High Intensity Interval Training – HIIT

Prof. Dott. Carmelo Giuffrida – 2017

 Che cos’è l’ HIIT ?

L’ HIIT (1) è una forma di allenamento cardiovascolare ad intervalli in cui si alternano momenti di attività con esercizi intensi ed esplosivi a momenti di attività con esercizio meno intenso.

HIIT è un acronimo derivante dall’inglese High Intensity Interval Training che, nella quotidianità professionale, viene anche detto HIIE – Intensity Intermittent Exercise.

L’HIIT non è una tipologia di allenamento adatto per le persone non allenate o decondizionate poiché prevede il raggiungimento di frequenze cardiache piuttosto elevate. Però, è possibile organizzare un allenamento HIIT trovando un compromesso: si riduce l’intensità massima (picco) e quella minima (recupero attivo), abbassando l’intensità media.

I cicli di esercizio fisico adottati nel cardio-fitness training (allenamento del muscolo cardiaco) sfruttano una forma di Interval Training: vengono ripetuti fino a diventare esaustivi non consentendo il proseguimento dell’attività ad oltranza. All’esercizio anaerobico breve e intenso segue un periodo di recupero attivo che sfrutta l’attività aerobica a bassa intensità conferendo una logica di consecuzione del medesimo esercizio senza creare interruzione del microciclo di allenamento cardiovascolare.

Al tradizionale allenamento cardiaco aerobico di tipo misto a moderata intensità e a frequenza cardiaca costante, che usa lo Steady State (stato di equilibrio), si sostituisce un’alternanza tra lavoro ad alta intensità con il medesimo esercizio, condotto a bassa intensità per ottenere un allenamento cardiovascolare in cui si varia la frequenza cardiaca, con un continuo passaggio da frequenze moderate a frequenze elevate e viceversa.

All’intensità dell’esercizio deve corrispondere, però, un adeguato calcolo della risposta cardiaca sostenibile dall’utente (picco di massima intensità o fcmax). Talvolta si può sfiorare o superare lievemente la soglia anaerobica (punto critico in cui il metabolismo passa dal lavoro prettamente aerobico a quello anaerobico) ma, questa strategia di allenamento si utilizza su soggetti fortemente adattatati. I sistemi energetici vengono sapientemente utilizzati in base alle variazioni dell’intensità (metabolismo aerobico o ossidativo per basso o moderato esercizio in cui si consumano maggiormente i grassi, metabolismo anaerobico per l’attività ad alta intensità in cui si usano soprattutto i carboidrati e i fosfati per sostenere l’esercizio).

Il recupero attivo è la parte più moderata dell’esercizio in quanto l’organismo, lavorando a basso regime può recuperare la frequenza cardiaca e attingere alle fonti energetiche utili. Il recupero attivo a bassa intensità favorisce la performance anaerobica ad alta intensità e contribuisce a smaltire il lattato accumulato.

Il volume (o durata) dell’allenamento è inversamente proporzionale all’intensità e viceversa, dipende dall’interazione tra intensità di picco raggiunta negli “sprint exercise”, la durata del recupero, il tipo di recupero (attivo o passivo) e il grado di adattamento allo sforzo del soggetto. Se si raggiungono alte intensità durante lo sprint e se questo viene protratto per periodi prolungati, la durata totale, per forza di cose, subisce una riduzione e viceversa.

Un tipico allenamento HIIT prevede:

  • Un condizionamento organico (Riscaldamento) a bassa intensità (50%);
  • Alta intensità – esplosioni (90-95%) alternate a basse intensità (50%);
  • Defaticamento con attività ridotta a bassa intensità (50%).

Dato che l’intensità di un HIIT è quasi massimale, diventa molto difficile sostenere un allenamento per oltre 20-30 minuti.

 

Quali sono i vantaggi dell’HIIT ?

Il vantaggio più evidente di un HIIT è la produzione di un importante allenamento in una breve quantità di tempo ed incrementare lo stato di efficienza.

Questa metodica viene utilizzata da soggetti ben funzionalizzati e in grado di sostenere un carico di lavoro fisico elevato con l’obiettivo di migliorare la qualità fisiche per mezzo di una significativa risposta del fitness cardiovascolare (2), il metabolismo del glucosio e la resistenza all’insulina (3), a cui consegue la perdita di peso corporeo.

HIIT contro esercizio fisico tradizionale !

Confrontando l’allenamento ad intervalli ad alta intensità, l’HIIT, con l’esercizio fisico tradizionale a moderata intensità, si può verificare che entrambi portano a significativi miglioramenti nel fitness cardiovascolare ma è facilmente riscontrabile che l’HIIT (4) produce maggiori miglioramenti del VO2max (consumo massimo di ossigeno) e, quindi, della capacità fisica aerobica e della resistenza.

La forma fisica aerobica migliora sensibilmente, rispetto all’allenamento moderato e continuo (7), facendo uso dell’HIIT che risulta più efficace, non solo nel soggetto sano ma anche in soggetti con patologie cardio-vascolari o metaboliche croniche (ipertensione, obesità, insufficienza cardiaca, malattia coronarica o sindrome metabolica): migliora la funzionalità dei vasi sanguigni (6) e il metabolismo del glucosio. L’HIIT, però, non è efficace come l’esercizio tradizionale moderato e continuo, per il trattamento dell’obesità o il miglioramento della massa muscolare e ossea (8), poiché non sfrutta il regime bio-chimico brucia-grassi (fat-burning).

Il consumo calorico, considerata l’elevata intensità, è generalmente superiore a quello degli allenamenti tradizionali. L’intensità elevata determina infatti un incremento dell’effetto denominato EPOC – Excess Post-exercise Oxygen Consumption (al termine della seduta di allenamento, tanto l’attività metabolica quanto il dispendio calorico non ritornano subito ai livelli di riposo ma tendono a restare più elevati per un tempo relativamente lungo che varia dai 15 minuti fino alle 48 ore in base all’intensità e alla durata del microciclo di allenamento).

HIIT : un allenamento intenso ma non massimale!

L’HIIT è una tipologia di esercizio fisico estremamente impegnativo che sfrutta parametri di lavoro vicini allo sforzo massimale ripetuti in continuazione per tutto il tempo di attività che un soggetto può sostenere.

Nei soggetti non adattati a sostenerne i ritmi e le ripetizioni dell’HIIT, si utilizza, invece, una zona di sforzo pari al 60-85% durante l’esercizio continuo.

 

La somministrazione di HIIT garantisce sicurezza a chi si sottopone a questa tipologia di prestazione? (9)

Un’ampia bibliografia scientifica depone, con evidenze scientifiche, per la sicurezza somministrativa dell’HIIT in soggetti dismetabolici cronici e con patologia stabilizzata derivante cardiopatie, diabete e ictus ma vanno rispettati tutti i canoni e termini di sicurezza che riguardano la somministrazione di un regolare allenamento intenso.

Nella panoramica dell’esercizio con HIIT che interessa la patologia cardiaca è riscontrabile un rischio molto basso di eventi cardiovascolari acuti (10).

Nel caso della patologia diabetica e, nello specifico in presenza di diabete di tipo 2, al fine di una tutela dell’utente, si consiglia una clearance specialistica con valutazione funzionale congiunta tra Specialista delle Attività Motorie Preventive e Adattate ed il Diabetologo, integrandone i contenuti con un ECG sotto sforzo pre-esercizio così come andrebbe fatto prima di sottoporre un qualsiasi soggetto ad una programmazione di esercizio intenso (11).

La somministrazione di un HIIT a soggetti con esiti di ictus ormai cronicizzato, per garanzia e sicurezza, richiede sempre un pre-screened con ECG sotto sforzo, un test valutativo delle capacità di esercizio e lo studio di una graduazione della frequenza cardiaca di picco incluso un cablaggio per la prevenzione delle cadute durante l’esercizio mirato (12).

 

Qual è il miglior metodo di HIIT ?

Esistono parecchie metodologie di allenamento: l’HIIT è un sistema di lavoro utilizzato quando non si ha molto tempo a disposizione per effettuare un allenamento protratto nel tempo,

Occorre che il soggetto venga opportunamente testato e sottoposto a una corretta valutazione funzionale, si deve essere autorizzati dal Medico dello Sport o dallo Specialista in Cardiologia.

Se si ha certezza di un buon stato di salute e di efficienza fisica, della capacità di impegno mentale, ai fini di un miglioramento del Fitness fisico aerobico, della funzionalità dei vasi sanguigni, del metabolismo del glucosio e di una ridotta insulino-resistenza, … l’HIIT diventa un buon metodo di allenamento adottabile per consumare tutti i sub-strati energetici disponibili.

 

Gli allenamenti con le tecniche di HIIT

Non esiste una formula standardizzata che consente di definire l’allenamento ad intervalli ad alta intensità; per effetto della sperimentazione pratica nella quotidianità esistono, però, alcuni protocolli HIIT divenuti popolari e comunemente adottati per la loro evidente efficacia:

 

  • Rapporto di lavoro 2:1 rispetto ai periodi di recupero:
    • 30-40 secondi di esercizio alla massima velocità sostenibile seguito da 15-20 secondi di attività lenta.
    • Il ciclo si ripete continuamente fino alla manifestazione della fatica.

 

  • Tabata Regimen (Guerrilla cardio):
    • 20 secondi di esercizio ultra-intenso seguito da 10 secondi di riposo;
    • Il ciclo si ripete continuamente per 4 minuti. (13)

 

  • Gibala Regimen:
    • 3 minuti di condizionamento organico viene seguito da 60 secondi di esercizio intenso e, in successione, da 75 secondi di riposo.
    • Il ciclo viene ripetuto per 8-12 volte. (14)

  • Regime di Zuniga:
    • 30 secondi di sforzo sub-massimale del 90% seguito da un periodo di riposo di 30 secondi.
    • Questo regime di allenamento utilizza questa metodologia per consentire un consumo più alto di VO2 ed allungare ad una intensità elevata la durata dell’allenamento. (15)

 

  • Timmons Regimen su tapis roulant o su ellittica:
    • Condizionamento organico per circa 10 minuti seguito da 2 minuti di attività leggera sull’attrezzo per poi avviare 20 secondi di esercizio fisico con massimo sforzo. Si ritorna all’attività leggera alternando ai recuperi gli sforzi massimali fino ad ottenere nel microciclo un totale di 3 minuti di attività fisica al massimo sforzo.
    • Il ciclo di training viene ripetuto per 3 settimane con un ciclo di 3 volte alla settimana per un totale di 21 minuti di esercizio a settimana (3 minuti di intenso esercizio).

 

  • HIIT per adulti sedentari: questa è una versione meno intensa del regime Zuniga, destinato a soggetti sedentari e che non hanno esercitato alcun allenamento per più di un anno (16):
    • 3 minuti di condizionamento organico;
    • 10 ripetizioni di esercizio massimale ripetuto per 60 secondi all’80-95% della riserva di frequenza cardiaca max;
    • Riserva frequenza cardiaca = frequenza cardiaca massima minus frequenza cardiaca di riposo: [(220-età) – 80/95% della fcmax].
    • Ogni esercizio massimale viene seguito da 60 secondi di recupero.
    • L’allenamento viene concluso con un defaticamento di 5 minuti.

 


Bibliografia di riferimento

  1. Laursen PB, Jenkins DG (2002). The Scientific Basis for High-Intensity Interval Training. Sports Medicine (Review). 32(1):53-73.

 

  1. Milanovic X, et al. (2015) Effectiveness of high-intensity interval training (HIT) and Continuous Endurance Training for VO2max Improvements: A Systematic Review and Meta-Analysis of Controlled Trials. Sports Med. 45(10): 1469-1481.

 

  1. Jelleyman C, et al. (2015). The effects of high-intensity interval training on glucose regulation and insulin resistance: a meta-analysis. Obes Rev. 16(11): 942-961.

 

  1. Milanovic X, et al. (2015) Effectiveness of high-intensity interval training (HIT) and Continuous Endurance Training for VO2max Improvements: A Systematic Review and Meta-Analysis of Controlled Trials. Sports Med. 45(10): 1469-1481.

 

  1. Weson KS, et al. (2014). High-intensity interval training in patients with lifestyle-induced cardiometabolic disease: a systematic review and meta-analysis. Br J Sports Med. 48(16): 1227-1234.

 

  1. Ramos JS, et al. (2015). The impact of high-intensity interval training versus moderate-intensity continuous training on vascular function: a systematic review and meta-analysis. Sports Med 45(5)679-692.

 

  1. Jelleyman C, et al. (2015). The effects of high-intensity interval training on glucose regulation and insulin resistance: a meta-analysis. Obes Rev. 16(11): 942-661.

 

  1. Nybo, Lars, et al. (2010). High-intensity training versus traditional exercise interventions for promoting health. Medicine and Science in Sports and Exercise. 42 (10): 1951-1958.

 

  1. Gibala MJ (2007). High-intensity interval training: A time-efficient strategy for health promotion? Current Sports Med Rep. 6 (4):211-213.

 

  1. Rognmo O, Modholdt T, Bakken H, et al. Cardiovascular risk of high- versus moderate-intensity aerobic exercise in coronary heart disease pateints. Circulation 2012; 126:1436-1440.

 

  1. Francois ME, Little JP. Effectiveness and Safety of High-Intensity Interval Training in Patients With Type 2 Deabetes. Diabetes Journal (2015): Volume 28(1): 39-44.

 

  1. Carl DL, et al. Preliminary safety analysis of high-intensity interval training (HIIT) in persons with chronic stroke. Applied Physiology, Nutrition, and Metabolism (2016); 42(3):311-318.

 

  1. Tabata, Izumi, et al. Effects of moderate-intensity endurance and high-intensity intermittent training on anaerobic capacity and VO2max. Medicine and Science in Sports & Exercise. 28 (10): 1327-1330.

 

  1. Little JP, et al. (2010). A practical model of low-volume high-intensity interval training induces mitochondrial biogenesis in human skeletal muscle: Potential mechanisms. The Journal Of Physiology. 588(6): 1011-22.

 

  1. Zuniga JM, et al. Physiological responses during interval training with different intensities and duration of exercise. Journal of Strength and Conditioning research (2011). 25(5): 1279-1284.

 

  1. Hood, MS, et al. (2011). Low-volume interval training improves muscle oxidative capacity in sedentary adults. Medicine & Science in Sports & Exercise. 43(10): 1849-1856.

 


CONTATTI

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Attività Fisica Adattata nei cardio-trapiantati

Scarse esperienze inerenti all’esercizio fisico nei cardio-trapiantati e limitata letteratura scientifica associata a un altrettanto limitato numero di soggetti, inducono ad affermare che il training fisico studiato nel corso del tempo non è stato uniforme nella tipologia, nell’intensità, nella frequenza e nella durata: i risultati ottenuti non si possono utilizzare come guida per un impiego esatto e sicuro in un piano di trattamento con Attività Fisica Adattata.

In bibliografia, le caratteristiche comuni dei soggetti cardio-trapiantati sono così riassumibili:

1) tutti i soggetti con insufficienza cardiaca cronica sono rimasti a lungo inattivi prima di ricevere il cuore di un donatore determinando un circolo vizioso di decondizionamento/aggravamento del deficit funzionale;

2) il cuore trapiantato è denervato e la risposta all’esercizio fisico è influenzata fortemente dall’incompetenza cronotropa che riduce l’aumento della gettata cardiaca e, quindi, il VO2 di picco;

3) il miglioramento della capacità funzionale è lento, dipende dall’età e dalle complicazioni post-operatorie.

4) tutti i soggetti trapiantati hanno una ridotta tolleranza allo sforzo in relazione a vari fattori (1).

In questo contesto, la funzione polmonare non sembra avere un ruolo importante come il sistema cardiocircolatorio e la muscolatura scheletrica.

L’aumento dello spazio morto fisiologico e la riduzione della diffusione alveolo-capillare, generalmente regrediscono a distanza dal trapianto cardiaco, mentre la funzione cardiaca e quella muscolare restano più limitate nel tempo (2).

La funzione cardiaca è limitata dall’incompetenza cronotropa e dalla disfunzione diastolica (3 – 4).

La mancanza di una innervazione diretta del nodo senoatriale sembra costituire la causa più probabile di tale incompetenza: l’aumento delle catecolamine circolanti e la risposta del nodo seno-atriale alla stimolazione beta-adrenergica sono normali o addirittura aumentate. La connessione elettrica tra il seno atriale del cuore nativo e quello del cuore trapiantato produce un aumento di circa il 20% della risposta della frequenza cardiaca al picco di esercizio, a cui corrisponde un aumento di circa il 10% del VO2 di picco (5).

Il deficit muscolare dipende da alterazioni strutturali e funzionali (atrofia miocellulare, aumento delle fibre glicolitiche rispetto a quelle ossidative, riduzione del rapporto capillari/fibra, riduzione del volume di densità mitocondriale, riduzione del contenuto di enzimi ossidativi) che non sempre regrediscono completamente dopo il trapianto (6 -7).

Il VO2 di picco tende ad aumentare con il passare dei mesi dopo il trapianto, in particolar modo nei soggetti più giovani di sesso maschile.

Studio Prof. Carmelo Giuffrida Repertorio 1 Cardiologia

Effetti dell’Attività Fisica Adattata nei cardio-trapiantati

  • Molte alterazioni muscolo-scheletriche e cardiovascolari regrediscono dopo un adeguato programma di allenamento aerobico a cui corrisponde un aumento della capacità funzionale e della qualità di vita (8 – 9);
  • la massa magra tende ad aumentare del 10-15%;
  • la risposta cronotropa è ridotta con miglioramento del rapporto frequenza cardiaca/VO2;
  • la pressione arteriosa sistemica tende a ridursi a riposo e a carico sotto-massimale;
  • il VO2 di picco aumenta del 10-20%, associato ad aumento della soglia anaerobica.

Sembra che l’esercizio fisico:

  • prevenga gli effetti collaterali della terapia immunosoppressiva;
  • migliora il profilo di rischio cardiovascolare;
  • migliora la sensibilità all’insulina;
  • migliora la riduzione dell’indice di massa corporea;
  • riduce il colesterolo LDL e i trigliceridi mentre aumenta il colesterolo HDL.

Questi effetti sono responsabili del miglioramento della funzione endoteliale delle grandi arterie di conduttanza e delle piccole arterie.

Oltre al training aerobico, ai cardio-trapiantati si raccomanda di effettuare esercizi contro resistenza poiché è stato dimostrato un aumento della calcificazione ossea e una riduzione dell’osteoporosi indotta dalla terapia cortisonica (10).

 

Bibliografia

1 – Marconi C, Marzorati M. Exercise after heart transplantation. Eur J Appl Physiol 2003; 90: 250-259.

2 – Wright RS, Levine MS, Bellamy PE, et al. Ventilatory and diffusion abnormalities in potential heart transplantation recipients. Chest 1990; 98: 816-820.

3 – Kao AC, Van Trigt P 3rd, Shaeffer-McCall GS, et al. Allograft diastolic dysfunction and chronotropic incompetence limit cardiac output response to exercise two to six years after heart transplantation. J Heart Lung Transplant 1995; 14 (Pt 1): 11-22.

4 – Quigg RJ, Rocco MB, Gauthier DF, Creager MA, Hartley LH, Colucci WS. Mechanism of the attenuated peak heart rate response to exercise after orthotopic cardiac transplantation. J Am Coll Cardiol 1989; 14: 338-344.

5 – Beniaminovitz A, Coromilas J, Oz M, Galantowicz M, Donchez L, Mancini D. Electrical connection of native and transplanted sinus nodes via atrial pacing improves exercise performance after cardiac transplantation. Am J Cardiol 1998; 81: 1373-1377.

6 – Massie BM, Conway M, Rajagopalan B, et al. Skeletal muscle metabolism during exercise under ischemic conditions in congestive heart failure. Evidence for abnormalities unrelated to blood flow. Circulation 1988; 78: 320-326.

7 – Mancini DM, Walter G, Reichek N, et al. Contribution of skeletal muscle atrophy to exercise intolerance and altered muscle metabolism in heart failure. Circulation 1992; 85:1364-1373.

8 – Kobashigawa JA, Leaf DA, Lee N, et al. A controlled trial of exercise rehabilitation after heart transplantation. N Engl J Med 1999; 340: 272-277.

9 – Kavanagh T, Yacoub MH, Mertens DJ, Kennedy J, Campbell RB, Sawyer P. Cardiorespiratory responses to exercise training after orthotopic cardiac transplantation. Circulation 1988; 77: 162-171.

10 – Braith RW, Welsch MA, Mills RM Jr, Keller JW, Pollock ML. Resistance exercise prevents glucocorticoid-induced myopathy in heart transplant recipients. Med Sci Sports Exerc 1998; 30: 483-9.

11 – Linee guida – La prescrizione dell’esercizio fisico in ambito cardiologico – Documento di Consenso della Task Force Multisocietaria Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI) – Società Italiana di Cardiologia dello Sport (SIC Sport) Associazione Nazionale Cardiologi Extraospedalieri (ANCE) – Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) Gruppo Italiano di Cardiologia Riabilitativa (GICR) – Società Italiana di Cardiologia (SIC):

12. ROMUALDO BELARDINELLI, PIERGIUSEPPE AGOSTONI – L’esercizio fisico nel paziente con insufficienza cardiaca cronica e nel paziente sottoposto a trapianto cardiaco – G. Ital. Cardiol. 2007; 8 (11): 681-731

Scoliosi: Open day

Scoliosi: un “Open day” dai grandi contenuti tecnici e scientifici

 Un team di studiosi della scoliosi al servizio gratuito della popolazione ha collaborato con lo Studio del Prof. Carmelo Giuffrida e, con l’ausilio del Dott. Francesco Mac Donald (Medico Chirurgo specialista in Ortopedia e studioso della Scoliosi), hanno aderito al programma della Campagna della Scoliosis Research Society definito “SCOLIOSIS AWARENESS MONTH” conferendo sul territorio catanese una forma di “Prevenzione per una maggiore consapevolezza dei vizi posturali”. 

Nel corso della giornata sono state effettuate parecchie visite specialistiche ortopediche (effettuate dal Dott. Francesco Mac Donald – Medico Chirurgo specializzato in Ortopedia) e Consulenze gratuite, è stato raccolto importante materiale tecnico in seno allo screening ed è stata data parecchia informazione sul tema della scoliosi …

L’intero Team del Prof. C. Giuffrida si è messa a disposizione dell’utenza fornendo Scienza del Movimento, Competenze tecniche, Conoscenze professionali, Capacità operative, collaborazione!

I professionisti che hanno aderito all’iniziativa hanno integrato conoscenze avanzate nelle Scienze Motorie, con quelle Biomediche, Psico-pedagogiche e Sociologiche ad esse correlate. In particolare sulla base delle evidenze scientifiche hanno studiato come applicare l’attività fisica nella prevenzione primaria, secondaria, terziaria, adattando ed individualizzando l’intervento in un contesto multidisciplinare.

La Scoliosi è un argomento scottante ed è stato affrontato con chi ha grande esperienza in merito. Due figure cardine come quella del Dott. F. Mac Donald e quella del Prof. C. Giuffrida hanno incontrato soggetti portatori di scoliosi e soprattutto hanno creato un ponte tra i ragazzi scoliotici e gli adulti che hanno avuto una scoliosi grave trattata chirurgicamente in giovane età: formidabile confronto con dialogo di esperienze e di soluzioni psicologiche meritevoli di grande costruttività!

Le famiglie, aiutate dai professionisti del settore, si sono coordinate con azioni intelligenti in un contesto attrezzato e altamente specializzato.

Anche i tecnici del settore, intervenuti per ascoltare le lezioni magistrali dirette a Medici, Pediatri, Operatori del Settore (Specialisti A.M.P.A., Fisioterapisti, Psico-motricisti, …) previste nel corso della giornata sul tema: “Il  trattamento incruento della scoliosi in un’ottica etica di moderna scientificità”  e “Scoliosi e Attività Fisica Adattata”, ne hanno apprezzato i contenuti di elevatissimo livello.

 


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Sclerosi Multipla e Attività Fisica Adattata

Sclerosi Multipla : come migliorare la qualità della vita con l’aiuto dell’Attività Fisica Adattata

Prof. Dott. Carmelo Giuffrida – 2017 –

 

Sclerosi multipla e attività motoria in passato, per paura di ripercussioni negative sul decorso della patologia, venivano dissociati consigliando di evitare gli sforzi fisici per il timore di aggravarne la sintomatologia peculiare a cui si associava il  fenomeno di Wilhelm Uhthoff (all’aumentare della temperatura corporea corrisponde un peggioramento temporaneo delle risposte neurologiche).

Lo sviluppo imprevedibile della Sclerosi Multipla, il frequente stato di affaticabilità e la molteplicità sintomatica, alimentarono numerosi dubbi sui possibili benefici derivanti dall’attività fisica.

Serie ricerche scientifiche e successivi studi condotti su solide basi tecniche hanno dimostrato una serie di validi motivi per conferire indicazione all’attività motoria. Studi randomizzati controllati hanno esaminato gli effetti di esercizio regolare in presenza di Sclerosi Multipla e l’evidenza ha ceduto il passo alla determinazione che l’esercizio fisico contribuisce al mantenimento delle capacità cardio-polmonari, produce un ottimo benessere emotivo, integra gli effetti del trattamento farmacologico interagendo perfettamente con le finestre terapeutiche, e viene ben tollerato dal soggetto che si sottopone a un piano di lavoro con Attività Fisica Adattata.

Il training aerobico accresce favorevolmente il valore del VO2max e, al pari del soggetto sano, anche la soglia di lattato può essere sensibilmente aumentata anche dopo un breve periodo di allenamento (Outcomes of an aquatic exercise program including aerobic capacity, lactate threshold, and fatigue in two individuals with multiple sclerosis. Department of Physical Therapy, Louisiana State University Health Sciences Center, USA).

Lallenamento in circuito task-oriented nei soggetti con Sclerosi Multipla con lieve o con media disabilità non solo è ben tollerato ma induce rilevanti miglioramenti nel funzionamento psico-fisico del soggetto stesso.

Limpatto di un training task-oriented intenso, diretto al miglioramento della funzione motoria e della qualità della vita, se ben strutturato ed efficacemente condotto da Specialisti delle Scienze e Tecniche delle Attività Motorie Preventive e Adattate, può indurre netti miglioramenti della performance. Bisogna tener presente, però, la grande varietà dei sintomi della Sclerosi Multipla e la vastissima gamma di interventi di esercizio: non è possibile dare uno standard di attività generale ma il piano di lavoro deve essere adattato esclusivamente alle necessità del singolo individuo.

Gli aspetti psicologici rispondono favorevolmente nei termini delle aspettative con aumento dellautostima, del buon umore e del rinforzo del senso di fiducia in se stessi.

Lesercizio fisico migliora e protegge anche le funzioni cerebrali diventando utile strategia per attivare nel cervello i meccanismi riparatori per contrastare efficacemente il deterioramento delle capacità cognitive (Physical activity: positive impact on brain plasticityMultiple Sclerosis Center, Sheba Medical Center, Tel-Hashomer, Israel) – (Training in MS: influence of two different endurance training protocols (aquatic versus overland) on cytokine and neurotrophin concentrations during three week randomized controlled trial. Rehabilitation, Klinik-Valens, Switzerland. Jens).

I programmi di incentivazione con Attività Fisica Adattata (A.F.A.) – “programmi di esercizio non sanitari, appositamente disegnati per cittadini con malattie croniche, finalizzati alla modificazione dello stile di vita per la prevenzione secondaria e terziaria della disabilità” – esercitano un influsso positivo sulla qualità di vita dei soggetti affetti da Sclerosi Multipla in quanto migliorano diversi aspetti della qualità di vita legati alla salute e alle capacità sociali incrementando anche l’interazione sociale.

 

 


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Cancro e Attività Fisica Adattata

Oncologia e Attività Fisica Adattata: Tavolo Tecnico

Catania – Domenica 15/10/2017

A seguito dell’adesione al “World Cancer Day 2018″ con il tema ” Cancro e Attività Fisica Adattata “, alcuni ricercatori dello Studio del Prof. Dott. Carmelo Giuffrida hanno dato seguito a quanto già iniziato oltre un anno addietro. I loro studi scientifici partono dalla necessità di comprendere i meccanismi cellulari e molecolari legati ai benefici per la salute indotti dai fattori fisici dipendenti da attività motoria.

Nel corso della mattinata, è stato fato il punto su come l’esercizio fisico può influire sulla regolazione del micro-ambiente tumorale. L’analisi dell’integrità e la composizione del micro-ambiente tumorale è altamente plastico, sottoposto a un costante rimodellamento in risposta a segnali istruttivi derivanti da alterazioni della disponibilità e della natura dei fattori ospitanti sistemici: risente in modo direttamente proporzionale dell’esposizione tipologica dello stile di vita e di fattori modificabili come l’esercizio fisico.

La bibliografia internazionale esaminata dal Gruppo di Studio, depone unanimamente a favore dell’affermazione che l’esercizio regolare riduce notevolmente il rischio dello sviluppo primario di diversi tumori e può migliorare i risultati clinici a seguito della diagnosi di una malattia primaria. I meccanismi molecolari che sostengono gli effetti anti-tumorali dell’esercizio fisico sono ancora poco compresi e non c’è una prova concreta a fronte degli effetti presunti dell’esercizio nella riprogrammazione dell’interazione tra stile di vita e micro-ambiente tissutale. Nello specifico, ci si è chiesto quali possono essere i possibili effetti dell’esercizio sulla riprogrammazione dei micro-ambienti tissutali “distanti” (quelli non direttamente coinvolti nella risposta dell’esercizio) analizzando come le alterazioni nell’ambiente sistemico potrebbero modulare i componenti del micro-ambiente tumorale chiave per influenzare i segni del cancro.

Forti prove epidemiologiche documentano l’effetto protettivo dell’attività fisica sul rischio di cancro al seno, la ricorrenza e la mortalità, ma i meccanismi specifici devono ancora essere identificati.

Si è visto, in studi sperimentali, che la soppressione mediata della vitalità cellulare e della formazione del tumore è stata completamente eliminata dal blocco della segnalazione β-adrenergica nelle cellule MCF-7, per cui le catecolamine sembrano essere i fattori di esercizio responsabili.

Sia l’epinefrina (EPI) che la noradrenalina (NE) potrebbero inibire direttamente la vitalità delle cellule tumorali del seno, nonché la crescita tumorale in vivo. EPI e NE attivano il soppressore tumorale: l’effetto soppressivo dell’esercizio fisico sembra che sia mediata attraverso la fosforilazione e la ritenzione citoplasmatica di YAP e l’espressione ridotta di geni bersaglio a valle [(Cancer Research Online http://cancerres.aacrjournals.org/content/77/18/4894.full) pubblicato nel Settembre 2017 da Christine Dethlefsen, Louise S. Hansen, Christian Lillelund, Christina Andersen, Julie GehlJesper F. Christensen, Bente K. Pedersen e Pernille Hojman)].

L’attività fisica è inversamente associata al comportamento sedentario; è positivamente (e indipendentemente) associata ad un aumento del rischio in oltre dieci tipi di cancro, incluso il cancro del colon-retto (e adenomi avanzati), i tumori dell’endometrio e quello del seno (http://www.thelancet.com/journals/lanonc/article/PIIS1470-2045(17)30411-4/fulltext).

L’obesità è un fattore chiave che contribuisce a incrementare il rischio e la mortalità del cancro, anche nelle associazioni di risposta al dosaggio nel cancro al seno, all’endometrio, nel carcinoma epatico associato alla malattia del fegato grasso, nel periodo post-menopausa. L’obesità produce uno stato infiammatorio, caratterizzato da macrofagi raggruppati intorno agli adipociti ingrossati, ipertrofici, morti e morenti, che formano strutture a corona.

L’aumento delle concentrazioni di aromatasi e interleuchina-6 nei tessuti del seno infiammato e un maggior numero di macrofagi, rispetto ai tessuti sani, sono stati osservati anche nelle donne con un indice di massa corporea normale, per cui viene evidenziato uno stato di obesità metabolica.

Mentre una volta (1945) si riteneva che l’esercizio fisico doveva essere intenso, oggi si hanno seri elementi per affermare che l’attività fisica dev’essere moderata e di tipo aerobico per ottenere i maggiori benefici fisici. Una qualsiasi attività fisica è meglio della sedentarietà per gli adulti di oltre 65 anni, soggetti a più alto rischio oncologico e, spesso, sopravvissuti al cancro.

E’ ormai dimostrato che minime quantità di esercizio fisico svolgono un ruolo protettivo contro il cancro al seno, contribuiscono al miglioramento degli effetti collaterali del trattamento, della qualità della vita e della sopravvivenza complessiva (https://insights.ovid.com/pubmed?pmid=28696989).

 

Quanto è emerso in seno al Tavolo Tecnico sarà oggetto di ulteriori approfondimenti futuri; nel corso delle prossime settimane, i Tirocinanti dell’Università di Catania appartenenti al corso di laurea magistrale in Scienze e Tecniche delle Attività Motorie Preventive e Adattate (LM 67 S) che stanno svolgendo un periodo di formazione presso lo Studio, svilupperanno quanto già ricercato in bibliografia internazionale ed appronteranno un documento da presentare al prossimo seminario sull’argomento che vedrà  la luce entro alcune settimane e, comunque, entro fine anno 2017. I lavori di ricerca dovranno essere ultimati entro il prossimo 4 Febbraio 2018 per essere presentati ufficialmente in occasione del “World Cancer Day 2018” a cui ha aderito lo Studio.

 

I lavori odierni sono stati condotti sotto la guida del Tutor Aziendale – Prof. Dott. Carmelo Giuffrida, dalla Dott.ssa Chiara Di Mauro e dalla Dott.ssa Giulia Montecchi.