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Ipermobilità articolare e Attività Fisica Adattata

Ipermobilità articolare o sindrome di Ehlers Danlos: una malattia rara la cui entità invalidante, clinica e genetica, può usufruire dei benefici dell’Attività Fisica Adattata e dell’Esercizio Fisico guidato.

 

Ipermobilità articolare-sindrome di Ehlers Danlos-Prof. Carmelo Giuffrida-CataniaQuesta malattia rara, espressione clinica di alterazioni genetiche del tessuto connettivo,  coinvolge più organi e conferisce un variabile polimorfismo da un soggetto ad un altro, o nel medesimo soggetto, nel corso del tempo.

Le manifestazioni cliniche (dolore, affaticamento, stipsi, disturbi di percezione del corpo, dell’equilibrio e del controllo dei movimenti) inducono errori diagnostici e terapeutici attribuendo all’immaginazione dei soggetti, spesso esaminati in fretta, la stigmatizzazione di ipocondriaci simulatori, “psicosomatici” o/e, in generale, “psichici”, senza alcun supporto psichiatrico.

Alla Sindrome si riconducono anche sintomatologie vascolari e neuro-vegetative, gastrointestinali, ostetriche, urinarie, odonto-stomatologiche, otorinolaringoiatriche (uditivi, controllo dell’equilibrio, olfattivi), visive e respiratorie.

Emicranie, insonnia, vertigini, deficit cognitivi di attenzione, di concentrazione e di memoria, sono oggetto di attuali studi.

Lussazioni ricorrenti, noduli cutanei, pelle ipermobile e fragile dotata di un’insolita sottigliezza e di una straordinaria elasticità, cicatrici multiple derivanti da traumi di minima entità derivanti da un’anomalia del tessuto connettivo, caratterizzano lo stato morboso di questa patologia rara.

 

Approccio alla propriocezione ed alla rieducazione o riequilibrio:

Orientamento Chinesiologico

Ipermobilità articolare-sindrome di Ehlers Danlos-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-1Se somministrate con dovizia di particolari e con equilibrata esperienza, la rieducazione propriocettiva e la ginnastica respiratoria, possono aiutare il soggetto che è vittima di questa particolarissima patologia evitando di svolgere attività motorie particolarmente aggressive oppure a sottoporsi a inutile chirurgia ortopedica o dell’apparato digerente.

La scarsa efficienza meccanica del sistema muscolo-tendineo contribuisce a disturbare la motricità che è già difficile in soggetti perennemente affaticati.

L’errata percezione della posizione del corpo non permette di posizionare esattamente lo spazio circostante rispetto a se stessi per cui ne deriva una “dissociazione sensitivo-motoria” che può interessare una parte più o meno importante del corpo (uno o due arti) responsabile di cadute da cedimento, di sindromi pseudo-paralitiche, da “goffaggine”, con caduta di oggetti e difficoltà di eseguire compiti per quanto semplici (l’urto contro ostacoli ne è un esempio: “segno della porta ” derivante dall’urtare lo stipite attraversando una porta).

Ipermobilità articolare-sindrome di Ehlers Danlos-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-2L’ipermobilità articolare è la componente fenotipica più caratteristica, sebbene non specifica.

Un piano di trattamento individuale, condotto con Tecniche delle Attività Motorie Preventive e Adattate nell’ambito di un approccio multidisciplinare della sindrome di Ehlers Danlos, deve tenere conto dello specifico patologico e valutare globalmente le autonomie e la funzione del soggetto. E’ fondamentale individuare un programma di Esercizio Fisico Clinico idoneo, mirato soprattutto al mantenimento e al miglioramento dell’autonomia e della funzione articolare.

 

Ipermobilità articolare: propriocezione e isometria per stabilizzare tronco e cingoli

 

L’A.F.A. (Attività Fisica Adattata) è principalmente propriocettiva, concentrata su esercizi rigorosamente isometrici per stabilizzare i muscoli del tronco e dei cingoli.Ipermobilità articolare-sindrome di Ehlers Danlos-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-3

La mobilizzazione attiva ha un impatto molto positivo e duraturo: deve essere utilizzata e ripetuta con parecchie ripetizioni associando esercizi di potenziamento muscolare e miglioramento della stabilità articolare.

Gli schemi facilitativi neuro-muscolari risultano utili per correggere gli schemi propriocettivi. Vi si associa la stimolazione cutanea e dei tessuti molli.

Dopo adeguata preparazione, la rieducazione allo sforzo diventa una prospettiva interessante per l’ottima tolleranza sviluppabile ma occorre dissociare tra la relativa facilità di produrre un grande sforzo (come il cammino) e la difficoltà a reggersi in piedi.

Esercizi specifici per il pavimento pelvico e la regione perianale risultano efficaci ed indispensabili.

Va consigliato di evitare generosi e lunghi periodi di inattività e di astensione dalla regolare attività motoria (aumento del rischio di decondizionamento muscolare).

 


CONTATTI

Se desidera avere più informazioni, avere chiarimenti su problematiche personali, se ha un problema particolare ed urgente, o se desidera avere un breve primo colloquio informativo tecnico prima di richiedere l’appuntamento per una Consulenza, avrà la possibilità di parlare con uno dei nostri specialisti dell’Esercizio Fisico semplicemente richiedendolo all’Operatore di Segreteria:

Tel.: 095/387810

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Combattere le infiammazioni-INFIAMMAZIONE-Artrosi-Artrite-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania

Combattere le infiammazioni

ALLENAMENTO DELLA FORZA PER COMBATTERE LE INFIAMMAZIONI DELL’APPARATO LOCOMOTORE

Prof. Carmelo Giuffrida – 2019

 

Un corretto allenamento della forza condotto con sapiente qualità tecnica rappresenta un momento di forte recupero funzionale per tutti i soggetti e i generi che presentano condizioni infiammatorie dell’apparato locomotore.Combattere le infiammazioni-INFIAMMAZIONE-Artrosi-Artrite-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania

Ciò è supportato da prove aneddotiche e da un corpus crescente di ricerche.

I benefici dell’allenamento nei confronti delle qualità fisiche di base e in particolare della forza nei confronti delle condizioni artritiche meccaniche (come l’artrosi) sono ormai noti al mondo scientifico ma, purtroppo, non si può affermare la stessa cosa per ciò che attiene ai benefici riscontrabili dall’attività fisica adattata in presenza di condizioni infiammatorie, come l’artrite reumatoide, l’artrite psoriasica, la gotta, la celiachia, la spondilite anchilosante, …

L’incremento della forza svolge un ruolo di primaria importanza quando il sistema immunitario (il sistema che è in grado di contrastare le azioni patologiche conseguenti a presenza di virus, di batteri o di focolai infettivi-reattivi) viene coinvolto in una sindrome di adattamento in risposta a uno stress per cui le cellule immunitarie conferiscono una risposta eccessiva rispetto allo stimolo o reagiscono con eccessi agli stress stimolativi forniti restituendo dolore e rigidità localizzata, gravi stati di affaticamento, difficoltà a effettuare il proprio lavoro, tendenza all’isolamento sociale, stati ansiogeni e depressivi.

Combattere le infiammazioni-INFIAMMAZIONE-Artrosi-Artrite-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-1Il corpo umano innesca risposte infiammatorie a fronte di attacchi alle cellule o ai tessuti somatici e, anche se non ci sono agenti patogeni particolari presenti, grazie al sistema immunitario, per effetto di eccessi stimolatori si possono avere risposte con disturbi infiammatori conseguenziali a squilibri delle citochine (molecole proteiche prodotte da vari tipi di cellule in risposta a uno stimolo e secrete nel mezzo circostante, in grado di fare comunicare le cellule tra loro nella risposta immunitaria, solitamente localmente e, qualche volta anche su l’intero corpo umano) che inducono movimenti cellulari in direzione dei siti in flogosi, dove esiste l’infiammazione o si è subito un evento traumatico.

Questi mediatori polipeptidici, non antigene-specifici, che fungono da segnali di comunicazione fra le cellule del sistema immunitario e fra queste e diversi organi e tessuti, possono avere un effetto autocrino (modificando il comportamento della stessa cellula che l’ha secreta), o paracrino (modificano il comportamento di cellule adiacenti). Alcune citochine possono invece agire in modo endocrino, modificando cioè il comportamento di cellule molto distanti da loro. Hanno una vita media di pochi minuti.

Fermo restando che l’intervento auspicabile sia quello di una Equipe multidisciplinare e che il Medico Specialista capo-fila ne gestisca la farmaco-cinetica e le strategie ad essa connessa, il ruolo dello Specialista in Scienze e Tecniche delle Attività Motorie Preventive e Adattate diventa essenziale nella gestione delle condizioni patologiche conseguenziali a uno stato infiammatorio che presenta importanti crossover della sintomatologia.

 

COMBATTERE LE INFIAMMAZIONI

L’incremento della forza può assumere un ruolo chiave nella gestione dell’esito infiammatorio

 

Combattere le infiammazioni-INFIAMMAZIONE-Artrosi-Artrite-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-2L’allenamento della forza produce un contestuale beneficio: migliora la capacità prestativa dell’individuo e migliora l’equilibrio del profilo anti-infiammatorio poiché si aumenta la produzione delle citochine IL-10 (interleuchina 10).

Tra i farmaci più utilizzati prescritti come antidolorifici generici, come anti flogistici, per diminuire l’infiammazione in patologie muscolo-scheletriche, reumatologiche, articolari e similari, un ruolo commerciale importante viene assolto dagli “analgesici periferici”: i FANS (Farmaci Antiinfiammatori Non Steroidei) che agiscono sul metabolismo dell’acido arachidonico e dell’acido eicosapentenoico, precursori di molecole coinvolte nel processo infiammatorio quali prostaglandine (PG), prostacicline (PC), trombossani (TX) e leucotrieni (LT). Questi possono produrre parecchi effetti collaterali che dipendono dal farmaco specifico, e restituire un impatto fortemente negativo sul rimodellamento tissutale riducendo sensibilmente la resistenza alle forze di trazione esercitata sui tendini (aumenta il rischio di lesioni). Dalla clinica emerge che i trattamenti farmacologici con FANS possono compromettere il recupero articolare o la guarigione delle fratture ossee.

Il training della forza muscolare permette di incrementare la capacità dei tendini nell’assorbire i carichi meccanici e, contestualmente, di utilizzare le forze di trazione riducendo sensibilmente il rischio di lesioni. Aumenta la capacità di risposta mio-fasciale e conferisce una migliore prestazione dell’uso del corpo non solo su attività sportive (nel caso della riatletizzazione di un agonista) ma anche nella gestione della vita quotidiana.

Bisogna stimolare il cosiddetto work hardening: un programma sistematico di attività progressive composto da movimenti corporei precisi in grado di ricondizionare il sistema mio-fasciale, scheletrico, cardio-circolatorio e respiratorio per assicurare al meglio le grandi funzioni organiche, e psicomotorio dell’individuo per pianificare il suo ritorno al lavoro).

 

COMBATTERE LE INFIAMMAZIONI CON L’ADATTAMENTO AGLI STRESS

 

Forza-INFIAMMAZIONE-Artrosi-Artrite-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-3

La degenerazione articolare conseguenziale alle condizioni infiammatorie viene frenata dall’allenamento della forza per adattamento agli stress del sistema scheletrico che, stimolato opportunamente, è costretto ad aumentare la densità ossea (per effetto dell’attività degli osteoblasti) e a rallentare significativamente il declino della buona salute di osso e articolazione (per effetto dell’attività degli osteoclasti) che vanno incontro a osteopenia o, peggio ancora, a osteoporosi per effetto della cronicità infiammatoria e dei naturali processi degenerativo-involutivi dell’invecchiamento.

 

COMBATTERE LE INFIAMMAZIONI, SARCOPENIA, OSTEOPENIA E OSTEOPOROSI:

evitare la sedentarietà!

 

L’attività muscolare (meglio se ad alta intensità) combatte anche gli effetti derivanti dalla sedentarietà che segue il dolore e, quindi, consente la difesa dai tassi di sarcopenia che produce la perdita di massa muscolare.

Anche lo stato di affaticamento che caratterizza con sintomatologia invalidante le patologie infiammatorie risente, in modo sensibile e fortemente positivo, delle sessioni di allenamento di forza in termini di tolleranza ai carichi meccanici e di capacità di contrasto della forza di gravità rendendo più produttiva l’ergonomia di vita quotidiana, i compiti giornalieri, e garantendo una migliore gestione delle riserve energetiche somatiche.

Il riacutizzarsi di uno stato infiammatorio non deve fare desistere dall’effettuare il training  quotidiano sebbene si renda utile chiedere una consulenza al Fisiologo dell’esercizio fisico (in Italia è lo Specialista AMPA – Specialista in Scienze e Tecniche delle Attività Motorie Preventive e Adattate) che può assumere il ruolo del Personal Health, in quanto capace di comprendere i sintomi descritti e adattare il programma di allenamento alle proprie esigenze personali!

 


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cancro e attività fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania

CANCRO E ATTIVITA’ FISICA AL PLACE: Il Prof. Carmelo Giuffrida relatore all’8° edizione

Il Prof. Carmelo Giuffrida è stato invitato a relazionarein qualità di FACULTY, all’8° Edizione  di PLACE  – Platform of Laboratories For Advances in Cardiac Experience –nella sessione di CARDIONCOLOGIA , su “CANCRO E ATTIVITA’ FISICA”.

 

 

Il Congresso si svolgerà a Roma, presso l’Auditorium della Tecnica del Centro Congressi di Confindustria,

nei giorni 22 e 23 Novembre 2019

 

Lo “Studioso” catanese sostiene da tempo che l’Attività Fisica, avviata preventivamente o dopo la fase acuta, una volta ottenuta la stabilità, svolta con frequenza regolare, praticata con giudizio e in forma adeguata alle proprie specifiche capacità motorie, può ridurre alcuni effetti collaterali della patologia tumorale e delle terapie oncologiche contribuendo a ritrovare la gioia di vivere.

A Catania, da 3 anni, Uomini di Scienza e Studiosi del Movimento Umano, coordinati dal Prof. Carmelo Giuffrida, partner ufficiale della Giornata Mondiale del Cancro – World Cancer Day – indetta dalla Union for International Cancer Control (UICC), danno seguito agli studi iniziati alcuni anni fa sull’esercizio fisico gettando importanti basi sulla ricerca del settore con una Review delle Evidenze scientifiche internazionali finalizzati all’Attività Fisica Adattata (A.F.A.).

Negli ultimi venti anni una grande quantità di dati scientifici affermano e provano che l’attività fisica regolare e di intensità adeguata alle capacità individuali è un fattore di primaria importanza per prevenire l’insorgenza di numerose patologie cronico degenerative definite Malattie Non Trasmissibili – Non Communicable Diseases.

Convocazione PLACE Relatore Prof. Carmelo Giuffrida su Cancro e Attività Fisica

 

 

 

Contro il Cancro bisogna promuovere costantemente la pratica dell’Esercizio Fisico Adattato (E.F.A.)

 

Tumore-Cancro-Oncologia-Attività Fisica-Attività Fisica Adattata-prevenzione-Studio-Prof.-Dott.-Carmelo Giuffrida-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-AFA-1Lo Studio del Prof. Dott. Carmelo Giuffrida e i Membri della sua Equipe tecnica, per ottenere il miglioramento del continuum salute-malattia, promuovono costantemente la pratica dell’Esercizio Fisico Adattato (E.F.A.) e indirizzano l’utenza a riacquisire fiducia nel proprio corpo: significa far vivere una soddisfacente qualità della vita nonostante sia pressoché impossibile evitare alcuni effetti collaterali connessi alla malattia e alla terapia oncologica. È possibile alleviare parzialmente le risposte riducendone progressivamente gli effetti o, perlomeno, rendendo più sopportabile l’esito.

Al contrario di ciò che spesso viene “consigliato” da conoscenti, parenti e amici, di non affaticarsi, di riposarsi, di non fare sforzi fisici, un’attività fisica regolare è in grado di migliorare quello stato di efficienza fisica alterato dalla malattia e dalle terapie fornendo nuove energie, fiducia in se stessi, attenuando o superando in parte la sensazione generale di insicurezza.

 

Cancro e attività fisica al PLACE: come l’A.F.A. influenza il benessere e riduce i rischi tumorali

 

Soppesando attentamente vantaggi e rischi, l’esercizio fisico regolare permette di constatare rapidamente i progressi fisici e i miglioramenti prestativi malgrado i limiti dettati dalle precarie condizioni di salute; l’attività motoria influenza il benessere psicologico e sociale riducendo il rischio tumorale.Cancro e attività fisica adattata-Cancro-tumore-oncologia-Attività Fisica-Adattata-Esercizio Fisico-Adattato-Prevenzione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania

Ovviamente, i benefici dipendono molto dalla singola persona, dalla sua volontà di volersi aiutare, dalle condizioni di salute e dalla tipologia di tumore.

Certamente, lo Specialista dell’Attività Fisica Adattata deve stabilire la giusta dose di movimento e sport, tenere conto della sintomatologia presente e pregressa, le eventuali co-morbidità e redigere una idonea pianificazione programmatica.

 

Il Team tecnico è cosciente che l’attività fisica riduce la morbilità e la mortalità per diverse malattie di grande rilevanza sociale come la cardiopatia ischemica, l’ipertensione, il diabete, l’obesità, l’osteoporosi, la depressione ed alcune forme tumorali.

Tanto la bibliografia internazionale, quanto le evidenze scientifiche, consentono di affermare che il Cancro può essere controllato anche con l’Attività Fisica Adattata!

I benefici dell’esercizio fisico sono già noti da parecchi anni!

Ricominciare dopo il dramma di un tumore vuol dire passare anche attraverso il recupero funzionale del proprio corpo e della propria efficienza fisica!

È l’ennesima prova di coraggio, di sfida, di volontà, di voglia di vivere bene.

 

 

 

 

Tumore-Cancro-Oncologia-Attività Fisica-Attività Fisica Adattata-prevenzione-Studio-Prof.-Dott.-Carmelo Giuffrida-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-AFA-1

Tumore: Muoversi fa bene!

Tumore: Muoversi fa bene … ma affidando il proprio corpo ai professionisti giusti!

Prof. Carmelo Giuffrida – 2019 –

 

Tumore-Cancro-Oncologia-Attività Fisica-Attività Fisica Adattata-prevenzione-Studio-Prof.-Dott.-Carmelo Giuffrida-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-AFA-1Un’attività fisica regolare e ben studiata è in grado di migliorare la prestazione fisica che è stata alterata dallo stato patologico del tumore e dall’insieme di terapie oncologiche.

Nuove energie e la riacquisizione della fiducia in se stessi consente di attenuare e superare in parte la sensazione generale di insicurezza.

 

Tumore battuto con adeguata attività fisica

 

Non appena ultimata la fase acuta dell’evento, la soluzione ottimale sarebbe quella di cominciare una adeguata attività fisica osservando un piano di lavoro specificatamente redatto in forma individualizzata. Questo segue il primo periodo di recupero fisioterapico operato dal personale sanitario nel reparto oncologico.

Una tempistica superiore ai 35 minuti al giorno di esercizi finalizzati, associati all’attività fisica programmata sotto la guida di uno Specialista in Scienze e Tecniche delle Attività Motorie Preventive e Adattate (Specialista A.M.P.A.), consente di constatare, in tempi brevi, i rapidi progressi fisici ed osservare i netti miglioramenti delle proprie prestazioni, malgrado i limiti disfunzionali conseguenti alle carenti condizioni di salute, con grande influenza positiva sul proprio benessere psicologico e sulla sfera sociale.

L’avventura di una nuova vita pone alla base di una migliore qualità vitale il piacere di muoversi. Occorre scoprire il benessere derivante da una attività motoria ben condotta e ben seguita affidandone allo Specialista A.M.P.A. il raggiungimento degli obiettivi primari.

 

Attività Fisica Adattata: Un potentissimo “farmaco” contro il tumore 

 

Tumore-Cancro-Oncologia-Attività Fisica-Attività Fisica Adattata-prevenzione-Studio-Prof.-Dott.-Carmelo Giuffrida-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-AFA-2L’Attività Fisica Adattata è un potentissimo “FARMACO” e offre molto più di una semplice opportunità.

Le evidenze scientifiche e gli studi approvati dalle Comunità Scientifiche internazionali concordano tutti nell’affermare con forza che è possibile ridurre il rischio di alcuni tipi di tumore praticando regolarmente l’esercizio fisico condotto in regime aerobico ed osservando parametri ben precisi.

Esattamente come si fa con l’uso di un farmaco, l’esercizio deve essere dosato e somministrato in quantità corretta, con qualità superiore a ciò che abitualmente si può reperire in un mercato di avventati occasionali “professionisti” del fai da te: bisogna affidarsi alle attenzioni di Specialisti del settore che sono stati opportunamente formati presso gli Atenei Universitari.

Gli Studi scientifici confermano l’utilità dell’attività fisica (…e non dello sport, che è ben altra cosa!) moltiplicando le conferme dei benefici derivabili da un buon piano di lavoro mirato sulle esigenze del singolo soggetto oncologico.

Minore stanchezza fisica, abbattimento del senso di spossatezza, miglioramento degli effetti psicologici, incremento della tollerabilità terapeutica oncologica, qualità della vita … sono tutte risposte positive che influiscono sul decorso della malattia.

 

L’Attività Fisica Adattata contro il tumore va “somministrata” con le dovute cautele!

 

Cancro-Oncologia-Attività Fisica-Attività Fisica Adattata-prevenzione-Studio-Prof.-Dott.-Carmelo Giuffrida-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-AFA-3Una malattia tumorale comporta fasi che richiedono particolari riguardi del corpo: bisogna valutare sempre rischi e vantaggi soppesando l’utilità delle scelte operate.

Infatti, alcuni obiettivi possono andare bene per combattere una tipologia di tumore e non andare assolutamente bene per altri.

E, questo è il motivo per cui i parametri di lavoro devono essere sapientemente decisi dallo Specialista A.M.P.A. senza improvvisare nulla o facendo da soli scelte incaute (spesso capita di osservare soggetti che ritengono di essere capaci di auto-somministrarsi esercizi fisici ritenendo di essere all’altezza della situazione!).

Gli Specialisti A.M.P.A sono i professionisti giusti per prevenire errori valutativi, dosare tempistiche, intensità, volumi e carichi dell’esercizio, pianificare il programma di attività più indicata.

 

Tumore: verso nuove esperienze con l’A.F.A.

 

Tumore-Cancro-Oncologia-Attività Fisica-Attività Fisica Adattata-prevenzione-Studio-Prof.-Dott.-Carmelo Giuffrida-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-AFA-4Chi, prima di ammalarsi di cancro, proviene dal mondo dello sport, facilmente si adegua ed accetta un programma di attività fisica adatto.

Chi, al contrario, invece conduceva una vita sedentaria e priva di attività fisica costante ha difficoltà ad iniziare una condotta motoria differente, più dinamica.

Avviare un buon piano di lavoro significa cogliere l’occasione per fare una cosa nuova e vedere con occhi diversi il mondo circostante; usare il movimento è come utilizzare un “Farmaco” miracoloso per raggiungere obiettivi precisi.

Bisogna riflettere e, con una guida, avviare quanto necessario per cominciare a fare qualcosa di costruttivo per aiutare se stessi.

 


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Sclerosi Multipla a Catania: quale Attività Fisica Adattata?!

Sclerosi Multipla a Catania: quale Attività Fisica Adattata?!

 

La Sclerosi Multipla è una patologia infiammatoria cronica del sistema nervoso centrale (SNC) interessante la
prima età adulta. Si manifesta tra i 29 e i 33 anni, con maggiore incidenza nel sesso femminile.

sclerosi multipla a Catania,Attività Fisica Adattata,Prof. Carmelo Giuffrida,CataniaE’ diffusa a livello mondiale e mostra maggiore incidenza in modo direttamente proporzionale allontanandosi dalla fascia equatoriale.

 

Sclerosi Multipla a Catania: l’Attività Fisica Adattata può essere di aiuto?

 

La Sclerosi Multipla è una delle più severe cause di disabilità nella popolazione giovane adulta caratterizzata per aree di demielinizzazione a cui può fare seguito una re-mielinizzazione o una cicatrice per opera degli astrociti (placca), con disseminazione spazio-temporale delle localizzazioni.

Spesso si riscontrano presenze di vecchi focolai sovrapposti a nuovi, segno di remissioni con successive esacerbazioni.

La patogenesi della Sclerosi Multipla è piuttosto controversa lasciando ipotizzare una reazione crociata a seguito di
esposizione virale o sub-virale in soggetti con difetto genetico del sistema immunitario: il processo di demielinizzazione da parte di cellule macrofagiche e microgliali potrebbe essere il culmine di una azione dell’antigene a seguito di una risposta infiammatoria intra-parenchimale a livello mielinico [Smania N. et al., Approccio clinico e riabilitativo alla sclerosi multipla, Nuovo trattato di Medicina Fisica e Riabilitazione, 2009].

A seguito di questi processi si osservano variabili quadri clinici che comprendono deficit cognitivi e funzionali associati a disturbi visivi, disturbi della deambulazione, disturbi sensitivi e urinari, fatica, spasticità e difficoltà di coordinazione, tremore e atassia.

 

La valutazione del grado di disabilità della sclerosi multipla

 

isclerosi multipla a Catania,Attività Fisica Adattata,Prof. Carmelo Giuffrida,Catania,1Viene utilizzata la Kurtzke Expanded Disability Status Scale (EDSS) per quantificare con un punteggio numerico di crescente gravità (da 1 a 5) lo stato di disabilità in 8 sistemi funzionali.

I sistemi funzionali sono: piramidale, cerebellare, tronco encefalico, sensitivo, sfinterico, visivo, cerebrale e altri (che non riceve un punteggio numerico ma fornisce indicazioni su problemi specifici come la perdita della capacità di camminare.  [Kurtzke J.F., Rating neurologic impairment in multiple sclerosis: an expanded disability status scale (EDSS), Neurology, 1983 Nov;33(11):1444-52.6-7]  e [http://www.scleroimultipla-e.it/capire/scala-edss.shtml].

Il soggetto con sclerosi multipla necessita un approccio multidisciplinare e multiprofessionale, con trattamenti personalizzati e individualizzati, adattati alle esigenze specifiche della persona e mirati alla risoluzione o al miglioramento delle disabilità.

Sclerosi Multipla a Catania: Trattare con Attività Fisica Adattata tremore e atassia

 

sclerosi multipla a Catania,Attività Fisica Adattata,Prof. Carmelo Giuffrida,Catania,2Atassia e tremore sono sintomi comuni nella sclerosi multipla.

L’Attività Fisica Adattata prevede l’utilizzo di movimenti a “catena cinetica chiusa” soprattutto in presenza di riduzione dei gradi di libertà e scarso Range Of Motion di specifiche articolazioni, (talvolta applicando ghiaccio agli arti inferiori per ridurre temporaneamente lo stato di tremore) insieme all’attività monopodalica e su piani instabili per la stimolazione propriocettiva al fine del recupero dei disturbi dell’equilibrio che possono derivare da problemi cerebellari, di perdita visiva o di alterazione sensitiva.

Trovano indicazione gli esercizi di stretching e per il recupero del ROM attivi e passivi, tenendo i muscoli in allungamento (+++ flessori e adduttori delle anche, hamstring, flessori plantari del piede, cingolo scapolare, estensori del rachide cervicale) da 30 a 60 secondi con una tensione lieve-moderata, 1-2 volte al giorno per 1-2 ripetizioni per esercizio. Il piano di lavoro prevede una sessione per almeno 2 giorni a settimana. L’Attività deve essere svolta per un minimo di 10 minuti per sessione.

Nei soggetti che presentano nistagmo, più o meno sintomatico, e che riferiscono oscillopsia (movimento degli oggetti nel proprio campo visivo), l’Attività Fisica Adattata per i disturbi della visione prevede esercizi di compensazione visiva o allenamento per la coordinazione oculo-manuale e per la precisione dei movimenti oculari.

Raccomandati sono gli esercizi di stimolazione vestibolare supervisionati e svolti anche presso il proprio domicilio dopo averne appreso l’esatta dinamica esecutiva.

Sclerosi Multipla e Attività Fisica Adattata: Trattamento della fatica

 

sclerosi multipla, deambulazione,Attività Fisica Adattata,Prof. Carmelo Giuffrida,CataniaLa fatica interessa la stragrande maggioranza dei soggetti con Sclerosi multipla per effetto diretto del processo patologico sul SNC o essere secondario a stiffness, disturbi del sonno o depressione, tremore, debolezza.
E’ utile individuare le eventuali cause che contribuiscono alla sua manifestazione: ansia, depressione e disturbi del sonno, anemia, patologie tiroidee, …

Incoraggiare il costante esercizio fisico sin dalle fasi iniziali della manifestazione patologica sarebbe ottimale soluzione. Purtroppo l’adozione di un corretto piano di trattamento con l’attività fisica viene recepito solo quando si ottiene la stabilità clinica e si conclama la cronicità patologica.

Lo Specialista delle Attività Motorie Preventive e Adattate viene scarsamente contattato con progressiva conseguenza della perdita di importanti parametri di efficienza fisica.

 

Attività Fisica Adattata in presenza di Sclerosi Multipla: quale esercizio fisico?

 

L’esercizio fisico deve prevedere un idoneo piano di trattamento con programmazione di attività motoria finalizzata al mantenimento e al recupero della endurance e resistenza aerobica con intensità moderatamente intensa, ad impatto basso o addirittura molto basso.

Esercizi per la forza muscolare con sollevamento di pesi leggeri, se il loro utilizzo non è limitato dalla spasticità o disturbi dell’equilibrio, devono essere condotti al 60-80% di 1 ripetizione massima per almeno 10-15 ripetizioni per ogni serie prevedendo un recupero di 1-2 minuti tra ogni serie ed esercizio. Bisognerà interessare  il cingolo scapolare, il rachide, le articolazioni coxo-femorali, gli estensori di ginocchio, i muscoli dorsi-flessori del piede,…

Esercizi di ipo-stretching mirati e associati a esercizi di respirazione tetraritmica, esercizi di mobilità articolare, di equilibrio statico e dinamico, esercizi cognitivo-comportamentali, esercizi di consapevolezza, di gestione della fatica e di conservazione energetica, sull’uso del raffreddamento somatico e del defaticamento, sulla esercitazione di uso degli ausili per la cinematica della corretta deambulazione (è importante che il soggetto sappia utilizzare la Scala di Borg per la percezione dello sforzo), … devono completare il piano di lavoro che deve essere rigidamente svolto sotto stretta sorveglianza e supervisione specialistica!

 

Sclerosi Multipla a Catania: Trattamento dei disturbi della mobilità con Attività Fisica Adattata

 

Attività Fisica Adattata,deambulazione,Prof. Carmelo Giuffrida,Catania,2La riduzione della mobilità è una manifestazione comune della progressione della sclerosi multipla per effetto delle molteplici cause disfunzionali che compromettono forza, sensibilità, equilibrio, coordinazione o spasticità.

L’allenamento progressivo della endurance e della resistenza con esercizi aerobici e specifici esercizi per la mobilità articolare devono essere eseguiti al 40-70% del picco di VO2 o 40-60% della riserva cardiaca per una tempistica che va dai 30 ai 60 minuti a sessione per 2 – 3 volte a settimana fino a 5 giorni a settimana con esercizi sub-massimali e con protocolli non continuativi ad intensità moderata e, progressivamente, sempre più impegnativi fino a raggiungere una elevata intensità, effettuati rigidamente con supervisione e in ambiente altamente specializzato per le combinazioni più varie e combinate al fine di ottenere proficui esiti.

 


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