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Stabilità del ginocchio

Stabilità del Ginocchio

Prof. Carmelo Giuffrida – 2019

 

Leonardo da Vinci, intuendo l’importanza di una articolazione come quella del ginocchio ne studiò, insieme alla caviglia, il sistema articolare e bio-meccanico chinesiologico facendo un sistematico ricorso all’analogia con la leva.

stabilità del ginocchio-ginocchio-Studio-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-1-immagine gratuita di proprietà della Royal Collection

In una delle sue note, riferendosi alla funzione di sollevamento del calcagno svolta dal tendine di Achille che fa fulcro sull’avampiede, ne misurava esattamente la forza usando le leggi della leva.

Inoltre, disegnava con estrema precisione l’arto inferiore rivestito dei muscoli responsabili delle azioni meccaniche che ne consentono i diversi moti.

 

Osservando l’anatomia del ginocchio si evidenzia la scarsa congruenza tra le superfici articolari. Ciò condiziona la mobilità generale e la stabilità dell’articolazione che viene garantita in modo passivo dalle strutture legamentose:

stabilità del ginocchio-ginocchio-Studio-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-2-immagine gratuita di proprietà della Royal Collection

 

  • strutture centrali: legamenti crociati anteriori e posteriori, legamento soprarotuleo;
  • strutture periferiche: legamenti collaterale esterno e mediale.

Attivamente, il ginocchio è avvolto da strutture muscolari che appartengono al sistema di stabilizzazione dell’articolazione:

  • il grande gluteo;
  • il quadricipite femorale;
  • il tensore della fascia lata;
  • i vasti mediali;
  • gli ischiocrurali;
  • il popliteo.

 

Stabilità del ginocchio: Sinergia della catena cinetica

 

L’azione sinergica dell’intera catena cinetica assume un ruolo di protezione per l’articolazione non solo sul piano sagittale ma su tutti e tre i piani dello spazio.stabilità del ginocchio-ginocchio-Studio-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-3-immagine gratuita di proprietà della Royal Collection

Nella stazione eretta, a livello del piatto tibiale, la flessione del ginocchio crea un piano inclinato che produce lo scivolamento anteriore dei condili femorali a cui consegue tensione dei legamenti crociati posteriore e laterale (LCP e LCL).

Alcune componenti dell’azione muscolare del quadricipite femorale entrano in sinergia con i muscoli ischio-crurali opponendosi efficacemente allo slittamento sfavorevole in avanti, consentendo di preservare dal traumatismo e dall’usura le strutture legamentose che subiscono esagerate sollecitazioni a seguito dei movimenti sovraccaricanti.

 

Le forze articolari e muscolari si trovano in equilibrio reciproco; se opportunamente guidate e propriocettivamente stimolate possono garantire una migliore stabilità dell’articolazione ed evitare che esse risultino traumatizzanti.stabilità del ginocchio-ginocchio-Studio-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-1-Repertorio Studio Prof. Carmelo Giuffrida

Sul piano frontale, il ginocchio può subire un insieme di forze varizzanti conseguenti al decentramento dell’anca e, solitamente, annullate dal fisiologico valgismo delle gambe.

La capacità dei muscoli laterali è l’azione abduttrice utile a mantenere e stabilizzare la gamba e l’articolazione del ginocchio attraverso il tensore della fascia lata, il grande gluteo, il bicipite femorale, il popliteo e, parzialmente, anche il quadricipite.

Medialmente, intervengono con un’azione antivalgizzante quando il ginocchio si presenta leggermente flesso o esteso rispetto alla stazione eretta il semimembranoso, il semitendinoso, il gracile e il sartorio.

Stabilità del ginocchio: garantita dall’equilibrio mio-fasciale

 

L’equilibrio muscolare della gamba viene modulato da un buon equilibrio generale con un prezioso contributo dei muscoli ischiocrurali e del bicipite femorale che, coadiuvato dal popliteo e dal tensore della fascia lata (extrarotatore per eccellenza), evitano l’eccessiva intra-rotazione del ginocchio.

Fondamentale è il ruolo del quadricipite femorale che, con la sua azione coadiuva il tendine rotuleo ad assolvere il controllo di una parziale intra-rotazione del ginocchio.


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Tel.: 095/387810 – Cell.: 338/9134141

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Coccigodinia

Coccigodinia: un dolore da controllare attraverso l’esercizio fisico ed alcuni momenti di cautela preventiva.

Prof. Carmelo Giuffrida – 2017

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Durante le spinte evolutive, passando dall’appoggio quadrupedico all’appoggio bi-podalico, il coccige si è ridimensionato nella sua lunghezza assumendo il piccolo aspetto di forma triangolare e, articolandosi con l’ultima vertebra sacrale si compone di 3-5 corpi somatici che, ad eccezione del primo segmento, sono fusi insieme ed in grado di svolgere piccoli movimenti in senso antero-posteriore di circa 30°.

Gioca un ruolo fondamentale nell’equilibrio biomeccanico del pavimento-pelvico e della regione lombo–sacrale per gli effetti che ne derivano dalle tensioni mio fasciali che circondano questa tenso-struttura naturale in cui il coccige si trova al centro.

Una sua alterazione può essere causa di cattiva defecazione, provocare un impedimento nello svuotamento completo della vescica durante la minzione e determinare irritazioni prostatiche nell’uomo.

coccigodinia-dolore al coccige-attività fisica-adattata-esercizio fisico-osteopatia-postura-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-1Le sue connessioni col sistema duramerico possono influire in maniera importante con la sfera cranica e viscerale causando, in caso di mal posizionamento, un irritazione della dura madre con turbe neuro-vegetative e vestibolari quali: nausee, vertigini, vomito, cefalee, dolori cervicali.

 

Coccigodinia: Antero-lussazione del coccige

 

Coccigodinia è la denominazione scientifica del dolore al coccige. La causa maggiormente accreditata è da imputare a una causa meccanica in grado di determinare instabilità articolare (per effetto di una lussazione o di un’anomalia funzionale conseguente a trauma post-parto, un atterraggio violento sui glutei come di frequente avviene negli sport da combattimento e di contatto, nello sci o nel pattinaggiosul ghiaccio, per effetto di cadute accidentali  a indebolimento delle strutture peri-articolari o, a un rapporto sessuale anale) o a micro-traumi ripetuti (come nel caso dei ciclisti per il continuo strofinio sulla sella o, nel caso dell’equitazione interessa i fantini, per il continuo “cadere” sull’osso sacro).

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Anatomo-fisiologicamente, il coccige che subisce l’effetto di una forza meccanica produce un anomalo incremento del suo movimento con una conseguente flogosi dei tessuti circostanti e alla risposta di instabilità patologica corrisponde una forte algia nella postura seduta.

Nelle donne la problematica ha un’incidenza maggiore: l’errata posizione anatomica del coccige durante la gestazione può conferire una scorretta dilatazione del bacino e delle sue strutture legamentose: ne conseguono forti algie e, talvolta, la presenza di un profondo graffio sulla fronte del neonato. Al momento del parto, durante le doglie, una eccessiva tensione dei muscoli e dei legamenti connessi al coccige può essere causa e provocarne una parziale dislocazione spaziale.

coccigodinia-dolore al coccige-attività fisica-adattata-esercizio fisico-osteopatia-postura-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-3Il metodo migliore per apprezzare l’instabilità del coccige è la radiografia in proiezione laterale e frontale del bacino.

La prevenzione e alcune cautele svolgono un ruolo importante:

  • evitare sedute rigide e prolungate,
  • evitare sellini di scooter e di bicilette;
  • utilizzare una ciambella gonfiabile di gomma per evitare il contatto diretto del sacro sulla superficie d’ appoggio, da utilizzare nei periodi in cui si è costretti a star seduti per un tempo superiore alle 2 ore.

 

Coccigodinia: Test valutativi

 

coccigodinia-dolore al coccige-attività fisica-adattata-esercizio fisico-osteopatia-postura-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-4Un semplice test di mobilità permette di individuare l’entità della lesione del coccige e stabilire la tecnica più semplice e meno fastidiosa da utilizzare nel successivo lavoro di riposizionamento e normalizzazione attraverso una preparazione sui legamenti e sulle strutture periferiche, in modo da rilasciarle per rendere agevoli le tecniche operative.

La tecnica di riposizionamento indiretta, esterna, più utilizzata e accettata dall’utenza, è meno risolutiva, soprattutto nelle lussazioni franche; non è invasiva poiché sfrutta l’azione dei muscoli anteriori della coscia ed il movimento di nutazione del sacro per correggere la lesione del coccige. A volte può essere sufficiente un singolo trattamento ma possono rendersi necessarie due o tre sedute per la risoluzione parziale della problematica.

Una specifica sequenza di esercizi adattati riescono, il più delle volte, a conferire un buon controllo del bacino e, conseguentemente del sacro e del coccige. Associati all’attivazione dei muscoli adduttori e glutei, in seno ad un piano di trattamento appositamente studiato ed individualizzato, con la buona collaborazione dell’utente, riescono a determinare ottimo esito funzionale.

La tecnica di riposizionamento diretta è invasiva e prevede la correzione per via anale (trattamento proctologico). Spesso l’utente non è ben disposto a questa soluzione e rifiuta di effettuarla sebbene sia, il più delle volte, l’unica tecnica definitivamente risolutiva.


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DOMS: Indolenzimento muscolare a insorgenza ritardata

DOMS – Delayed Onset Muscle Soreness : è il dolore muscolare a insorgenza ritardata!

 

Spesso, nella pratica quotidiana, viene riferito dall’utenza quando, a seguito dell’Attività Fisica, sorge dolore ai muscoli: molte sono le “leggende” ma poche sono le risposte a contenuto scientifico che vengono fornite.

Prof. Dott. Carmelo Giuffrida

 

DOMS-Dolore del giorno dopo-dolore muscolare-dolore-muscoli-acido lattico-Prof. Carmelo Giuffrida-CataniaIl dolore muscolare non deriva dalla presenza di acido lattico nei muscoli poiché il lattato prodotto a seguito di Attività Fisica intensa si abbassa progressivamente già dopo circa mezz’ora dalla fine della seduta di lavoro.

Quindi, il “dolore del giorno dopo” è da imputare inequivocabilmente a micro-lesioni delle miofibrille che sono state sottoposte a sollecitazioni eccessive, prive di corrette cautele, spesso conseguenziali a insufficiente condizionamento organico o scorretta esecuzione dello stretching in fase di defaticamento.

 

DOMS è l’acronimo di Delayed Onset Muscle Soreness, l’indolenzimento muscolare a insorgenza ritardata; è un fenomeno associato a un aumento dello sforzo fisico riscontrato da tutti gli individui a prescindere dalle proprie capacità fisiche e dallo stato di forma raggiunto per mezzo dell’allenamento.

È una risposta fisiologica che raggiunge il picco tra le 24 e le 48 ore a seguito dell’esercizio fisico per estinguersi entro 96 ore e conferisce:

  • rigidità muscolare,
  • riduzione della velocità di contrazione mio-fasciale,
  • insorgenza di fatica,
  • riduzione del Range di Movimento (R.O.M.), conseguenziale ai maggiori sforzi effettuati rispetto alle normali attività fisiche che si svolgono quotidianamente.

 

A seguito di una attività motoria anaerobica di natura eccentrica si accusa uno stato di indolenzimento mio-fasciale indotta dall’esercizio fisico.

 

DOMS : dolori del giorno dopo – sfatare un mito che non dipende dall’acido lattico!

 

DOMS-Dolore del giorno dopo-dolore muscolare-dolore-muscoli-acido lattico-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-1Le cause del DOMS sono da ricercare nel danneggiamento delle miofibrille e del tessuto connettivo peri-muscolare; si possono imputare ai seguenti motivi:

  1. alterazioni della permeabilità del sarcolemma, con deficit della pompa Sodio/Potassio e ai conseguenti squilibri elettrolitici;
  2. il Ph si abbassa creando un ambiente acido che attiva enzimi lisosomiali ad azione proteolitica;
  3. lisi delle miofibrille;
  4. Innesco di uno stato flogistico reattivo.

 

Ipotizzato da Hough nel 1902 [Ergographic studies in muscular soreness. American Journal of Physiology 1902 (7): 76–92] che dimostrò come lo stress meccanico derivante dall’esercizio fisico possa essere causa di un danno muscolare con conseguente dolore muscolare ritardato; ciò per effetto di un Resistance training in cui i gruppi muscolari isolati vengono sovraccaricati più di quanto viene loro imposto normalmente [Vivian H. Heyward. Advanced Fitness Assessment And Exercise Prescription. Human Kinetics, 2006. p. 166. ISBN 0736057323] secondo due tipologie di insorgenza indotta:

 

  • Indolenzimento muscolare a insorgenza acuta (acute-onset muscle soreness):

 

percepito durante e/o immediatamente dopo l’attività fisica in regime anaerobico con un senso di bruciore derivante dal lavoro anaerobico glicolitico (meccanismo anaerobico-lattacido). Questo evento anaerobico lattacido è il sistema energetico utilizzato nelle attività che richiedono forza e resistenza per un tempo attorno al minuto (il culmine è raggiunto mediamente tra i 40-45 s). Il suo nome è dovuto alla mancata richiesta di ossigeno (O2) per ossidare un substrato energetico (anaerobico) e alla produzione di acido lattico (lattacido). I substrati utilizzati in questo sistema sono i depositi di carboidrati endogeni rappresentati dal glicogeno accatastato nel muscolo scheletrico e nel fegato che viene idrolizzato in glucosio. L’indolenzimento è transitorio poichè l’acido lattico viene smaltito dal corpo nel corso di circa 1 ora dal termine dell’attività fisica [Szymanski – Recommendations for the Avoidance of Delayed-Onset Muscle Soreness. J. Strength Cond. Res. 23(4): 7-13. 2001].

 

  • Indolenzimento muscolare a insorgenza ritardata (delayed-onset muscle soreness):

 

è percepito generalmente in un periodo di tempo successivo all’attività fisica anaerobica, trovando il picco tra le 24 e le 48 ore in seguito al termine dell’attività, e non è collegato alla produzione di acido lattico.

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La formazione del DOMS viene spesso collegata all’esercizio di tipo eccentrico [McArdle W D, Katch FI, Katch VL. Exercise physiology: energy, nutrition, and human performance, edn 3. The United States of America, Lea and Febiger, 1991;698-739], come la corsa in discesa, gli esercizi pliometrici (il termine venne introdotto da Fred Wilt, atleta e allenatore statunitense, per definire degli esercizi che prima d’allora erano genericamente definiti “jump training”), e il tradizionale allenamento con sovraccarichi.

La lesione stessa è il risultato dell’esercizio eccentrico, che causa danni alla membrana delle cellule muscolari scatenando una risposta infiammatoria [Connolly et al. Treatment and prevention of delayed onset muscle soreness. J. Strength Cond. Res. 17(1): 197-298. 2003].

Questa risposta infiammatoria produce cataboliti (prodotti di scarto del metabolismo) che agiscono da stimolatore chimico delle terminazioni nervose causando direttamente la sensazione di dolore, aumentano la permeabilità vascolare e attirano i neutrofili (un tipo di globuli bianchi) verso la zona lesa.

Una volta giunti nell’area, i neutrofili generano radicali liberi che possono ulteriormente danneggiare la membrana cellulare.

Anche il gonfiore è un evento comune nel sito della lesione della membrana che può portare ad un’ulteriore sensazione di algia.


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