli utenti e imparare strategie da utilizzare anche durante il lavoro a domicilio.

Si possono usare i cues e le strategie di movimento cognitive se il soggetto ha difficoltà ad applicarli nella vita di tutti i giorni (una istruzione per volta soprattutto se esistono problemi mentali come deficit mnesici o attentivi).

Il piano di trattamento si articola in un ciclo annuale con una variabilità di 1-2 sedute di un’ora alla settimana da espletare in ambiente altamente specializzato, intervallate da almeno due-tre giorni. Il programma potrà essere variato in corso d’opera in relazione alle osservazioni del Direttore Tecnico e alle reazioni dei frequentatori.

La conduzione dell’attività motoria e lo svolgimento di ogni seduta dipendono molto da chi somministra l’esercizio e da chi lo deve eseguire.

Il ruolo del “Fisiologo dell’Esercizio Fisico” è complesso, poiché, oltre ad essere Specialista “tecnico competente dell’Attività Fisica Adattata” deve essere “animatore” capace di coinvolgere il soggetto in tutte le strategie motorie proposte, ricco di vitalità e di entusiasmo, in grado di fornire adeguati stimoli anche quando l’individuo non è propriamente partecipativo.

Il lavoro proposto NON richiede un dispendio energetico superiore a quanto previsto nel piano di trattamento progettato e sarà adattato alle capacità evidenziate dal soggetto.

 

Malattia di Parkinson :

Ogni singola proposta è uno stimolo motorio, un’occasione per mantenere il corpo in movimento.

 

malattia di Parkinson-morbo-Parkinson-Attività Fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-5L’idea del percorso con Attività Fisica Adattata – AFA – è quella di fornire un modo nuovo di stare insieme, un modo differente di vivere il proprio corpo e un modo scientifico per superare le difficoltà che deve affrontare l’apparato locomotore tutti i giorni per garantire una forma di autonomia, seppur limitata, che può offrire una migliore qualità di vita.

Il Team dello Studio offre un rapporto empatico e attenzione alla ricezione dei feed-back, spiega le finalità degli esercizi motivandoli dal punto di vista funzionale con parole semplici e comprensibili a misura di “utente” per giustificare movimenti apparentemente banali; viene sempre stimolata l’auto-correzione posturale e gli esercizi vengono somministrati in duplice “garanzia di sicurezza” sia per prevenire incidenti o disagi durante la pratica di attività motoria che per evitare conseguenze di ordine psicologico emergenti a seguito dell’attività fisica.

Lo scopo primario del trattamento è quello di potenziare le capacità funzionali personali.

 

Malattia di Parkinson :

L’approccio con A.F.A. più efficace si basa sulla compensazione dei meccanismi fisiopatologici deficitari.

malattia di Parkinson-morbo-Parkinson-Attività Fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-6

 

I 
cues facilitano sia l’inizio che il mantenimento di un movimento, fornendo un ritmo esterno che va a compensare la mancata o deficitaria produzione di segnali interni da parte dei gangli della base interessati dal processo degenerativo. I cues sono stimoli che il soggetto utilizza in modo cosciente e consapevole: il comando che gli viene impartito è quello di mantenere alta l’attenzione.

Rispetto all’uso terapeutico, occorre distinguere fra:

  • cues ricorrenti ritmici somministrati con uno stimolo ritmico continuo utilizzato come meccanismo di controllo del cammino
  • cues onoff impiegati per mantenere l’equilibrio (es.: nei trasferimenti, per iniziare le
D.L. o per ripartire dopo un freezing).

 

Malattia di Parkinson :

Gli obiettivi del protocollo dello Studio del Prof. Carmelo Giuffrida per ottimizzare le capacità residue!

 

E’ fondamentale prevenire o ridurre le complicanze secondarie alla ridotta mobilità e ottimizzare le residue capacità funzionali dei soggetti mediante l’apprendimento di nuove strategie comportamentali. Importante attenzione sarà rivolta nel non affaticare il soggetto diluendo la tempistica con frazionamenti intelligenti dell’attività dei vari distretti somatici; a domicilio il lavoro sarà frazionato nel corso della giornata.

Durata e frequenza del trattamento con A.F.A. dipendono fortemente dal decorso della patologia, dalle necessità e dal potenziale del soggetto.malattia di Parkinson-morbo-Parkinson-Attività Fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-7

Il piano di lavoro si deve focalizzare sul problema maggiore correlato alle necessità dell’utente.

Utilizzando i cues, le abilità funzionali nelle ADL dovrebbero migliorare entro un periodo medio di 4-6 settimane;

le capacità fisiche dovrebbero migliorare entro un periodo di almeno 8-12 settimane purché vengano seguite le istruzioni fornite in merito agli esercizi domiciliari.

Il lavoro in Studio sarà a bassa frequenza (una volta a settimana) per poi valutare dopo 16-20 sessioni di lavoro un eventuale intensificazione del lavoro a media–alta frequenza (2-3 volte a settimana e inserimento in un mini-gruppo).

Gli obiettivi raggiunti si rivaluteranno ogni 4-6 settimane e, se è necessario, si modificherà il protocollo di esercizi previsto continuando a fornire regolarmente informazioni e consigli di supporto.

Un intervento con A.F.A. sarà precoce con obiettivi che variano a seconda della fase di malattia (secondo la
Scala di stadiazione clinica di Hoehn e Yahr), della sua evolutività, dei sintomi prevalenti, delle condizioni psicosociali del soggetto, ecc….

Per incoraggiare una buona performance motoria e prevenire la paura di muoversi o di cadere sono importanti uno stile di vita attivo e praticare attività fisica aerobica.

Successivamente si renderanno efficaci le sedute di
A.F.A. in gruppo.

 

Importanza del trattamento di A.F.A. nella Malattia di Parkinson in seno a un mini-gruppo dopo un periodo di ambientamento e adattamento in seduta individuale.

 

malattia di Parkinson-morbo-Parkinson-Attività Fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-8

Tutti gli studi concordano sulla scarsa durata nel tempo (da sei a dodici mesi) dei risultati acquisiti.

Per consentire un maggior mantenimento dei benefici, sembrerebbe provata l’utilità di trattamenti in gruppo o l’auto-trattamento a domicilio, anche se diversi studi hanno evidenziato la difficoltà di continuare a casa il programma di esercizi appreso poiché, probabilmente, l’esercizio fisico non si inserisce facilmente nello stile di vita del soggetto.

Il trattamento di gruppo si prefigge di agire non solo sull’aspetto motorio, ma anche su quello relazionale.

Nel gruppo il soggetto è stimolato alla motivazione, alla socializzazione, alla competizione, all’affrontare più o meno le stesse problematiche con l’arricchimento del sostegno e del confronto.
 Socializzare la malattia riduce l’ansia e la depressione individuale.

L’osservazione di una azione compiuta da un altro soggetto del gruppo diventa anche un importante strumento di apprendimento.

Il trattamento di gruppo consente un vantaggio anche sul piano economico in quanto riduce sensibilmente i costi.

L’A.F.A. ha indicazione se:

– l’esercizio fisico è controindicato;

– non ci sono problemi medici;

– mancano fattori sociali o personali che possono ridurre la compliance,

– l’impairments nelle funzioni, le limitazioni nelle attività e gli aspetti comportamentali possono essere influenzati;

– il soggetto ha limitazioni in una o più attività (trasferimenti di posizione, postura del corpo, raggiungimento di un luogo, afferrare oggetti, equilibrio, difficoltà deambulatorie);Parkinson-Attività Fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-9

– si manifesta peggioramento o rischio di peggioramento delle capacità fisiche;

– il soggetto mostra rischio di caduta o ha paura di cadere;

– necessita di informazioni o consigli sulla postura, sul movimento, sul funzionamento quotidiano del suo corpo.

 

Misure di Outcome nella Malattia di Parkinson

 

Utili le valutazioni iniziali per valutare gli effetti del trattamento dato che la funzione motoria e la limitazione nelle attività possono variare in modo considerevole durante la giornata.

Le misure successive verranno rilevate sempre alle stesse ore rispetto alle valutazioni iniziali controllando che i farmaci vengano assunti sempre alla medesima ora.


Protocollo dello Studio del Prof. Dott. Carmelo Giuffrida – 2018 –

[redatto sulla scorta della letteratura usata tramite la libreria Cochraine, i data base Cinahl, Pedro, Embase, Medline; sulle conclusioni contenute in studi clinici randomizzati RCT’S, revisioni sistematiche di letterature di Deane e altri, e meta-analisi di De Goede e altri, oltre alle linee guida pubblicate in Gran Bretagna e in Olanda, e l’International Classification of Functioning, Disability, and Health.

I criteri sviluppati sono stati allineati, per quanto possibile, alle Evidence-based Guidelines Meeting (piattaforma EBRO) sotto gli auspici del Dutch Institute for Health Care Improvement (CBO).

Gli esercizi proposti sotto forma di programma per A.F.A. hanno cercato di avere forma, contenuti, intensità e durata basati su studi qualitativamente ben condotti evitando improvvisazioni e generalizzazioni empiriche].


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