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Ictus cerebrale o Stroke: l’Attività Fisica Adattata migliora le capacità funzionali

Ictus cerebrale o Stroke: l’Attività Fisica Adattata all’interno di un Percorso Speciale migliora le capacità funzionali

Prof. Carmelo Giuffrida – 2018 –

 

 

Ictus cerebrale-stroke-apoplessia-apoplettico-TIA-Attività Fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-CataniaL’ictus cerebrale, apoplessiacolpo apopletticoaccidente o insulto cerebrovascolare, o attacco cerebrale, è causato dellimprovvisa chiusura o rottura di un vaso cerebrale e dal conseguente danno alle cellule cerebrali per cui viene a ridursi l’apporto di ossigeno e dei nutrimenti trasportati dal sangue (ischemia) o derivanti dalla compressione dovuta allo stravaso ematico (emorragia cerebrale).

I sintomi tipici restituiscono la comparsa improvvisa di mancanza di forza, o formicolio e mancanza di sensibilità ad un braccio o ad una gamba, o ad entrambi. Può associarsi la difficoltà al linguaggio articolato e/o la difficoltà a guardare da un lato. Questi sintomi possono essere presenti solo per alcuni minuti per poi sparire completamente: in questi casi ci si riferisce ad attacchi ischemici transitori (TIA), che possono essere un preludio a un ICTUS vero e proprio.

 

Ictus cerebrale: I programmi di Attività Fisica Adattata sono finalizzati alla prevenzione secondaria e terziaria della disabilità causata principalmente dalla immobilità.

 

L’Attività Fisica Adattata è la tappa successiva alla riabilitazione intensiva nelle sindromi croniche stabilizzate.Ictus cerebrale-stroke-apoplessia-apoplettico-TIA-Attività Fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-funzionale-esercizio

Negli esiti di Ictus cerebrale o Stroke, le menomazioni dovute alla patologia principale sono causa di sedentarietà che, nel lungo termine, producono disabilità e perdita di funzione.

Prendere coscienza della necessità di prolungare nel tempo l’attività fisica e modificare lo stile di vita e delle abitudini scorrette assume ruolo fondamentale.

L’Ictus cerebrale o Stroke è una delle principali cause di disabilità riscontrabile nell’adulto per gli effetti che derivano dal decondizionamento cardiovascolare, dall’indebolimento muscolare, dall’alterata deambulazione, dal declino delle funzioni fisiche e sociali.

I soggetti dismessi dalle strutture sanitarie che tornano al proprio domicilio tendono a sviluppare comportamenti ipocinetici a cui si associa una conseguente, inevitabile, perdita di massa ossea e un aumento di rischio cardio-metabolico: pur conservando un certo grado di capacità gestionale e di autonomia presentano limitazioni della funzione locomotoria e deficit dell’uso dell’arto superiore.

 

Ictus cerebrale: Criteri di inclusione

 

  1. Emiparesi di media gravità;
  2. Capacità di camminare autonomamente (anche con l’ausilio di un bastone) per almeno 6 minuti.
  3. Esiti cronici stabilizzati della malattia;
  4. Aver già ultimato il programma riabilitativo individuale della fase acuta e subacuta;
  5. Avere condizioni fisiche e capacità fisiche per sostenere attività a medio impegno cardiovascolare per circa 60 minuti.
  6. Il soggetto riporta dati positivi nei seguenti test:
  • La Scala di Borg per valutare l’equilibrio
  • l’Indice di Barthel per l’autonomia personale
  • il Mini Mental State Evalutation per il livello cognitivo
  • il Motricity Index per la valutazione motoria
  • la Short Physical Performance Battery (SPPB), per valutare la funzionalità degli arti inferiori
  • il Six Minute Walking Test (6WMT) per il cammino
  • la scala di Hamilton per la depressione
  • la Stroke Impact Scale per la qualità di vita.
  1. Avere capacità reattive nelle sette aree cognitive restituendo:
  • orientamento nel tempo
  • orientamento nello spazio
  • registrazione di parole
  • attenzione e calcolo
  • rievocazione
  • linguaggio
  • prassia costruttiva

 

Ictus cerebrale: Criteri di esclusione

 

  1. Grave demenza [Mini-Mental State Examination, o MMSE (Folstein et al., 1975)[1], è un test neuropsicologico per la valutazione dei disturbi dell’efficienza intellettiva e della presenza di deterioramento cognitivo] <20/30), afasia, cecità o sordità che impediscano la comprensione e l’esecuzione delle istruzioni.
  2. Altre malattie neurologiche associate.
  3. Scompenso cardiaco sintomatico (II-V NYHA), angina instabile, malattie valvolari cardiache, arteriopatia periferica sintomatica, malattia polmonare che richiede ossigeno terapia, recente (><3mesi) infarto miocardico o ospedalizzazione.
  4. Dolore cronico che interferisca con l’esercizio.
  5. Ipertensione in precario controllo farmacologico (pressione arteriosa diastolica >con punteggio inferiore a 18 del MMSE;
  6. Pressione arteriosa diastolica >95 mmHg, pressione arteriosa sistolica >160 mmHg);
  7. Soggetto che già svolge attività fisica regolare (>30 min per almeno 3 volte la settimana) poiché verrebbe incluso in un mini-gruppo di lavoro;
  8. Controindicazioni allo svolgimento di un programma di esercizio fisico di bassa intensità secondo le indicazioni del Medico di Base;
  9. Incapacità di raggiungere la Palestra o lo Studio in modo autonomo o con l’aiuto di un caregiver.

 

L’Attività Fisica Adattata conferisce parecchi esiti positivi negli esiti da ictus o danno cerebrale.

 

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Molti soggetti presentano un decondizionamento organico con carenza di consumo di ossigeno e una ridotta capacità ossidativa rispetto a soggetti della medesima età che non hanno subito accidenti cerebrovascolari: l’esercizio fisico adattato può recuperare di un buon 60% il recupero del picco del consumo di ossigeno.

I programmi di training tendenti a proporre sessioni di allenamento per incrementare la capacità aerobica e la resistenza protratta nel tempo, si propongono anche l’obiettivo di:

Aumentare la velocità spontanea del cammino;

  • Diminuire la dipendenza da sistemi di ausilio della deambulazione come bastoni, tripodi, carrelli, …);

Migliorare la mobilità articolare, la forza muscolare e la capacità funzionale.

Ne deriva una migliore indipendenza nelle attività quotidiane, maggiore efficienza nella locomozione e un possibile ritorno all’attività produttiva e lavorativa allontanando i pericoli della depressione e dei deficit cognitivi.

Il programma di Attività Fisica Adattata prevede che il soggetto venga trattato inizialmente in stazione seduta o in decubito con attività mirate alla percezione corporea, con esercizi respiratori, con la mobilizzazione degli arti superiori e inferiori, con attività finalizzate alla diminuzione del tono dell’arto superiore plegico.

Le fasi successive prevedono una azione diretta sul controllo del carico e dell’equilibrio, sull’aumento della motricità del tronco, sulla facilitazione dei passaggi posturali dal decubito alla postura seduta ed eretta, sulla corretta percezione del carico in stazione eretta, sulla qualità del passo, sul controllo dei movimenti e sulla loro coordinazione, sulla ottimizzazione dei gesti motori.

 

Ictus cerebrale: Attività Fisica Adattata in un Percorso Speciale

 

L’Attività Fisica Adattata per lo stroke si integra all’interno di un Percorso Speciale con un programma personalizzato e non sostituisce la normale attività riabilitativa.

L’utilità di effettuare un Programma di Attività Fisica Speciale consente di ottenere:

– un miglioramento della sfera funzionale, emozionale e della qualità della vita;

– permette di fornire una risposta centrata e tempestiva ai problemi di salute;

– offre una continuità all’intervento riabilitativo;

– crea una rete di collaborazione tra professionisti a supporto e sostegno del soggetto;

– permette di fornire una risposta di salute efficiente e mirata.


CONTATTI

Se desidera avere più informazioni, avere chiarimenti su problematiche personali, se ha un problema particolare ed urgente, o se desidera avere un breve primo colloquio informativo tecnico prima di richiedere l’appuntamento per una Consulenza, avrà la possibilità di parlare con uno dei nostri specialisti dell’Esercizio Fisico semplicemente richiedendolo all’Operatore di Segreteria:

Tel.: 095/387810 – Cell.: 338/9134141

e-mail: drcarmelogiuffrida@yahoo.it oppure : info@drcarmelogiuffrida.com

 


Bibliografia

 

  1. Macko R. F., G. V. Smith, et al. (2001). “Treadmill training improves fitness reserve in chronic stroke patients.” Arch Phys Med Rehabil 82(7): 879-84.
  2. Jang SH, Kim YH et al. (2003). “Cortical reorganization associated with motor recovery in hemiparetic stroke patients.” Neuroreport 14(10): 1305 -10.
  3. Saunders DH, Greig CA, Young A, Mead GE (2004). ” Physical Fitness Training for Stroke Patients.” Stroke 35;2235
  4. Bean JF, Vora A, Frontera WR. ”Benefits of exercise for community-dwelling older adults.” Arch Phys Med Rehabil 85: S31-42; quiz S43-34, 2004
  5. King RB, Semik PE (2006). “Stroke caregiving: difficult times, resource use, and needs during the first 2 years.” J Gerontol Nurs 32(4): 37-44.
  6. Wing K, Lynskey JV, et al. (2008). “Whole-body intensive rehabi litation is feasible and effective in chronic stroke survivors: a retrospective data analysis.” Top Stroke Rehabil 15(3):247-55.
  7. Aprile I, Di Stasio E et al. (2008). “Effects of rehabilitation on quality of life in patients with chronic stroke.” Brain Inj 22(6): 451- 6.
  8. Macko RF, Benvenuti F, Stanhope S, Macellari V, Taviani A, Weinrich M, Stuart M. Adaptive physical activity improves mobility function and quality of life in chronic hemiparesis. J Rehabil Res Dev 2008;45(2):323-8.
  9. Stuart M, Chard S, Benvenuti F, Steinwachs S. Community exercise: a vital component to healthy aging. Health Pap. 2009;10(1):23-8; discussion 79-83
  10. Stuart M, Benvenuti F, Macko R, Taviani A, Segenni L, Mayer F, Sorkin JD, Stanhope SJ, Macellari V, Weinrich M. Community-based adaptive physical activity program for chronic stroke: feasibility, safety and efficacy of the Empoli model. Neurorehabil Neural Repair. 2009 Sep; 23(7):726- 34.
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Ipertensione arteriosa : a Catania l’Attività Fisica Adattata può combattere la pressione alta!

Ipertensione arteriosa: l’attività fisica adattata può abbassare la pressione alta!

 

Ipertensione arteriosa-Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-CataniaL’attività fisica moderata e costante (mantenendo attivo l’organismo e favorendo il controllo del peso corporeo) contribuisce notevolmente a ridurre i valori pressori e a potenziare le performance fisiche poichè si incrementa progressivamente la capacità di tollerare gli sforzi.

La presenza di una pressione arteriosa sistolica >140 mmHg e/o una pressione arteriosa diastolica >90 mmHg in soggetti adulti che non assumono farmaci antipertensivi  definisce  un importante fattore di rischio cardio-vascolare: l’ ipertensione arteriosa (1 -2 – 3).

Il rischio cardiovascolare globale definisce che la presenza di più fattori di rischio e/o di patologie d’organo associate, capaci di interagire con il rischio derivante dagli elevati valori di pressione arteriosa, configura un rischio assoluto di eventi cardio-vascolari primari (infarto miocardico, ictus cerebri, ecc.) superiore rispetto a quello che si avrebbe dalla somma matematica dei singoli fattori di rischio (2 – 3).

L’idoneità ad attività sportive di tipo agonistico, quindi, non può essere concessa a un soggetto iperteso con rischio cardiovascolare globale alto o molto alto (1).

L’attività fisica regolare e continuata nel trattamento del soggetto iperteso offre, però, la possibilità e/o la necessità di utilizzare questo particolare “farmaco” con ottimi effetti positivi.  

 

Ipertensione arteriosa : Benefici indotti dall’esercizio fisico

 

Gli effetti dell’esercizio fisico sono di indubbio beneficio sia nel soggetto con ipertensione arteriosa giovane quanto e, soprattutto, nel soggetto anziano.Ipertensione arteriosa-Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-1

L’attività fisica di intensità moderata è in grado di ridurre di 5-7 mmHg i valori di pressione arteriosa sistolica e di 3-5 mmHg la pressione diastolica, presentando un’efficacia prossima a quella di un trattamento farmacologico monoterapico (4 – 5).

Oltre a migliorare la qualità di vita, l’allenamento determina un aumento della funzionalità cardio-polmonare e della forza muscolare (con una maggior capacità di svolgere le attività quotidiane).

Una corretta programmazione dell’attività motoria somministrata al soggetto iperteso produce effetti benefici capaci di ridurre il profilo di rischio cardio-vascolare globale:

  • riduzione della massa ventricolare sinistra;
  • decremento della rigidità arteriosa;
  • miglioramento della funzione endoteliale;
  • miglioramento dell’assetto metabolico e coagulativo;
  • riduzione del peso corporeo (6 – 7 – 8).

 

Ipertensione arteriosa: Rischi dell’esercizio

 

Ipertensione arteriosa-Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-6

In una pianificazione di allenamento ben condotto e con una adeguata valutazione funzionale iniziale basata sull’esecuzione di un test ergometrico e di un eco-cardiogramma, gli eventi cardiovascolari primari sono estremamente rari: in ogni caso, devono essere tenuti presenti dal Medico prescrittore che deve considerare i possibili rischi di un’attività fisica troppo intensa e priva di progressività in funzione del fatto che, gli ipertesi praticanti esercizio fisico strenuo, statisticamente presentano un aumento di eventi coronarici rispetto ai normotesi (9).

 

Ipertensione arteriosa: Attività fisica e terapia antipertensiva

Il farmaco antipertensivo ideale nel soggetto iperteso che pratica attività motoria dovrebbe soddisfare 3 essenziali requisiti:

  • essere efficace anche durante lo sforzo, oltre che a riposo,
  • non compromettere la performance,
  • non indurre rischi aggiuntivi.

I betabloccanti, pur essendo efficaci, determinano una riduzione della performance variabile a seconda della cardio-selettività e dell’attività simpatico-mimetica intrinseca (10), soprattutto per una riduzione della frequenza cardiaca durante lo sforzo.Ipertensione arteriosa-Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-2

Il carvedilolo, betabloccante che possiede anche un’azione alfa1-bloccante, presenta caratteristiche intermedie tra la doxazosina e i betabloccanti, anche se durante lo sforzo sembra prevalere l’effetto betabloccante (10).

I diuretici sono farmaci efficaci ma, soprattutto nelle attività fisiche di resistenza, possono comportare il rischio di ipo-potassiemia, riduzione della perfusione muscolare, rabdo-mio-lisi e aritmie cardiache (10).

I farmaci antiadrenergici centrali (clonidina, alfa-metildopa) non hanno dimostrato di possedere una chiara azione antipertensiva durante lo sforzo e, in ogni caso, la loro scarsa tollerabilità ne limita l’impiego, soprattutto nei giovani (10).

Il farmaco ideale nel soggetto con ipertensione arteriosa senza altre co-morbilità (quali malattia coronarica e/o scompenso cardiaco) che pratica esercizio fisico, è rappresentato dagli ACE-inibitori, gli inibitori dell’angiotensina II, i calcio-antagonisti e la doxazosina. Essendo dotati di una soddisfacente efficacia anti-ipertensiva anche durante l’esercizio, i farmaci di queste classi, non riducono la performance soggettiva.

Gli inibitori dell’angiotensina II, sembra che siano anche in grado di migliorare la funzione diastolica durante sforzo per cui, a questo particolare meccanismo, sarebbe attribuibile il miglioramento della performance fisica osservabile negli ipertesi che utilizzano questa classe di farmaci (11 – 12).

 

Ipertensione arteriosa : Raccomandazioni

 

Ipertensione arteriosa-Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-3Allenamento di tipo aerobico per non meno di 3 volte/settimana restituisce concreti benefici sull’abbattimento dei valori pressori (13).

Nella periodizzazione dell’allenamento è possibile prevedere anche esercizi basati sulla potenza muscolare per 2-3 volte/settimana (14). Al fine di risultare efficaci, i micro-cicli debbono svolgersi ad un’intensità lieve-moderata, valutati sulla base della frequenza cardiaca massimale ottenuta ad un test ergometrico preliminare di tipo valutativo-funzionale, eseguito con l’abituale terapia farmacologica assunta dal soggetto.

Ipertensione arteriosa-Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-4Durante il test ergometrico, valori tensivi >240/115 mmHg sono ritenuti a rischio e, pertanto, nei soggetti con tale risposta pressoria patologica, si dovrà modificare opportunamente la terapia farmacologica e prescritta un’attività fisica di lieve intensità.

Per i soggetti con cardiopatia ipertensiva significativa, per i sedentari e gli obesi, per gli anziani, si stabilisce un allenamento programmato con esercizi di tipo aerobico, ad una frequenza cardiaca di allenamento tra il 40% e il 60% di quella massimale, insistendo maggiormente, nelle prime fasi di allenamento, su esercizi a bassa intensità finalizzati al recupero della mobilità articolare.

Mentre, per tutti gli altri soggetti, le frequenze cardiache di allenamento verranno mantenute tra il 70-85% di quella massimale.

 

Ipertensione aretriosa: sessioni di attività fisica appositamente calibrate

 

Ipertensione arteriosa-Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-5Il micro-ciclo sarà periodizzato con almeno 10-12 minuti di condizionamento organico seguito da una parte centrale con un plateau di lavoro aerobico fissato in almeno 30 minuti effettivi per gli esercizi di resistenza, seguiti da almeno 10-12 minuti di defaticamento.

Gli esercizi di potenza saranno organizzati con 10-12 ripetizioni (fino a un max di 20 ripetizioni in fase più avanzata) sia per gli arti superiori che per gli arti inferiori, lasciando ampio spazio al recupero funzionale che deve essere completo e separando ogni serie da almeno 1 minuto di riposo.

Quindi, il micro-ciclo deve essere compreso in una logica macro-ciclica che preveda un training in ambiente adeguatamente specializzato per 2-3 volte/settimana.

Al fine di incrementare le resistenze periferiche nell’allenamento di potenza si utilizza la riduzione del carico a fronte di un contestuale aumento del numero di ripetizioni.


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Bibliografia di riferimento

 

1 – Delise P, Guiducci U, Zeppilli P, et al. Cardiological guidelines for competitive sports eligibility. Ital Heart J 2005; 6:661-702.

2 – Guidelines Subcommittee. 1999 World Health Organization- International Society of Hypertension guidelines for the management of hypertension. J Hypertens 1999; 17: 151-183.

3 – Mancia G, De Backer G, Dominiczak A, et al. 2007 Guidelines for the management of arterial hypertension. The Task Force for the Management of Arterial Hypertension of the European Society of Hypertension (ESH) and of the European Society of Cardiology (ESC). Eur Heart J 2007; 28: 1462-1536.

4 – Kokkinos PF, Narayan P, Papademetriou V. Exercise as hypertension therapy. Cardiol Clin 2001; 19: 507-516.

5 – Dickinson HO, Mason JM, Nicolson DJ, et al. Lifestyle interventions to reduce raised blood pressure: a systematic review of randomized controlled trials. J Hypertens 2006; 24:215-233.

6 – Kokkinos PF, Narayan P, Colleran JA, et al. Effects of regular exercise on blood pressure and left ventricular hypertrophy in African-American men with severe hypertension. N Engl J Med 1995; 333: 1462-1467.

7 – Niebauer J, Cooke JP. Cardiovascular effects of exercise: role of endothelial shear stress. J Am Coll Cardiol 1996; 28:1652-1660.

8 – Leon AS, Connett J, Jacobs DR Jr, Rauramaa R. Leisure-time physical activity levels and risk of coronary heart disease and death. The Multiple Risk Factor Intervention Trial. JAMA 1987; 258: 2388-2395.

 

Ulteriore Bibliografia di riferimento

 

9 – Shaper AG, Wannamethee G, Walker M. Physical activity, hypertension and risk of heart attack in men without evidence of ischaemic heart disease. J Hum Hypertens 1994; 8:3-10.

10 – D’Este D. Effetti sulla capacità fisica e sulla performance cardiaca dei farmaci cardiovascolari nell’iperteso. Sports Cardiology 2001; 2: 23-27.

11 – Cuocolo A, Storto G, Izzo R, et al. Effects of valsartan on left ventricular diastolic function in patients with mild or moderate essential hypertension: comparison with enalapril. J Hypertens 1999; 17 (Pt 2): 1759-1766.

12 – Warner JG Jr, Metzger DC, Kitzman DW, Wesley DJ, Little WC. Losartan improves exercise tolerance in patients with diastolic dysfunction and a hypertensive response to exercise. J Am Coll Cardiol 1999; 33: 1567-1572.

13 – American College of Sports Medicine Position Stand. The recommended quantity and quality of exercise for developing and maintaining cardiorespiratory and muscular fitness, and flexibility in healthy adults. Med Sci Sports Exerc 1998; 30: 975-991.

14 – Pollock ML, Franklin BA, Balady GJ, et al. AHA Science Advisory. Resistance exercise in individuals with and without cardiovascular disease: benefits, rationale, safety, and prescription. An advisory from the Committee on Exercise, Rehabilitation, and Prevention, Council on Clinical Cardiology, American Heart Association. Circulation 2000; 101:828-833.

15 – Linee guida – La prescrizione dell’esercizio fisico in ambito cardiologico – Documento di Consenso della Task Force Multisocietaria Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI) – Società Italiana di Cardiologia dello Sport (SIC Sport) – Associazione Nazionale Cardiologi Extraospedalieri (ANCE) – Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) – Gruppo Italiano di Cardiologia Riabilitativa (GICR) – Società Italiana di Cardiologia (SIC): 14. L’esercizio fisico nel paziente iperteso – ANTONINO DE FRANCESCO, RICCARDO GUGLIELMI, FRANCESCO PERTICONE, DANIELE D’ESTE – G Ital Cardiol 2007; 8 (11): 681-731

Giornata Mondiale del Diabete-2018-Diabete-tipo 2-diabetologia-diabete mellito-tipo 1-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania

Ipertensione arteriosa : a Catania l’Attività Fisica Adattata può combattere la pressione alta!

Ipertensione : l’attività fisica adattata può combattere la pressione alta!

 

L’attività fisica moderata e costante (mantenendo attivo l’organismo e favorendo il controllo del peso corporeo) contribuisce notevolmente a ridurre i valori pressori e a potenziare le performance fisiche poichè si incrementa progressivamente la capacità di tollerare gli sforzi.

La presenza di una pressione arteriosa sistolica >140 mmHg e/o una pressione arteriosa diastolica >90 mmHg in soggetti adulti che non assumono farmaci antipertensivi  definisce  un importante fattore di rischio cardio-vascolare: l’ ipertensione arteriosa (1 -2 – 3).

Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-CataniaIn accordo con le linee guida della WHO-ISH, nel soggetto adulto viene considerato valore ideale  <120/80 mmHg; nei soggetti in età evolutiva, il limite tra normotensione e ipertensione deve mostrare valori inferiori a quelli segnalati per l’adulto considerando un progressivo avvicinamento al valore ideale con l’aumentare dell’età (2).

L’idoneità ad attività sportive di tipo agonistico, quindi, non può essere concessa a un soggetto iperteso con rischio cardiovascolare globale alto o molto alto (1).

L’attività fisica regolare e continuata nel trattamento del soggetto iperteso offre, però, la possibilità e/o la necessità di utilizzare questo particolare “farmaco” con ottimi effetti positivi.  

 

Ipertensione : Benefici indotti dall’esercizio fisico

 

Gli effetti dell’esercizio fisico sono di indubbio beneficio sia nel soggetto con ipertensione arteriosa giovane quanto e, soprattutto, nel soggetto anziano.Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-1

L’attività fisica di intensità moderata è in grado di ridurre di 5-7 mmHg i valori di pressione arteriosa sistolica e di 3-5 mmHg la pressione diastolica, presentando un’efficacia prossima a quella di un trattamento farmacologico monoterapico (4 – 5).

Oltre a migliorare la qualità di vita, l’allenamento determina un aumento della funzionalità cardio-polmonare e della forza muscolare (con una maggior capacità di svolgere le attività quotidiane).

Una corretta programmazione dell’attività motoria somministrata al soggetto iperteso produce effetti benefici capaci di ridurre il profilo di rischio cardio-vascolare globale:

  • riduzione della massa ventricolare sinistra;
  • decremento della rigidità arteriosa;
  • miglioramento della funzione endoteliale;
  • miglioramento dell’assetto metabolico e coagulativo;
  • riduzione del peso corporeo (6 – 7 – 8).

 

Ipertensione : Rischi dell’esercizio

 

In una pianificazione di allenamento ben condotto e con una adeguata valutazione funzionale iniziale basata sull’esecuzione di un test ergometrico e di un eco-cardiogramma, gli eventi cardiovascolari primari sono estremamente rari: in ogni caso, devono essere tenuti presenti dal Medico prescrittore che deve considerare i possibili rischi di un’attività fisica troppo intensa e priva di progressività in funzione del fatto che, gli ipertesi praticanti esercizio fisico strenuo, statisticamente presentano un aumento di eventi coronarici rispetto ai normotesi (9).

 

Ipertensione : Attività fisica e terapia antipertensiva

Il farmaco antipertensivo ideale nel soggetto iperteso che pratica attività motoria dovrebbe soddisfare 3 essenziali requisiti:

  • essere efficace anche durante lo sforzo, oltre che a riposo,
  • non compromettere la performance,
  • non indurre rischi aggiuntivi.

I betabloccanti, pur essendo efficaci, determinano una riduzione della performance variabile a seconda della cardio-selettività e dell’attività simpatico-mimetica intrinseca (10), soprattutto per una riduzione della frequenza cardiaca durante lo sforzo.Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-2

Il carvedilolo, betabloccante che possiede anche un’azione alfa1-bloccante, presenta caratteristiche intermedie tra la doxazosina e i betabloccanti, anche se durante lo sforzo sembra prevalere l’effetto betabloccante (10).

I diuretici sono farmaci efficaci ma, soprattutto nelle attività fisiche di resistenza, possono comportare il rischio di ipo-potassiemia, riduzione della perfusione muscolare, rabdo-mio-lisi e aritmie cardiache (10).

I farmaci antiadrenergici centrali (clonidina, alfa-metildopa) non hanno dimostrato di possedere una chiara azione antipertensiva durante lo sforzo e, in ogni caso, la loro scarsa tollerabilità ne limita l’impiego, soprattutto nei giovani (10).

Il farmaco ideale nel soggetto con ipertensione arteriosa senza altre co-morbilità (quali malattia coronarica e/o scompenso cardiaco) che pratica esercizio fisico, è rappresentato dagli ACE-inibitori, gli inibitori dell’angiotensina II, i calcio-antagonisti e la doxazosina. Essendo dotati di una soddisfacente efficacia anti-ipertensiva anche durante l’esercizio, i farmaci di queste classi, non riducono la performance soggettiva.

Gli inibitori dell’angiotensina II, sembra che siano anche in grado di migliorare la funzione diastolica durante sforzo per cui, a questo particolare meccanismo, sarebbe attribuibile il miglioramento della performance fisica osservabile negli ipertesi che utilizzano questa classe di farmaci (11 – 12).

 

Ipertensione : Raccomandazioni

 

Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-3Allenamento di tipo aerobico per non meno di 3 volte/settimana restituisce concreti benefici sull’abbattimento dei valori pressori (13).

Nella periodizzazione dell’allenamento è possibile prevedere anche esercizi basati sulla potenza muscolare per 2-3 volte/settimana (14). Al fine di risultare efficaci, i micro-cicli debbono svolgersi ad un’intensità lieve-moderata, valutati sulla base della frequenza cardiaca massimale ottenuta ad un test ergometrico preliminare di tipo valutativo-funzionale, eseguito con l’abituale terapia farmacologica assunta dal soggetto.

Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-4Durante il test ergometrico, valori tensivi >240/115 mmHg sono ritenuti a rischio e, pertanto, nei soggetti con tale risposta pressoria patologica, si dovrà modificare opportunamente la terapia farmacologica e prescritta un’attività fisica di lieve intensità.

Per i soggetti con cardiopatia ipertensiva significativa, per i sedentari e gli obesi, per gli anziani, si stabilisce un allenamento programmato con esercizi di tipo aerobico, ad una frequenza cardiaca di allenamento tra il 40% e il 60% di quella massimale, insistendo maggiormente, nelle prime fasi di allenamento, su esercizi a bassa intensità finalizzati al recupero della mobilità articolare.

Mentre, per tutti gli altri soggetti, le frequenze cardiache di allenamento verranno mantenute tra il 70-85% di quella massimale.

 

Ipertensione : sessioni di attività fisica appositamente calibrate

 

Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-5Il micro-ciclo sarà periodizzato con almeno 10-12 minuti di condizionamento organico seguito da una parte centrale con un plateau di lavoro aerobico fissato in almeno 30 minuti effettivi per gli esercizi di resistenza, seguiti da almeno 10-12 minuti di defaticamento.

Gli esercizi di potenza saranno organizzati con 10-12 ripetizioni (fino a un max di 20 ripetizioni in fase più avanzata) sia per gli arti superiori che per gli arti inferiori, lasciando ampio spazio al recupero funzionale che deve essere completo e separando ogni serie da almeno 1 minuto di riposo.

Quindi, il micro-ciclo deve essere compreso in una logica macro-ciclica che preveda un training in ambiente adeguatamente specializzato per 2-3 volte/settimana.

Al fine di incrementare le resistenze periferiche nell’allenamento di potenza si utilizza la riduzione del carico a fronte di un contestuale aumento del numero di ripetizioni.


CONTATTI

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Bibliografia di riferimento

 

1 – Delise P, Guiducci U, Zeppilli P, et al. Cardiological guidelines for competitive sports eligibility. Ital Heart J 2005; 6:661-702.

2 – Guidelines Subcommittee. 1999 World Health Organization- International Society of Hypertension guidelines for the management of hypertension. J Hypertens 1999; 17: 151-183.

3 – Mancia G, De Backer G, Dominiczak A, et al. 2007 Guidelines for the management of arterial hypertension. The Task Force for the Management of Arterial Hypertension of the European Society of Hypertension (ESH) and of the European Society of Cardiology (ESC). Eur Heart J 2007; 28: 1462-1536.

4 – Kokkinos PF, Narayan P, Papademetriou V. Exercise as hypertension therapy. Cardiol Clin 2001; 19: 507-516.

5 – Dickinson HO, Mason JM, Nicolson DJ, et al. Lifestyle interventions to reduce raised blood pressure: a systematic review of randomized controlled trials. J Hypertens 2006; 24:215-233.

6 – Kokkinos PF, Narayan P, Colleran JA, et al. Effects of regular exercise on blood pressure and left ventricular hypertrophy in African-American men with severe hypertension. N Engl J Med 1995; 333: 1462-1467.

7 – Niebauer J, Cooke JP. Cardiovascular effects of exercise: role of endothelial shear stress. J Am Coll Cardiol 1996; 28:1652-1660.

8 – Leon AS, Connett J, Jacobs DR Jr, Rauramaa R. Leisuretime physical activity levels and risk of coronary heart disease and death. The Multiple Risk Factor Intervention Trial. JAMA 1987; 258: 2388-2395.

 

Ulteriore Bibliografia di riferimento

 

9 – Shaper AG, Wannamethee G, Walker M. Physical activity, hypertension and risk of heart attack in men without evidence of ischaemic heart disease. J Hum Hypertens 1994; 8:3-10.

10 – D’Este D. Effetti sulla capacità fisica e sulla performance cardiaca dei farmaci cardiovascolari nell’iperteso. Sports Cardiology 2001; 2: 23-27.

11 – Cuocolo A, Storto G, Izzo R, et al. Effects of valsartan on left ventricular diastolic function in patients with mild or moderate essential hypertension: comparison with enalapril. J Hypertens 1999; 17 (Pt 2): 1759-1766.

12 – Warner JG Jr, Metzger DC, Kitzman DW, Wesley DJ, Little WC. Losartan improves exercise tolerance in patients with diastolic dysfunction and a hypertensive response to exercise. J Am Coll Cardiol 1999; 33: 1567-1572.

13 – American College of Sports Medicine Position Stand. The recommended quantity and quality of exercise for developing and maintaining cardiorespiratory and muscular fitness, and flexibility in healthy adults. Med Sci Sports Exerc 1998; 30: 975-991.

14 – Pollock ML, Franklin BA, Balady GJ, et al. AHA Science Advisory. Resistance exercise in individuals with and without cardiovascular disease: benefits, rationale, safety, and prescription. An advisory from the Committee on Exercise, Rehabilitation, and Prevention, Council on Clinical Cardiology, American Heart Association. Circulation 2000; 101:828-833.

15 – Linee guida – La prescrizione dell’esercizio fisico in ambito cardiologico – Documento di Consenso della Task Force Multisocietaria Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI) – Società Italiana di Cardiologia dello Sport (SIC Sport) – Associazione Nazionale Cardiologi Extraospedalieri (ANCE) – Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) – Gruppo Italiano di Cardiologia Riabilitativa (GICR) – Società Italiana di Cardiologia (SIC): 14. L’esercizio fisico nel paziente iperteso – ANTONINO DE FRANCESCO, RICCARDO GUGLIELMI, FRANCESCO PERTICONE, DANIELE D’ESTE – G Ital Cardiol 2007; 8 (11): 681-731

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Attività Fisica Adattata nei cardio-trapiantati

L’esercizio fisico adattato nei cardio-trapiantati migliora la qualità della vita!

 

Scarse esperienze inerenti all’esercizio fisico nei cardio-trapiantati e limitata letteratura scientifica associata a un altrettanto limitato numero di soggetti, inducono ad affermare che il training fisico studiato nel corso del tempo non è stato uniforme nella tipologia, nell’intensità, nella frequenza e nella durata: i risultati ottenuti non si possono utilizzare come guida per un impiego esatto e sicuro in un piano di trattamento con Attività Fisica Adattata.

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In bibliografia, le caratteristiche comuni dei soggetti cardio-trapiantati sono così riassumibili:

1) tutti i soggetti con insufficienza cardiaca cronica sono rimasti a lungo inattivi prima di ricevere il cuore di un donatore determinando un circolo vizioso di decondizionamento/aggravamento del deficit funzionale;

2) il cuore trapiantato è denervato e la risposta all’esercizio fisico è influenzata fortemente dall’incompetenza cronotropa che riduce l’aumento della gettata cardiaca e, quindi, il VO2 di picco;

3) il miglioramento della capacità funzionale è lento, dipende dall’età e dalle complicazioni post-operatorie.

4) tutti i soggetti trapiantati hanno una ridotta tolleranza allo sforzo in relazione a vari fattori (1).

In questo contesto, la funzione polmonare non sembra avere un ruolo importante come il sistema cardiocircolatorio e la muscolatura scheletrica.

L’aumento dello spazio morto fisiologico e la riduzione della diffusione alveolo-capillare, generalmente regrediscono a distanza dal trapianto cardiaco, mentre la funzione cardiaca e quella muscolare restano più limitate nel tempo (2).

La funzione cardiaca è limitata dall’incompetenza cronotropa e dalla disfunzione diastolica (3 – 4).

La mancanza di una innervazione diretta del nodo senoatriale sembra costituire la causa più probabile di tale incompetenza: l’aumento delle catecolamine circolanti e la risposta del nodo seno-atriale alla stimolazione beta-adrenergica sono normali o addirittura aumentate.

La connessione elettrica tra il seno atriale del cuore nativo e quello del cuore trapiantato produce un aumento di circa il 20% della risposta della frequenza cardiaca al picco di esercizio, a cui corrisponde un aumento di circa il 10% del VO2 di picco (5).

Il deficit muscolare dipende da alterazioni strutturali e funzionali (atrofia miocellulare, aumento delle fibre glicolitiche rispetto a quelle ossidative, riduzione del rapporto capillari/fibra, riduzione del volume di densità mitocondriale, riduzione del contenuto di enzimi ossidativi) che non sempre regrediscono completamente dopo il trapianto (6 -7).

Il VO2 di picco tende ad aumentare con il passare dei mesi dopo il trapianto, in particolar modo nei soggetti più giovani di sesso maschile.

 

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Effetti dell’Attività Fisica Adattata nei cardio-trapiantati

 

  • Molte alterazioni muscolo-scheletriche e cardiovascolari regrediscono dopo un adeguato programma di allenamento aerobico a cui corrisponde un aumento della capacità funzionale e della qualità di vita (8 – 9);
  • la massa magra tende ad aumentare del 10-15%;
  • la risposta cronotropa è ridotta con miglioramento del rapporto frequenza cardiaca/VO2;
  • la pressione arteriosa sistemica tende a ridursi a riposo e a carico sotto-massimale;
  • il VO2 di picco aumenta del 10-20%, associato ad aumento della soglia anaerobica.

Sembra che l’esercizio fisico adattato nei cardio-trapiantati:

  • prevenga gli effetti collaterali della terapia immunosoppressiva;
  • migliora il profilo di rischio cardiovascolare;
  • incrementa la sensibilità all’insulina;
  • produce la riduzione dell’indice di massa corporea;
  • riduce il colesterolo LDL e i trigliceridi mentre aumenta il colesterolo HDL.

Questi effetti sono responsabili del miglioramento della funzione endoteliale delle grandi arterie di conduttanza e delle piccole arterie.

Oltre al training aerobico, ai cardio-trapiantati si raccomanda di effettuare esercizi contro resistenza poiché è stato dimostrato un aumento della calcificazione ossea e una riduzione dell’osteoporosi indotta dalla terapia cortisonica (10).


Bibliografia

1 – Marconi C, Marzorati M. Exercise after heart transplantation. Eur J Appl Physiol 2003; 90: 250-259.

2 – Wright RS, Levine MS, Bellamy PE, et al. Ventilatory and diffusion abnormalities in potential heart transplantation recipients. Chest 1990; 98: 816-820.

3 – Kao AC, Van Trigt P 3rd, Shaeffer-McCall GS, et al. Allograft diastolic dysfunction and chronotropic incompetence limit cardiac output response to exercise two to six years after heart transplantation. J Heart Lung Transplant 1995; 14 (Pt 1): 11-22.

4 – Quigg RJ, Rocco MB, Gauthier DF, Creager MA, Hartley LH, Colucci WS. Mechanism of the attenuated peak heart rate response to exercise after orthotopic cardiac transplantation. J Am Coll Cardiol 1989; 14: 338-344.

5 – Beniaminovitz A, Coromilas J, Oz M, Galantowicz M, Donchez L, Mancini D. Electrical connection of native and transplanted sinus nodes via atrial pacing improves exercise performance after cardiac transplantation. Am J Cardiol 1998; 81: 1373-1377.

6 – Massie BM, Conway M, Rajagopalan B, et al. Skeletal muscle metabolism during exercise under ischemic conditions in congestive heart failure. Evidence for abnormalities unrelated to blood flow. Circulation 1988; 78: 320-326.

Ulteriore bibliografia di riferimento

7 – Mancini DM, Walter G, Reichek N, et al. Contribution of skeletal muscle atrophy to exercise intolerance and altered muscle metabolism in heart failure. Circulation 1992; 85:1364-1373.

8 – Kobashigawa JA, Leaf DA, Lee N, et al. A controlled trial of exercise rehabilitation after heart transplantation. N Engl J Med 1999; 340: 272-277.

9 – Kavanagh T, Yacoub MH, Mertens DJ, Kennedy J, Campbell RB, Sawyer P. Cardiorespiratory responses to exercise training after orthotopic cardiac transplantation. Circulation 1988; 77: 162-171.

10 – Braith RW, Welsch MA, Mills RM Jr, Keller JW, Pollock ML. Resistance exercise prevents glucocorticoid-induced myopathy in heart transplant recipients. Med Sci Sports Exerc 1998; 30: 483-9.

11 – Linee guida – La prescrizione dell’esercizio fisico in ambito cardiologico – Documento di Consenso della Task Force Multisocietaria Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI) – Società Italiana di Cardiologia dello Sport (SIC Sport) Associazione Nazionale Cardiologi Extraospedalieri (ANCE) – Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) Gruppo Italiano di Cardiologia Riabilitativa (GICR) – Società Italiana di Cardiologia (SIC):

12. ROMUALDO BELARDINELLI, PIERGIUSEPPE AGOSTONI – L’esercizio fisico nel paziente con insufficienza cardiaca cronica e nel paziente sottoposto a trapianto cardiaco – G. Ital. Cardiol. 2007; 8 (11): 681-731


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