Disturbi perineali e Attività Fisica Adattata

 

Disturbi perineali – Quale Attività Fisica Adattata ?

Prof. Dott. Carmelo Giuffrida – 2018 –

 

L’incontinenza urinaria e fecale, la stipsi, il prolasso uro-genitale, il dolore perineale cronico, i disturbi sessuali, riassumibili nel termine di “disturbi perineali”, presentano una pesante ripercussione sulla sfera personale, emotiva e comportamentale e costituiscono un importante motivo di disabilità e di handicap coinvolgente circa il 30% della popolazione femminile nazionale.

 

Già negli anni ’50, il ginecologo americano, Arnold Kegel, dimostrò l’utilità di una stimolazione mio-fasciale corretta sfruttando l’allenamento in feedback dei muscoli del perineo nelle donne con disfunzionalità urinaria da sforzo e che andavano incontro a incontinenza.

Negli ultimi decenni la prevenzione nel settore è stata assai carente mentre, contestualmente, le aziende produttrici di pannolini hanno foraggiato, per ovvi motivi commerciali, le spinte all’acquisto di assorbenti stimolando i sistemi che ammortizzano l’effetto che deriva dall’incontinenza (odori e assorbimento di urine).

Pochi hanno offerto l’opportunità di un recupero funzionale dei muscoli pelvici attraverso l’allenamento funzionale dei distretti perineali e la società ha acquisito una mentalità di passiva accettazione di tale fenomeno.

“Ma tanto non c’è niente da fare!” oppure “vista l’età…”, sono espressioni che oggi non si accettano più!

Ultimamente viene sempre più richiesto dall’utenza femminile un recupero delle disfunzioni perineali con modalità non invasive soprattutto nel recupero dell’incontinenza urinaria.

Un trattamento intensivo di ginnastica perineale studiato appositamente per il soggetto che necessita di una specifica Attività Fisica Adattata guidata sotto controllo specialistico e condotta in ambiente altamente specializzato, associata ad un auto-training domiciliare può apportare ottimi risultati e benefici che possono essere mantenuti con sufficiente garanzia consentendo di eliminare ed allontanare condizioni patologiche particolari.

 

L’obiettivo educativo finalizzato del protocollo produce, in donne a rischio di disfunzione, come atlete, oppure in stato gravidico o post-gravidico che presentano sintomi di disfunzione perineale, non obbligatoriamente in peri-menopausa, attraverso corrette stimolazioni di A.F.A. – Attività Fisica Adattata – e la modificazione delle abitudini minzionali scorrette, esperienze positive che ne convalidano i contenuti tecnico-scientifici che, ormai, godono di ottima evidenza statistica accettata da tutte le comunità scientifiche internazionali.

Per ottenere una buona funzione perineale è indispensabile migliorare l’attività del sistema fascio-legamentoso pelvico e dei muscoli perineali (muscolo pubo-coccigeo ed elevatore dell’ano).

Particolare attenzione va rivolta alle risposte delle innervazioni, dei visceri pelvici (vescica, utero, ano) preservandone la localizzazione e il mantenimento in sede anatomica. Deve essere stabilizzata la statica pelvica e si rende necessario potenziare la struttura di sostegno costituita da tutti i muscoli perineali per non compromettere la struttura di sospensione, costituita dalle strutture mio-fasciali e legamentose.

Il beneficio che ne deriva riguarda anche la continenza uro-fecale, la percezione sessuale e le contratture loco-regionali tipiche (mialgia tensiva del pavimento pelvico) che sfociano nel dolore cronico perineale.

 

Protocollo: Gli obiettivi

Il piano di trattamento con attività motoria finalizzata, individualizzata e adattata alle esigenze del singolo soggetto per intensità, frequenza, durata viene incrementata gradualmente nel tempo commisurandone i parametri alle capacità funzionali soggettive.

Prevede un primo periodo di ambientamento e di adattamento con rapporto 1:1 con una seduta settimanale; una volta che si ottiene un minimo di capacità fisiche si può optare di operare in seno a mini-gruppi di lavoro (max 3-4 persone) con cadenza bi-tri-settimanale, per mantenere e/o ottimizzare le acquisizioni finalizzate alla prevenzione ed al potenziamento perineale: con questo sistema si abbattono i costi e si incrementa l’esercizio fisico specifico; la singola seduta ha un tempo variabile che oscilla dai 50 ai 60 minuti di attività. L’intero piano di trattamento viene integrato dal piano di lavoro domiciliare con esercizi appositamente studiati e insegnati da ripetere autonomamente anche più volte al giorno e secondo le istruzioni impartite.

 

In fase iniziale, un momento di informazione fondamentale riguarda l’ambito della prevenzione: l’indispensabile ambito del programma educativo prevede la fornitura di informazioni di base riguardanti l’anatomo-fisiologia dell’apparato vescico-sfinterico;

 

Gli interventi di prevenzione non si limitano solo a potenziare i muscoli del pavimento pelvico ma tendono a facilitare l’apprendimento o il ri-apprendimento di gesti motori specifici per ottenere il controllo disfunzionale degli automatismi sfintero-perineali.

Il piano di lavoro prevede un percorso di mantenimento nel tempo, successivo per chi ha raggiunto gli obiettivi minimi durante il trattamento individuale; grazie a un percorso speciale integrato condotto in seno a un mini-gruppo, è possibile proseguire il trattamento per ottimizzare una adeguata coordinazione e automatismo delle funzioni perineali attraverso:

– percezione del proprio corpo;

– recupero delle limitazioni funzionali con esercizi di mobilizzazione e di stretching miofasciale;

– potenziamento funzionale dei muscoli e capacità di rilassamento;

– coordinazione neuro-muscolare e integrazione dei muscoli perineali nelle attività quotidiane che comportano aumento della pressione addominale per effetto di sforzi fisici

– coordinazione dell’attività pelvica con il diaframma durante il tetra-ritmo respiratorio.

I criteri di esclusione a effettuare un piano di trattamento per mezzo di Attività Fisica Adattata riguardano:

  1. decadimento cognitivo grave;
  2. condizioni cliniche acute e/o riacutizzate;
  3. incapacità di deambulazione autonoma;
  4. impossibilità di raggiungere autonomamente o con l’aiuto di un caregiver il luogo in cui si deve espletare la sessione di attività fisica;
  5. incapacità di collaborazione individuale nel rapporto 1:1 o nella interazione con il mini-gruppo;
  6. incapacità di contrarre il muscolo pubo-coccigeo e/o presenza di inversione del comando perineale nei soggetti incapaci di “contrarre” e che “spingono” attraverso l’uso involontario dei muscoli addominali.

CONTATTI

 

Se desidera avere più informazioni, avere chiarimenti su problematiche personali, se ha un problema particolare ed urgente, o se desidera avere un breve primo colloquio informativo tecnico prima di richiedere l’appuntamento per una Consulenza, avrà la possibilità di parlare con uno dei nostri specialisti dell’Esercizio Fisico semplicemente richiedendolo all’Operatore di Segreteria:

Tel.: 095/387810

Cell.: 338/9134141

e-mail: drcarmelogiuffrida@yahoo.it oppure : info@drcarmelogiuffrida.com

 


Bibliografia

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Attività fisica per la salute globale

Attività fisica per la salute globale e lo sviluppo sostenibile: la Dichiarazione di Bangkok

Prof. Dott. Carmelo Giuffrida – 2018

 

È già trascorso parecchio tempo da quando è stata pubblicata la traduzione ufficiale in italiano autorizzata, a cura della Università degli Studi di Cagliari e Dors, della “Dichiarazione di Bangkok sull’attività fisica per la salute globale e lo sviluppo sostenibile” sottoscritta, a novembre 2016, da 72 Paesi durante la sesta conferenza della Società Internazionale per l’Attività fisica e la Salute (International Society for Physical activity and Health – ISPAH).

La Dichiarazione di Bangkok rappresenta una vera e propria dichiarazione di consenso sull’importanza della promozione dell’attività fisica per la prevenzione delle malattie croniche e la promozione della salute globale; individua 6 aree prioritarie in cui i Governi dovrebbero investire per raggiungere gli obiettivi previsti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) di aumentare del 10% i livelli di attività fisica e ridurre i comportamenti sedentari entro il 2025, al fine di guadagnare salute e migliorare la qualità della vita:

  1. Rinnovare l’impegno a investire e attuare azioni politiche tempestive e su larga scala, per ridurre l’inattività fisica lungo l’intero arco della vita, come contributo alla riduzione del carico globale di malattie non trasmissibili e raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030;
  2. Prevedere un coinvolgimento dei diversi settori a livello nazionale e istituire piattaforme di coordinamento;
  3. Sviluppare le competenze dei professionisti e dei decisori;
  4. Migliorare le competenze tecniche e condividere le esperienze;
  5. Rafforzare il monitoraggio e i sistemi di sorveglianza;
  6. Sostenere e promuovere la collaborazione, la ricerca e la valutazione delle politiche.

La Dichiarazione di Bangkok completa i principi e le azioni della “Carta di Toronto per l’attività fisica“:

  1. Adottare strategie basate sulle evidenze, rivolte sia alla popolazione generale che a sottogruppi specifici, in particolare a coloro che devono affrontare maggiori ostacoli;
  2. Adottare un approccio più equo, finalizzato a ridurre le disuguaglianze sociali e di salute e le disparità di accesso all’attività fisica;
  3. Affrontare i determinanti ambientali, sociali ed individuali dell’inattività fisica;
  4. Implementare azioni sostenibili attraverso una collaborazione tra più settori a livello nazionale, regionale e locale, per ottenere un impatto maggiore;
  5. Sviluppare le competenze e sostenere la formazione nell’ambito della ricerca, della pratica, delle politiche, della valutazione e della sorveglianza;
  6. Utilizzare un approccio mirato all’intero ciclo di vita, considerando i bisogni dei bambini, delle famiglie, degli adulti e degli anziani;
  7. Chiedere ai decisori e alla comunità in generale un maggior impegno politico e le risorse per l’attività fisica;
  8. Garantire la presenza di sensibilità culturale e adattare le strategie alle differenti “realtà locali”, ai diversi contesti e alle diverse risorse;
  9. Facilitare le scelte di salute personali, facendo in modo che l’attività fisica sia la scelta più facile.

Inoltre, integra il documento “Investimenti che funzionano per promuovere l’attività fisica” e fa appello a decisori, finanziatori e portatori di interesse affinché creino partnership tra più settori per implementare piani nazionali e regionali di promozione di stili di vita attivi e salutari.
I professionisti, le reti e i gruppi di lavoro impegnati nella promozione dell’attività fisica dovrebbero sostenere e diffondere la nuova Dichiarazione di Bangkok (Advocacy per l’attività fisica) creando progetti e interventi di promozione dell’attività fisica agendo su uno o più degli 8 obiettivi di sviluppo sostenibile, assegnati dalle Nazioni Unite a tutti i Paesi per il 2030, e richiamati dalla Dichiarazione di Bangkok.

La promozione dell’attività fisica fu già pubblicizzata nell’ambito del programma “Guadagnare Salute”.


Materiali utili:
– Traduzione in italiano del documento completo “La Dichiarazione di Bangkok sull’attività fisica per la salute globale e lo sviluppo sostenibile (novembre 2016, traduzione italiana autorizzata, a cura di Università di Cagliari e Dors)” (PDF: 524 kb);
presentazione nella pagina dedicata del sito Dors;
– Documento originale sul sito dell’Ispah “The Bangkok Declaration on Physical Activity for Global Health and Sustainable development” – http://www.ispah.org/resources
– La “Carta di Toronto per l’attività fisica
– Documento “Investimenti che funzionano per promuovere l’attività fisica”

Giornata Mondiale del Cancro 2018

 World Cancer Day – Giornata mondiale del Cancro

 

Catania 04 Aprile 2018

è arrivato il rapporto sull’impatto del 2018

Con grande entusiasmo lo Studio del Prof. Dott. Carmelo Giuffrida ha ricevuto oggi l’e-mail del Report mondiale che riassume i dati di tutte le attività espletate.

Anche questo Studio ha dato il suo modesto contributo alla ricerca scientifica affiancando l”Attività Fisica Adattata al Cancro!

 

Quest’anno più che mai, il World Cancer Day ha catturato l’attenzione del mondo.

 

 

Nell’ultimo anno della campagna We can. Io posso” , il mondo si è riunito per informare, educare, sensibilizzare e ispirare le azioni utili intraprese nei confronti di una delle malattie più mortali del mondo.

Questo rapporto fornisce una stima su alcune di queste azioni definendo in che modo gli sforzi collettivi del 4 febbraio scorso hanno avuto un impatto clamoroso in tutto il mondo. Il rapporto fornisce una sintesi dell’impatto della Giornata mondiale contro il cancro 2018 a grandi linee, dal momento che non è stato possibile dettagliare le migliaia di sforzi generosi individuali e collettivi che si sono svolti lo scorso 4 febbraio. Tuttavia, ogni azione intrapresa e ogni messaggio condiviso da tutti i sostenitori del World Cancer Day non solo ha aiutato a raggiungere i numeri impressionanti, ma ha anche dato alla campagna una vita, energia e un proprio slancio.

 

Riceviamo il ringraziamento dei partner ufficiali della Giornata mondiale contro il cancro, il cui generoso contributo finanziario sostiene il miglior lavoro che, anche noi, nel nostro piccolo Studio e nella nostra piccola realtà siciliana, facciamo tramite l’Attività Fisica Adattata in Oncologia.

Prepararsi per una nuova campagna

Gli ultimi tre anni hanno dimostrato l’impatto che possiamo ottenere se tutti insieme operiamo sotto la stessa bandiera. La Giornata mondiale contro il cancro è una campagna costruita per risuonare, ispirare il cambiamento e mobilitare l’azione intrapresa anche molto tempo dopo il giorno dedicato.

Da oggi fino alla nuova campagna del 2019, continuiamo a stimolare la riduzione dell’impatto che il cancro ha su noi stessi, le nostre comunità e il mondo.


La Giornata mondiale contro il cancro è un’iniziativa dell’Unione per il controllo internazionale del cancro

(UICC) 31-33 Avenue Giuseppe Motta 1202 Ginevra – Svizzera

Tel +41 (0) 22 809 1811 Fax +41 (0) 22 809 1810 © 2018 UICC | Giornata mondiale contro il cancro

 

 


CONTATTI

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Attività Fisica Adattata nel Morbo di Parkinson

Attività Fisica Adattata nel Morbo di Parkinson

Prof. Dott. Carmelo Giuffrida – 2018 –

Tra le patologie neuro-degenerative che coinvolge in maniera elettiva la capacità di programmare ed eseguire correttamente il movimento, la Malattia o Morbo di Parkinson non risparmia la sfera cognitiva e comportamentale. Questi aspetti, unitamente al decorso cronico e progressivo della patologia, determinano una compromissione delle attività di vita quotidiana e delle relazioni interpersonali producendo notevoli ripercussioni sulla società, sulla famiglia, sul sistema sanitario e assistenziale.

Il protocollo utilizzato nello Studio del Prof. Dott. Carmelo Giuffrida è rivolto al soggetto con Malattia di Parkinson con funzioni cognitive sufficienti per seguire il trattamento proposto e che non hanno altri problemi di salute con co-morbidità. Gli esercizi e l’A.F.A. non si applicano automaticamente agli altri parkinsonismi come l’atrofia multi-sistemica e la paralisi sovra-nucleare progressiva.  I problemi correlati all’osteoporosi vengono correlati alle linee guida utilizzati nell’osteoporosi. Se non è presente un deficit mentale severo come un deficit cognitivo, attentivo, della personalità o delle paure, i soggetti vengono trattati esattamente come i loro coetanei. L’attività connessa alla scrittura lo Studio raccomanda l’affidamento al terapista occupazionale mentre avvia i problemi del linguaggio al Logopedista. Le problematiche urologiche connesse al trattamento pelvico, essendo di competenza, vengono affrontate con specifico piano di lavoro associato e sotto stretta sorveglianza dello Specialista Urologo.

Il management del soggetto con Malattia di Parkinson viene sempre e comunque seguito sotto stretta sorveglianza e piano di trattamento del Direttore Tecnico Specializzato in Scienze e Tecniche delle Attività Motorie Preventive e Adattate con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita, mantenendo o aumentando l’indipendenza del soggetto, la sua sicurezza e il suo benessere, la prevenzione dell’inattività e delle cadute, il miglioramento dell’attività funzionale.

Pur avendo conoscenze e consapevolezza sulle recenti acquisizioni neurologiche relative alla Malattia di Parkinson e sui Parkinsonismi, sul trattamento farmacologico, sugli aspetti neuro-psicologici, sul deterioramento funzionale e sulle limitazioni nelle attività, lo Studio delega e rinvia i soggetti che necessitano di trattamenti e cure aggiuntive, inclusa necessità di terapia occupazionale e del linguaggio, alle figure professionali di pertinenza nel pieno rispetto dell’etica della propria professione.

I soggetti che operano nello Studio si limiteranno alle proprie competenze stabilite dal D. M. 29.3.2007, si limiteranno all’analisi e all’esame del movimento, si rivolgeranno ai deficit funzionali e alle limitazioni delle attività, si utilizzeranno tecniche e possibilità adeguate ed allineate alla propria specifica professione, valuteranno i segni clinici connessi al gesto motorio derivanti dalla patologia e valuteranno l’efficacia dell’intervento con l’ausilio di outcome validi e affidabili senza perdere di vista i Medici di riferimento nel trattamento globale.

Efficacia dei trattamenti con Attività Fisica Adattata nella Malattia di Parkinson

Le evidenze scientifiche sull’efficacia dei trattamenti con Attività Fisica Adattata nella Malattia di Parkinson sono ancora limitate per la carenza di studi controllati, per la loro disomogeneità e per la difficoltà di valutazioni cliniche oggettive, sebbene si cerchi sempre di individuare le migliori strategie per potenziare l’autonomia della persona affetta da Parkinson nella sua quotidianità.

I soggetti affetti da malattia di Parkinson non sono tutti uguali.

L’Attività Fisica Adattata prevede:

  • una tipologia di esercizi adattati ai vari stadi della patologia;
  • opportune modificazioni ed ampliamenti che saranno combinati fra loro in modo flessibile.

 

MODALITA’ PROGETTUALI e CRITERI DI APPLICAZIONE DEGLI ESERCIZI

L’attività pratica viene eseguita individualmente con rapporto 1:1; successivamente, una volta ottenuto un adeguato adattamento, in piccoli gruppi fino ad un massimo di 4 persone costituito il più omogeneamente possibile in relazione allo stato psico-fisico dei partecipanti.

Nei casi necessari, i caregiver (“colui che si prende cura” e si riferisce, naturalmente, a tutti i familiari che assistono un loro congiunto ammalato e/o disabile) possono presenziare all’attività per aumentare la motivazione degli utenti e imparare strategie da utilizzare anche durante il lavoro a domicilio.

Si possono usare i cues e le strategie di movimento cognitive se il soggetto ha difficoltà ad applicarli nella vita di tutti i giorni (una istruzione per volta soprattutto se esistono problemi mentali come deficit mnesici o attentivi).

Il piano di trattamento si articola in un ciclo annuale con una variabilità di 1-2 sedute di un’ora alla settimana da espletare in ambiente altamente specializzato, intervallate da almeno due-tre giorni. Il programma potrà essere variato in corso d’opera in relazione alle osservazioni del Direttore Tecnico e alle reazioni dei frequentatori.

La conduzione dell’attività motoria e lo svolgimento di ogni seduta dipendono molto da chi somministra l’esercizio e da chi lo deve eseguire.

Il ruolo del “Fisiologo dell’Esercizio Fisico” è complesso, poiché, oltre ad essere Specialista “tecnico competente dell’Attività Fisica Adattata” deve essere “animatore” capace di coinvolgere il soggetto in tutte le strategie motorie proposte, ricco di vitalità e di entusiasmo, in grado di fornire adeguati stimoli anche quando l’individuo non è propriamente partecipativo.

Il lavoro proposto NON richiede un dispendio energetico superiore a quanto previsto nel piano di trattamento progettato e sarà adattato alle capacità evidenziate dal soggetto.

Ogni singola proposta è uno stimolo motorio, un’occasione per mantenere il corpo in movimento.

L’idea del percorso con Attività Fisica Adattata – AFA – è quella di fornire un modo nuovo di stare insieme, un modo differente di vivere il proprio corpo e un modo scientifico per superare le difficoltà che deve affrontare l’apparato locomotore tutti i giorni per garantire una forma di autonomia, seppur limitata, che può offrire una migliore qualità di vita.

Il Team dello Studio offre un rapporto empatico e attenzione alla ricezione dei feed-back, spiega le finalità degli esercizi motivandoli dal punto di vista funzionale con parole semplici e comprensibili a misura di “utente” per giustificare movimenti apparentemente banali; viene sempre stimolata l’auto-correzione posturale e gli esercizi vengono somministrati in duplice “garanzia di sicurezza” sia per prevenire incidenti o disagi durante la pratica di attività motoria che per evitare conseguenze di ordine psicologico emergenti a seguito dell’attività fisica.

Lo scopo primario del trattamento è quello di potenziare le capacità funzionali personali.

 

L’approccio con A.F.A. più efficace si basa sulla compensazione dei meccanismi fisiopatologici deficitari.

I 
cues facilitano sia l’inizio che il mantenimento di un movimento, fornendo un ritmo esterno che va a compensare la mancata o deficitaria produzione di segnali interni da parte dei gangli della base interessati dal processo degenerativo. I cues sono stimoli che il soggetto utilizza in modo cosciente e consapevole: il comando che gli viene impartito è quello di mantenere alta l’attenzione.

Rispetto all’uso terapeutico, occorre distinguere fra:

  • cues ricorrenti ritmici somministrati con uno stimolo ritmico continuo utilizzato come meccanismo di controllo del cammino
  • cues onoff impiegati per mantenere l’equilibrio (es.: nei trasferimenti, per iniziare le
D.L. o per ripartire dopo un freezing).

 

Gli obiettivi del nostro protocollo: prevenire o ridurre le complicanze secondarie alla ridotta mobilità e ottimizzare le residue capacità funzionali dei soggetti mediante l’apprendimento di nuove strategie comportamentali. Importante attenzione sarà rivolta nel non affaticare il soggetto diluendo la tempistica con frazionamenti intelligenti dell’attività dei vari distretti somatici; a domicilio il lavoro sarà frazionato nel corso della giornata.

Durata e frequenza del trattamento con A.F.A. dipendono fortemente dal decorso della patologia, dalle necessità e dal potenziale del soggetto.

Il piano di lavoro si deve focalizzare sul problema maggiore correlato alle necessità dell’utente.

Utilizzando i cues, le abilità funzionali nelle ADL dovrebbero migliorare entro un periodo medio di 4-6 settimane;

le capacità fisiche dovrebbero migliorare entro un periodo di almeno 8-12 settimane purché vengano seguite le istruzioni fornite in merito agli esercizi domiciliari.

Il lavoro in Studio sarà a bassa frequenza (una volta a settimana) per poi valutare dopo 16-20 sessioni di lavoro un eventuale intensificazione del lavoro a media–alta frequenza (2-3 volte a settimana e inserimento in un mini-gruppo).

Gli obiettivi raggiunti si rivaluteranno ogni 4-6 settimane e, se è necessario, si modificherà il protocollo di esercizi previsto continuando a fornire regolarmente informazioni e consigli di supporto.

 

Un intervento con A.F.A. sarà precoce con obiettivi che variano a seconda della fase di malattia (secondo la
Scala di stadiazione clinica di Hoehn e Yahr), della sua evolutività, dei sintomi prevalenti, delle condizioni psicosociali del soggetto, ecc….

Per incoraggiare una buona performance motoria e prevenire la paura di muoversi o di cadere sono importanti uno stile di vita attivo e praticare attività fisica aerobica.

Successivamente si renderanno efficaci le sedute di
A.F.A. in gruppo.

 

Importanza del trattamento di A.F.A. in seno a un mini-gruppo dopo un periodo di ambientamento e adattamento in seduta individuale.

Tutti gli studi concordano sulla scarsa durata nel tempo (da sei a dodici mesi) dei risultati acquisiti.

Per consentire un maggior mantenimento dei benefici, sembrerebbe provata l’utilità di trattamenti in gruppo o l’auto-trattamento a domicilio, anche se diversi studi hanno evidenziato la difficoltà di continuare a casa il programma di esercizi appreso poiché, probabilmente, l’esercizio fisico non si inserisce facilmente nello stile di vita del soggetto.

Il trattamento di gruppo si prefigge di agire non solo sull’aspetto motorio, ma anche su quello relazionale.

Nel gruppo il soggetto è stimolato alla motivazione, alla socializzazione, alla competizione, all’affrontare più o meno le stesse problematiche con l’arricchimento del sostegno e del confronto.
 Socializzare la malattia riduce l’ansia e la depressione individuale.

L’osservazione di una azione compiuta da un altro soggetto del gruppo diventa anche un importante strumento di apprendimento.

Il trattamento di gruppo consente un vantaggio anche sul piano economico in quanto riduce sensibilmente i costi.

L’A.F.A. ha indicazione se:

– non esistono problemi per cui l’esercizio fisico è controindicato;

– non ci sono problemi medici;

– non ci sono fattori sociali o personali che possono ridurre la compliance,

– l’impairments nelle funzioni, le limitazioni nelle attività e gli aspetti comportamentali possono essere influenzati;

– il soggetto ha limitazioni in una o più attività (trasferimenti di posizione, postura del corpo, raggiungimento di un luogo, afferrare oggetti, equilibrio, difficoltà deambulatorie);

– il soggetto mostra peggioramento o rischio di peggioramento delle capacità fisiche;

– il soggetto mostra rischio di caduta o ha paura di cadere;

– il soggetto necessita di informazioni o consigli sulla postura, sul movimento, sul funzionamento quotidiano del suo corpo.

Misure di Outcome

Utili le valutazioni iniziali per valutare gli effetti del trattamento dato che la funzione motoria e la limitazione nelle attività possono variare in modo considerevole durante la giornata.

Le misure successive verranno rilevate sempre alle stesse ore rispetto alle valutazioni iniziali controllando che i farmaci vengano assunti sempre alla medesima ora.


[Protocollo dello Studio del Prof. Dott. Carmelo Giuffrida – 2018 – redatto sulla scorta della letteratura usata tramite la libreria Cochraine, i data base Cinahl, Pedro, Embase, Medline; sulle conclusioni contenute in studi clinici randomizzati RCT’S, revisioni sistematiche di letterature di Deane e altri, e meta-analisi di De Goede e altri, oltre alle linee guida pubblicate in Gran Bretagna e in Olanda, e l’International Classification of Functioning, Disability, and Health. I criteri sviluppati sono stati allineati, per quanto possibile, alle Evidence-based Guidelines Meeting (piattaforma EBRO) sotto gli auspici del Dutch Institute for Health Care Improvement (CBO). Gli esercizi proposti sotto forma di programma per A.F.A. hanno cercato di avere forma, contenuti, intensità e durata basati su studi qualitativamente ben condotti evitando improvvisazioni e generalizzazioni empiriche].


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