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Sport o Attività Fisica? Ad ogni persona bisogna prospettare il proprio piano di lavoro!

Lo Sport …è cosa diversa dall’Attività Fisica!

 

L’organismo umano necessita del movimento e non della sedentarietà: il gesto motorio è connaturato con la sua natura e una regolare attività fisica, anche di moderata intensità, è in grado di contribuire abbondantemente a migliorare tutti gli aspetti della qualità della vita.

Una carente e scarsa attività fisica è coinvolta nell’insorgenza di parecchie malattie non trasmissibili e disturbi frequenti: diabete di tipo 2, malattie cardiocircolatorie (infarto, miocardico, ictus, insufficienza cardiaca), dismetabolismi, tumori.

 

Se si decide di fare Attività Motoria bisogna avere le idee chiare e scegliere bene.

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Fare esercizio fisico con i suoi obiettivi, finalità e potenzialità, è cosa ben diversa dal praticare un’attività sportiva ed esercitarsi in uno sport.

Lo sport è caratterizzato da aspetti importanti e fondamentali che, essenzialmente in età evolutiva, persegue aspetti psico-fisici ed educativi.

Lo Sport non nasce per servire l’essere umano e la sua salute bensì per fornire divertimento e incremento della performance fisica.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce Attività Fisica un qualsiasi movimento corporeo prodotto dai muscoli scheletrici che richiede un dispendio energetico.

Questa definizione include, quindi, le attività sportive, l’attività lavorativa manuale e i normali movimenti della vita quotidiana come il camminare, l’andare in bicicletta, ballare, giocare, fare giardinaggio, … compresi i lavori domestici.

Lo svolgimento di attività fisica non implica un dispendio di tempo espressamente dedicato poiché ogni momento della giornata è una buona occasione per fare movimento rendendo le normali attività quotidiane in un pretesto per fare esercizio fisico. Ancora meglio e di più per ottenere il benessere è la costante pratica finalizzata presso un ambiente che ne finalizza l’attività.

Pertanto, l’Attività Fisica va ben oltre il concetto di sport e rappresenta il più potente antidoto da usare contro il veleno della sedentarietà, per migliorare la qualità della vita ed incrementare il proprio stato di salute.

Quali sono i benefici dell’attività fisica?

 

Muoversi ogni giorno produce effetti positivi sullo stato di salute fisico e psichico dell’individuo.

Gli studi e le evidenze scientifiche che ne confermano i grandi effetti benefici sono ormai innumerevoli e, quotidianamente, emerge che l’attività fisica:

  • migliora la tolleranza al glucosio e riduce il rischio di ammalarsi di diabete di tipo 2;
  • previene l’ipercolesterolemia e l’ipertensione;
  • riduce i livelli della pressione arteriosa e del colesterolo;
  • diminuisce il rischio di sviluppo di malattie cardiache e di diversi tumori, come quelli del colon e del seno;
  • riduce il rischio di morte prematura, in particolare quella causata da infarto e da altre malattie cardiache
  • previene e riduce l’osteoporosi e il rischio di fratture, oltre ai disturbi muscolo-scheletrici (come il mal di schiena);
  • riduce i sintomi di ansia, stress e depressione;
  • previene, specialmente tra i bambini e i giovani, i comportamenti a rischio come l’uso di tabacco, alcol, diete non sane e atteggiamenti violenti;
  • favorisce il benessere psicologico attraverso lo sviluppo dell’autostima, dell’autonomia;
  • facilita la gestione dell’ansia e delle situazioni stressanti;
  • produce dispendio energetico diminuendo il rischio dell’obesità.

 

E’ difficile scegliere lo Sport o l’Attività Fisica?

Ad ogni persona bisogna prospettare il proprio piano di lavoro!

 

lo sport-attività fisica-esercizio fisico-sport-allenamento-seduta singola-gruppo-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-salute-benessere-1Per essere più reattivi e ottenere una buona performance nel proprio sport, per ritornare a praticarlo dopo un infortunio e dopo la riabilitazione fisioterapica, per evitare rischi di malesseri, di infortuni e di recidive, diventa indispensabile la pratica di attività motoria in ambiente protetto e sicuro.

Occorre riatletizzare, tornare all’efficienza perduta o, forse, acquisire la performance mai avuta e sempre desiderato, …

Educare o rieducare un movimento impone la presenza di persone altamente specializzate a farlo, capaci di attivare le giuste metodiche, dosi, posologia, strumenti, … esattamente come se si trattasse di somministrare un importante farmaco!

Ad ogni persona, con la sua storia personale ed esigenze individuali, bisogna prospettare il proprio piano di lavoro fissando gli obiettivi risolutivi per il raggiungimento del benessere tramite l’esercizio fisico più idoneo.


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Attività Fisica Adattata nei cardio-trapiantati

L’esercizio fisico adattato nei cardio-trapiantati migliora la qualità della vita!

 

Scarse esperienze inerenti all’esercizio fisico nei cardio-trapiantati e limitata letteratura scientifica associata a un altrettanto limitato numero di soggetti, inducono ad affermare che il training fisico studiato nel corso del tempo non è stato uniforme nella tipologia, nell’intensità, nella frequenza e nella durata: i risultati ottenuti non si possono utilizzare come guida per un impiego esatto e sicuro in un piano di trattamento con Attività Fisica Adattata.

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In bibliografia, le caratteristiche comuni dei soggetti cardio-trapiantati sono così riassumibili:

1) tutti i soggetti con insufficienza cardiaca cronica sono rimasti a lungo inattivi prima di ricevere il cuore di un donatore determinando un circolo vizioso di decondizionamento/aggravamento del deficit funzionale;

2) il cuore trapiantato è denervato e la risposta all’esercizio fisico è influenzata fortemente dall’incompetenza cronotropa che riduce l’aumento della gettata cardiaca e, quindi, il VO2 di picco;

3) il miglioramento della capacità funzionale è lento, dipende dall’età e dalle complicazioni post-operatorie.

4) tutti i soggetti trapiantati hanno una ridotta tolleranza allo sforzo in relazione a vari fattori (1).

In questo contesto, la funzione polmonare non sembra avere un ruolo importante come il sistema cardiocircolatorio e la muscolatura scheletrica.

L’aumento dello spazio morto fisiologico e la riduzione della diffusione alveolo-capillare, generalmente regrediscono a distanza dal trapianto cardiaco, mentre la funzione cardiaca e quella muscolare restano più limitate nel tempo (2).

La funzione cardiaca è limitata dall’incompetenza cronotropa e dalla disfunzione diastolica (3 – 4).

La mancanza di una innervazione diretta del nodo senoatriale sembra costituire la causa più probabile di tale incompetenza: l’aumento delle catecolamine circolanti e la risposta del nodo seno-atriale alla stimolazione beta-adrenergica sono normali o addirittura aumentate.

La connessione elettrica tra il seno atriale del cuore nativo e quello del cuore trapiantato produce un aumento di circa il 20% della risposta della frequenza cardiaca al picco di esercizio, a cui corrisponde un aumento di circa il 10% del VO2 di picco (5).

Il deficit muscolare dipende da alterazioni strutturali e funzionali (atrofia miocellulare, aumento delle fibre glicolitiche rispetto a quelle ossidative, riduzione del rapporto capillari/fibra, riduzione del volume di densità mitocondriale, riduzione del contenuto di enzimi ossidativi) che non sempre regrediscono completamente dopo il trapianto (6 -7).

Il VO2 di picco tende ad aumentare con il passare dei mesi dopo il trapianto, in particolar modo nei soggetti più giovani di sesso maschile.

 

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Effetti dell’Attività Fisica Adattata nei cardio-trapiantati

 

  • Molte alterazioni muscolo-scheletriche e cardiovascolari regrediscono dopo un adeguato programma di allenamento aerobico a cui corrisponde un aumento della capacità funzionale e della qualità di vita (8 – 9);
  • la massa magra tende ad aumentare del 10-15%;
  • la risposta cronotropa è ridotta con miglioramento del rapporto frequenza cardiaca/VO2;
  • la pressione arteriosa sistemica tende a ridursi a riposo e a carico sotto-massimale;
  • il VO2 di picco aumenta del 10-20%, associato ad aumento della soglia anaerobica.

Sembra che l’esercizio fisico adattato nei cardio-trapiantati:

  • prevenga gli effetti collaterali della terapia immunosoppressiva;
  • migliora il profilo di rischio cardiovascolare;
  • incrementa la sensibilità all’insulina;
  • produce la riduzione dell’indice di massa corporea;
  • riduce il colesterolo LDL e i trigliceridi mentre aumenta il colesterolo HDL.

Questi effetti sono responsabili del miglioramento della funzione endoteliale delle grandi arterie di conduttanza e delle piccole arterie.

Oltre al training aerobico, ai cardio-trapiantati si raccomanda di effettuare esercizi contro resistenza poiché è stato dimostrato un aumento della calcificazione ossea e una riduzione dell’osteoporosi indotta dalla terapia cortisonica (10).


Bibliografia

1 – Marconi C, Marzorati M. Exercise after heart transplantation. Eur J Appl Physiol 2003; 90: 250-259.

2 – Wright RS, Levine MS, Bellamy PE, et al. Ventilatory and diffusion abnormalities in potential heart transplantation recipients. Chest 1990; 98: 816-820.

3 – Kao AC, Van Trigt P 3rd, Shaeffer-McCall GS, et al. Allograft diastolic dysfunction and chronotropic incompetence limit cardiac output response to exercise two to six years after heart transplantation. J Heart Lung Transplant 1995; 14 (Pt 1): 11-22.

4 – Quigg RJ, Rocco MB, Gauthier DF, Creager MA, Hartley LH, Colucci WS. Mechanism of the attenuated peak heart rate response to exercise after orthotopic cardiac transplantation. J Am Coll Cardiol 1989; 14: 338-344.

5 – Beniaminovitz A, Coromilas J, Oz M, Galantowicz M, Donchez L, Mancini D. Electrical connection of native and transplanted sinus nodes via atrial pacing improves exercise performance after cardiac transplantation. Am J Cardiol 1998; 81: 1373-1377.

6 – Massie BM, Conway M, Rajagopalan B, et al. Skeletal muscle metabolism during exercise under ischemic conditions in congestive heart failure. Evidence for abnormalities unrelated to blood flow. Circulation 1988; 78: 320-326.

Ulteriore bibliografia di riferimento

7 – Mancini DM, Walter G, Reichek N, et al. Contribution of skeletal muscle atrophy to exercise intolerance and altered muscle metabolism in heart failure. Circulation 1992; 85:1364-1373.

8 – Kobashigawa JA, Leaf DA, Lee N, et al. A controlled trial of exercise rehabilitation after heart transplantation. N Engl J Med 1999; 340: 272-277.

9 – Kavanagh T, Yacoub MH, Mertens DJ, Kennedy J, Campbell RB, Sawyer P. Cardiorespiratory responses to exercise training after orthotopic cardiac transplantation. Circulation 1988; 77: 162-171.

10 – Braith RW, Welsch MA, Mills RM Jr, Keller JW, Pollock ML. Resistance exercise prevents glucocorticoid-induced myopathy in heart transplant recipients. Med Sci Sports Exerc 1998; 30: 483-9.

11 – Linee guida – La prescrizione dell’esercizio fisico in ambito cardiologico – Documento di Consenso della Task Force Multisocietaria Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI) – Società Italiana di Cardiologia dello Sport (SIC Sport) Associazione Nazionale Cardiologi Extraospedalieri (ANCE) – Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) Gruppo Italiano di Cardiologia Riabilitativa (GICR) – Società Italiana di Cardiologia (SIC):

12. ROMUALDO BELARDINELLI, PIERGIUSEPPE AGOSTONI – L’esercizio fisico nel paziente con insufficienza cardiaca cronica e nel paziente sottoposto a trapianto cardiaco – G. Ital. Cardiol. 2007; 8 (11): 681-731


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Pubalgia o sindrome pubo-retto retto-adduttoria : il Groin Pain

Pubalgia o sindrome pubo-retto-adduttoria : Groin pain

Prof. Dott. Carmelo Giuffrida – 2017

 

Pubalgia-sindrome pubo retto adduttoria-algia del pube-esercizi-attività fisica-attività motoria-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-CataniaLa pubalgia è una sindrome disfunzionale mio-tensiva che interessa l’intero carrefour della regione addomino-pubo-crurale con quadri sintomatologici anche molto diversi tra loro.

La denominazione può assumere nomi differenti: sindrome degli adduttori, osteo-artropatia pubica, sindrome parietale della parete addominale, sindrome pubo-retto-adduttoria, groin pain.

In prevalenza interessa gli atleti (ciclisti, calciatori, judokas e lottatori, pattinatori, …) quando aumentano i carichi per effettuare il potenziamento specifico o per l’effetto di un gesto tecnico, e le donne in gravidanza; fattore scatenante è considerato il sovraccarico funzionale e strutturale, microtraumi ripetuti nel tempo, o allenamenti in condizione di iper-stress che producono affaticamento muscolare e tendineo; può essere connessa a patologie ossee e articolari o a patologie infettive e tumorali.

 

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Anatomia del Pube

 

Il pube si divide in 3 parti:

LA BRANCA ORIZZONTALE O CORPO: un segmento orizzontale, situato sopra il foro otturatorio; Il margine superiore della branca orizzontale del pube e il margine inferiore della branca discendente si riuniscono a formare l’angolo del pube.

La faccia sagittale dell’angolo del pube forma una superficie articolare leggermente concava a grande asse obliquo in basso e indietro. Questa superficie articolare e la sua omologa del pube opposta si articolano con le facce laterali convesse del nucleo inter-pubico.

LA LAMINA QUADRILATERA: una lamina posta davanti al foro otturatorio, vicino alla linea mediana, appiattita dall’avanti all’indietro;

LA BRANCA DISCENDENTE: un segmento allungato situato al di sotto e all’indietro la lamina quadrilatera.

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L’articolazione è sostenuta:

in avanti: dal legamento anteriore;

indietro: dal  legamento posteriore;

al di sopra: dal legamento superiore;

al di sotto: dal legamento inferiore o legamento arcuato sotto-pubico.

 

Il dolore nella pubalgia

 

Pubalgia-sindrome pubo retto adduttoria-algia del pube-esercizi-attività fisica-attività motoria-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-3Il dolore nella pubalgia ha espressione acuta a livello dell’inserzione prossimale dei muscoli adduttori della coscia sul pube. Generalmente è localizzato a livello dell’inguine e/o del pube e/o all’interno della coscia; presente nelle prime ore del mattino (soprattutto nei primi 10-15 minuti di movimento) per poi attenuarsi nel corso della giornata durante i movimenti controllati; si assiste a un incremento improvviso della risposta algica durante l’esecuzione di movimenti bruschi o nei cambi di direzione durante la deambulazione. L’algia tende ad aumentare sotto sforzo per regredire a riposo costituendo un grande disagio per chi pratica attività fisica e, maggiormente, nell’atleta agonista.

 

 

Pubalgia : non bisogna sottovalutare i problemi meccanici di altre strutture anatomiche

 

Pubalgia-sindrome pubo retto adduttoria-algia del pube-esercizi-attività fisica-attività motoria-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-4Il dolore pubico è legato spesso a un problema meccanico sovraccaricante che coinvolge tutte le strutture mio-fasciali anti-gravitarie; il meccanismo patogenetico è derivante da un’eccessiva trazione sull’apparato osteotendineo muscolare.

La sinfisi pubica (l’articolazione tra le due branche pubiche) svolge un importante ruolo ammortizzante del peso corporeo che, dall’alto verso il basso, viene scaricato in direzione delle teste femorali e, quindi, al suolo.

Le forze in eccesso non riescono ad essere idoneamente distribuite verso le articolazioni sacro-iliache e verso gli acetaboli delle articolazioni coxo-femorali che, solitamente associate a un disagio meccanico dell’osso sacro, compromettono la corretta meccanica della colonna vertebrale e del bacino e condizionano il lavoro delle branche pubiche.

Queste, per effetto della loro particolare forma e topografia anatomica, subiscono lo scarico delle iperpressioni derivanti dalle catene muscolari ascendenti e discendenti generate durante la deambulazione o nella postura ortostatica.

Pubalgia-sindrome pubo retto adduttoria-algia del pube-esercizi-attività fisica-attività motoria-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-5Nell’osteo-artropatia pubica (tipica degli atleti evoluti o di atleti amatori: 30-35 anni), la sola e vera pubalgia legata al surménage articolare e allo squilibrio muscolare fra addominali e adduttori, la sintomatologia funzionale è comune ai danni precedentemente citati e il dolore ha sede sul pube e s’irradia in basso, lungo la faccia interna della coscia; più raramente, in alto, verso la parete addominale inferiore: insorge durante i movimenti della vita corrente e all’inizio del gesto atletico.

L’esame chinesiologico superficiale o durante la mobilitazione manuale risveglia un dolore localizzato alla sinfisi per l’appoggio alternato dei due processi della sinfisi.

 

La sindrome parietale addominale

 

Pubalgia-sindrome pubo retto adduttoria-algia del pube-esercizi-attività fisica-attività motoria-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-6È l’espressione, spesso congenita, di maggiore lesione della porzione inferiore dei muscoli larghi dell’addome e, soprattutto, degli elementi costitutivi del canale inguinale.

Si manifesta con dolori in sede sovra-pubica, spesso mono-laterali, che s’irradiano verso il pube e i testicoli, progressivi e, spesso, evocati da un colpo di tosse, da uno starnuto o dalla defecazione.

L’anamnesi permette di trovare un esordio improvviso come veri accidenti traumatici della parete addominale.

Pubalgia-sindrome pubo retto adduttoria-algia del pube-esercizi-attività fisica-attività motoria-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-7I segni cercati nella valutazione del soggetto, prima in piedi poi in posizione supina, sono più chiari dopo uno sforzo e mettere in evidenza una tumefazione lungo la parete addominale in corrispondenza del canale inguinale;

La contrazione isometrica dei muscoli addominali è dolorosa.

 

Pubalgia : Cause

 

Per ricavare vantaggi sul problema ed effettuare un corretto trattamento della sinfisi pubica o dell’inserzione dei muscoli adduttori, l’azione compensativa sulla causa primaria deve essere ben ricercata e localizzata.

 

Tra le cause che scatenano l’insorgere della pubalgia con disfunzione articolare si possono motivare:

 

Pubalgia a seguito di eventi traumatici:

– un trauma diretto alla sinfisi pubica;

– una caduta asimmetrica sui piedi per cui le forze di contatto col suolo provocano l’innalzamento di una branca pubica rispetto alla controlaterale e, quindi, un movimento a “forbice” del pube che coinvolge in modo anomalo i legamenti pubici;Pubalgia-sindrome pubo retto adduttoria-algia del pube-esercizi-attività fisica-attività motoria-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-8

– una eccessiva tensione dei muscoli adduttori per gli effetti di un movimento contrastato da opposizione sull’arto inferiore;

– un calcio a vuoto (calciatore);

– uno sfregamento continuo della sella pubica (ciclista);

– qualsiasi stress che deteriora le inserzioni muscolari e i numerosissimi legamenti pubici.

 

Pubalgia a seguito di una cronicizzazione

Il pube:

Pubalgia-sindrome pubo retto adduttoria-algia del pube-esercizi-attività fisica-attività motoria-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-9

– si adatta ad uno schema funzionale alterato;

– è crocevia e punto d’inserzione di muscoli potenti (obliqui, trasversi e retto dell’addome, muscoli adduttori della coscia) che si organizzano in catene cinematiche muscolari;

– offre inserzione a diverse strutture viscerali (vescica, utero, cordone spermatico, prostata) attraverso numerosi legamenti.

 

Pubalgia: ricerca della causa primaria

 

Inoltre, tra le cause vanno ricercate:

  • limitazioni articolari a livello coxo- femorale e problemi congeniti (displasie di lieve entità, coxa-vara, coxa-valga, coxa-plana, ecc…), antiversione del bacino, iperlordosi lombare;
  • riduzione di mobilità del bacino o di un emi-bacino in senso opposto a quello della sinfisi;Pubalgia-sindrome pubo retto adduttoria-algia del pube-esercizi-attività fisica-attività motoria-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-10
  • disfunzione articolare dell’articolazione coxo-femorale;
  • bacino antero-verso con iper-lordosi lombare;
  • ipotonia costituzionale o acquisita della parete addominale inferiore verso gli obliqui (assottigliamento, deiscenza, strato pre-erniario);
  • deficienza del canale inguinale (l’orifizio interno, più o meno dilatato, presenta esso stesso una situazione pre-erniaria);
  • le aderenze cicatriziali nella zona pelvica o nelle regioni che la influenzano;
  • la disfunzione viscerale degli organi sopra-pubici;

 

Pubalgia : vanno valutate anche altre cause

 

  • asimmetria degli arti inferiori con stato di conflittualità tra adduttori (muscoli di potenza che agiscono in una direzione) e complesso addominale (muscoli deboli che agiscono nella opposta direzione);
  • postumi di distorsioni articolari e patologie a carico dell’articolazione del ginocchio nella sua globalità (capsula, legamenti, ecc.);Pubalgia-sindrome pubo retto adduttoria-algia del pube-esercizi-attività fisica-attività motoria-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-11
  • esiti di distorsioni articolari e patologie a carico del piede (valgo, varo, pronato, supinato, ecc…);
  • reliquati di patologie muscolari (strappi, stiramenti, tendinopatie, borsiti, ecc…) e manifestazione della sofferenza di muscoli e di tendini, con possibili irradiazioni nelle zone vicine, tra cui lo scroto;
  • riduzione della mobilità vertebrale con compensi adattativi del bacino e della regione sacro-coccigea;
  • micro-traumi ripetuti nel tempo a seguito di intensa attività motoria eseguita su terreni poco elastici o duri, soprattutto in giovane età;
  • retrazioni dei muscoli ischio-crurali e dei muscoli extra-rotatori dell’anca;
  • contrattura mio-fasciale del quadricipite femorale e dei muscoli adduttori della coscia;
  • alterazioni dell’equilibrio statico-dinamico delle strutture del modulo lombo-pelvico;
  • le disfunzioni del sistema cranio-sacrale a conseguenza di importanti traumi sportivi al cranio e alla colonna vertebrale (Judo: cadute, Lotta Olimpica: ponte sulla testa, Calcio: ricezione ripetuta della palla con la testa).

Pubalgia : Un colloquio approfondito sulle risposte disfunzionali è utile per redigere un corretto piano di lavoro!

 

Pubalgia-sindrome pubo retto adduttoria-algia del pube-esercizi-attività fisica-attività motoria-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-12Un colloquio approfondito col soggetto in merito alle risposte disfunzionali, completato da esame chinesiologico statico e dinamico e da test palpatori e di osservazione, consente di ricostruire la causa scatenante della disfunzione pubalgica e di redigere un corretto piano di trattamento per una idonea ri-atletizzazione.

 

L’osservazione differenziale deve essere approfondita tramite indagini strumentali e cliniche:Pubalgia-sindrome pubo retto adduttoria-algia del pube-esercizi-attività fisica-attività motoria-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-13

  • Valutazione di una eventuale eterometria degli arti inferiori con misurazione diretta o indiretta (teleradiografia in ortostatismo in proiezione antero-posteriore del bacino o misura con livella a bolla o con metro a nastro);
  • Somatostereoanalisi della postura;
  • Valutazione chinesiologica delle articolazioni tibio-tarsiche, ginocchia e coxo-femorali;
  • Valutazione chinesiologica del R.O.M. (Range Of Motion) articolare delle articolazioni coxo-femorali e rilievo comparativo di eventuali differenze fra i lati somatici;
  • Analisi delle limitazioni funzionali e dei postumi derivanti da causa traumatica nei postumi di precedenti infortuni o conseguenziali a patologie congenite.

 

Pubalgia : Le radiografie non servono poiché sono interessati i tessuti molli – meglio RMN o scintigrafia

 

L’esame radiografico non è di alcuna utilità in quanto sono interessati i tessuti molli. La struttura ossea fornisce un quadro di normalità; talvolta si possono riscontrare rimaneggiamenti ossei con addensamenti strutturali sulla branca ischio-pubica in corrispondenza dell’inserzione degli adduttori, o si rilevano calcificazioni e irregolarità del contorno. Spesso si evidenziano quadri evocatori di “pseudo-artrite”.

 

La Risonanza Magnetica Nucleare con mezzo di contrasto, generalmente prescritta dallo Specialista in Fisiatria o in Ortopedia, definisce la sede e l’esatta importanza delle lesioni.

 

La scintigrafia si rende utile per obiettivare un’ipercaptazione.

 

Pubalgia : prevenire le recidive con una corretta ri-atletizzazione!

 

Pubalgia-sindrome pubo retto adduttoria-algia del pube-esercizi-attività fisica-attività motoria-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-15La prevenzione gioca un importante ruolo nei confronti delle recidive: la continua ricerca a mantenere lo stato di efficienza fisica globale, corrette norme comportamentali, posturali e motorie garantiscono il ritorno alla normalità di azione nella vita quotidiana e una corretta ri-atletizzazione.

Un programma preventivo si basa sul potenziamento selettivo dei muscoli della parete addominale (retto addominale, trasversi e obliqui), sull’aumento dell’articolarità delle anche e sull’associazione di uno stretching mio-fasciale dei muscoli adduttori dell’anca, del quadricipite femorale e dello psoas iliaco, da eseguire prima di qualsiasi allenamento e, possibilmente, anche prima della competizione.

 

Pubalgia : Ri-atletizzare con un corretto protocollo

 

L’allenamento e il suo corretto svolgimento nel corso del tempo sono fattori favorenti il recupero funzionale; al contrario, un condizionamento organico mal condotto, l’inadeguata qualità degli esercizi, posizioni o gesti tecnici, e una mancanza o scorretta esecuzione degli esercizi di allungamento muscolare, producono e scatenano l’acutizzazione della problematica con incremento lesivo del quadro pubalgico.Pubalgia-sindrome pubo retto adduttoria-algia del pube-esercizi-attività fisica-attività motoria-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-14

La ri-atletizzazione e la rieducazione funzionale deve essere indirizzata al miglioramento della mobilità articolare intesa come capacità individuale ad eseguire movimenti con grande ampiezza di escursione che è limitata maggiormente dall’elasticità dei muscoli e dall’eventuale incapacità degli antagonisti di distendersi.

Un corretto protocollo deve prevedere, oltre allo stretching “tradizionale”  con allungamento preventivo anche uno stretching con facilitazione neuromuscolare propriocettiva (attiva e passiva) e una corretta normalizzazione in allungamento delle catene cinetiche.

L’intervento deve essere indirizzato essenzialmente ai muscoli ischio-crurali, agli adduttori, agli extra-rotatori dell’anca e al quadricipite femorale.

Le posture di rapporti intersegmentari non abituali devono essere mantenute per alcuni minuti (il nostro protocollo prevede da 3 a 6 minuti per postura).

Pubalgia-sindrome pubo retto adduttoria-algia del pube-esercizi-attività fisica-attività motoria-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-16L’aumento della forza e il potenziamento muscolare prevede sia una prima fase di esercizi isometrici per gli adduttori eseguiti in successione di 6″ con recuperi di altrettanta tempistica, seguiti da esercizi di potenziamento in isotonia con adeguato numero di ripetizione, incremento della resistenza da spostare e recuperi somministrati esclusivamente a escursioni articolari che non provocano dolore.

 

Pubalgia : attenzione anche all’ergonomia di vita quotidiana!

 

Particolare attenzione deve essere rivolta anche all’uso di scarpe, di plantari, di sellini, … che l’atleta ha nella sua dotazione tecnica personale: il materiale inadatto alle proprie caratteristiche personali spesso produce risposte non consone alle richieste e alle aspettative del soggetto.


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Se desidera avere più informazioni, avere chiarimenti su problematiche personali, se ha un problema particolare ed urgente, o se desidera avere un breve primo colloquio informativo tecnico prima di richiedere l’appuntamento per una Consulenza, avrà la possibilità di parlare con uno dei nostri specialisti dell’Esercizio Fisico semplicemente richiedendolo all’Operatore di Segreteria:

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BIBLIOGRAFIA Italiana

 

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Busquet L. – LE CATENE MUSCOLARI – VOLUME III – La Pubalgia – Edizioni Marrapese 1984 e 1998

Danowski R.G., Chanussont J.C.: Traumatologia dello sport – Ediz. Masson, Milano, 2000

Monti G., Benazzi M., Galli U. – La sindrome retto-adduttoria o “pubalgia”: etiopatogenesi, clinica e trattamento. – J. Sports Traumat. 5,87 – 1983.

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BIBLIOGRAFIA Straniera

 

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Riatletizzazione e rieducazione funzionale post-fisioterapia

Riatletizzazione: La rieducazione funzionale dopo la fase riabilitativa acuta

In passato si faceva coincidere il ritorno all’attività agonistica con la fine della fase riabilitativa; dopo un evento sinistroso in cui era coinvolto l’atleta, il trattamento veniva affidato esclusivamente al Terapista della Riabilitazione (oggi divenuto Fisio-Terapista) che ne trattava il momento di instabilità sotto la guida dello specialista Medico-Ortopedico o Medico-Fisiatra.

Questa figura professionale gestiva la fase acuta e, successivamente, continuava impropriamente a gestire anche le fasi successive (di stabilità o di cronicità).

Ma, esaurito il momento “Medico-Sanitario”, per fare ritorno all’attività sportiva e motoria, occorre affidare il proprio corpo a Tecnici in grado di programmare il rientro all’ambiente dello sport e in grado di fare riacquisire la Restitutio ad integrum perduta!

 

Cosa significa Riatletizzazione?

 

Riatletizzazione-rieducazione-riabilitazione-motoria-Prof. Carmelo Giuffrida-CataniaLa moderna Scienza dell’Esercizio Fisico applicata alla traumatologia sportiva non può ignorare, al termine della fase riabilitativa da un infortunio e del periodo di fisioterapia, prima del ritorno incondizionato all’attività sportiva, la programmazione di un periodo di riatletizzazione per  riportare l’atleta, professionista o amatoriale, alle capacità fisiche che aveva acquisito prima dell’evento sinistroso consentendogli di allenarsi con le medesime modalità pre-infortunio e riducendo al massimo il rischio di recidive o di sovraccarico funzionale e strutturale.

 

Riatletizzazione e rieducazione funzionale post-fisioterapia:

come riportare l’atleta alle capacità fisiche che aveva prima dell’evento sinistroso

 

Riatletizzazione-rieducazione-riabilitazione-motoria-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-1È l’ultima fase di un percorso che, da riabilitazione, si trasforma in rieducazione e che deve essere affidata per competenza operativa esclusivamente allo Specialista dell’esercizio fisico; l’atleta, ormai stabilizzato, viene aiutato dallo Specialista in Scienze e Tecniche A.M.P.A. (Attività Motorie Preventive e Adattate) nel percorso rieducativo, grazie allo sfruttamento di precisi principi teorici e metodologici dell’esercizio fisico e dell’allenamento sportivo specifico, per raggiungere il completo recupero delle capacità condizionali e delle abilità dello sport specifico garantendo una restitutio ad integrum dell’individuo e il suo completo recupero funzionale.

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Prima di ricominciare l’attività agonistica, l’atleta deve aver recuperato le funzionalità lese con l’infortunio, gli schemi motori e la gestualità sport‐specifica; le capacità condizionali devono essere ri-adeguate al livello competitivo di appartenenza.

Un infortunio è quasi sempre secondario a una carenza coordinativa intermuscolare (durante l’estensione di un movimento non vi è sintonia ottimale nell’azione dei diversi muscoli sinergici, agonisti o antagonisti) o a una mancanza di controllo intramuscolare (le mio-fibrille non vengono contratte in modo ottimale o adeguato alla situazione).

A seguito del momento lesivo si generano una serie di meccanismi difensivi che possono permanere nel medio-lungo termine abbassando sensibilmente la capacità reattiva e l’omeostasi individuale per effetto dei focolai algogeni che ne scaturiscono. Il distretto somatico traumatizzato stimola il SNC alla percezione dell’alterazione della struttura che riduce, conseguenzialmente all’evento traumatico, il tono muscolare.

 

Non è possibile accelerare la guarigione ma si può evitare il ritardo dei processi riparativi se si agisce idoneamente.

 

Riatletizzazione-rieducazione-riabilitazione-motoria-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-3Nell’ambito dell’esperienza acquisita su una importante casistica redatta nello Studio del Prof. Dott. Carmelo Giuffrida, si è verificato che atleti agonisti di medio-alto livello (provenienti per lo più dal mondo del calcio, della pallanuoto, della pallavolo, del basket, della lotta, del judo e della pesistica, del triathlon e dell’atletica leggera), nel corso degli anni, oltre il 50% degli infortuni deriva da infortuni muscolari con un buon 20-30% di stop globale dall’attività agonistica e atletica per almeno 30 giorni; all’atleta, generalmente, vengono somministrati un elevato numero di esami diagnostici comprendenti ecotomografie, Risonanze Magnetiche Nucleari e Tomografie Assiali Computerizzate.

Riatletizzazione-rieducazione-riabilitazione-motoria-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-4La riatletizzazione può essere proposta anche come momento preventivo nei periodi di transizione, o in quelli immediatamente precedente la competizione agonistica, per ripristinare le funzioni di un atleta che ha subito un infortunio non recente, in data remota, e non completamente compensato.

Troppo spesso si ha fretta di rimettere in gara l’atleta senza tenere conto che, a seguito dell’infortunio, ha perso le sue capacità atletiche.

Frequentemente si limitano i trattamenti di recupero omettendo la fisioterapia (fondamentale nella fase acuta) e anticipando la competizione agonistica.

Il recupero fisico definitivo, atletico e tecnico, è possibile se si contempla un’adeguata graduale progettazione da parte delle varie figure tecniche specializzate redatta con modalità, contenuti e tempistiche funzionali.

 


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