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Ictus cerebrale o Stroke: l’Attività Fisica Adattata migliora le capacità funzionali

Ictus cerebrale o Stroke:

L’Attività Fisica Adattata all’interno di un Percorso Speciale migliora le capacità funzionali

 

Prof. Carmelo Giuffrida

 

 

Ictus cerebrale-stroke-apoplessia-apoplettico-TIA-Attività Fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-CataniaL’ictus cerebrale, apoplessiacolpo apopletticoaccidente o insulto cerebrovascolare, o attacco cerebrale, è causato dellimprovvisa chiusura o rottura di un vaso cerebrale e dal conseguente danno alle cellule cerebrali per cui viene a ridursi l’apporto di ossigeno e dei nutrimenti trasportati dal sangue (ischemia) o derivanti dalla compressione dovuta allo stravaso ematico (emorragia cerebrale).

I sintomi tipici restituiscono la comparsa improvvisa di mancanza di forza. Viene riferito, in più, formicolio e mancanza di sensibilità ad un braccio o ad una gamba, o ad entrambi.

Può associarsi la difficoltà al linguaggio articolato e/o la difficoltà a guardare da un lato.

Questi sintomi possono essere presenti solo per alcuni minuti per poi sparire completamente.

In questi casi ci si riferisce ad attacchi ischemici transitori (TIA), che possono essere un preludio a un ICTUS vero e proprio.

 

Ictus cerebrale: I programmi di Attività Fisica Adattata sono finalizzati alla prevenzione secondaria e terziaria della disabilità causata principalmente dalla immobilità.

 

L’Attività Fisica Adattata è la tappa successiva alla riabilitazione intensiva nelle sindromi croniche stabilizzate.Ictus cerebrale-stroke-apoplessia-apoplettico-TIA-Attività Fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-funzionale-esercizio

Negli esiti di Ictus cerebrale o Stroke, le menomazioni dovute alla patologia principale sono causa di sedentarietà.

Nel lungo termine, producono disabilità e perdita di funzione.

Prendere coscienza della necessità di prolungare nel tempo l’attività fisica e modificare lo stile di vita e delle abitudini scorrette assume ruolo fondamentale.

L’Ictus cerebrale o Stroke è una delle principali cause di disabilità riscontrabile nell’adulto.

Gli effetti che ne derivano vanno dal decondizionamento cardiovascolare, all’indebolimento muscolare. Inoltre, si associano un’alterata deambulazione e il declino delle funzioni fisiche e sociali.

I soggetti dismessi dalle strutture sanitarie che tornano al proprio domicilio tendono a sviluppare comportamenti ipocinetici.

Ne consegue, inevitabile, la perdita di massa ossea e un aumento di rischio cardio-metabolico. Pur conservando un certo grado di capacità gestionale e di autonomia, presentano limitazioni della funzione locomotoria e deficit dell’uso dell’arto superiore.

 

Ictus cerebrale: Criteri di inclusione

 

  1. Emiparesi di media gravità;
  2. Capacità di camminare autonomamente (anche con l’ausilio di un bastone) per almeno 6 minuti;
  3. Esiti cronici stabilizzati della malattia;
  4. Aver già ultimato il programma riabilitativo individuale della fase acuta e subacuta;
  5. Avere condizioni fisiche e capacità fisiche per sostenere attività a medio impegno cardiovascolare per circa 60 minuti;
  6. Il soggetto riporta dati positivi nei seguenti test:
  • La Scala di Borg per valutare l’equilibrio;
  • l’Indice di Barthel per l’autonomia personale;
  • il Mini Mental State Evalutation per il livello cognitivo;
  • il Motricity Index per la valutazione motoria;
  • la Short Physical Performance Battery (SPPB), per valutare la funzionalità degli arti inferiori;
  • il Six Minute Walking Test (6WMT) per il cammino;
  • la scala di Hamilton per la depressione;
  • la Stroke Impact Scale per la qualità di vita.
  1. Avere capacità reattive nelle sette aree cognitive restituendo:
  • orientamento nel tempo;
  • orientamento nello spazio;
  • registrazione di parole;
  • attenzione e calcolo;
  • rievocazione;
  • linguaggio;
  • prassia costruttiva.

 

Ictus cerebrale: Criteri di esclusione

 

  1. Grave demenza [Mini-Mental State Examination, o MMSE (Folstein et al., 1975)[1], è un test neuropsicologico per la valutazione dei disturbi dell’efficienza intellettiva e della presenza di deterioramento cognitivo] <20/30), afasia, cecità o sordità che impediscano la comprensione e l’esecuzione delle istruzioni.
  2. Altre malattie neurologiche associate.
  3. Scompenso cardiaco sintomatico (II-V NYHA), angina instabile, malattie valvolari cardiache, arteriopatia periferica sintomatica, malattia polmonare che richiede ossigeno terapia, recente (><3mesi) infarto miocardico o ospedalizzazione.
  4. Dolore cronico che interferisca con l’esercizio.
  5. Ipertensione in precario controllo farmacologico (pressione arteriosa diastolica >con punteggio inferiore a 18 del MMSE;
  6. Pressione arteriosa diastolica >95 mmHg, pressione arteriosa sistolica >160 mmHg);
  7. Soggetto che già svolge attività fisica regolare (>30 min per almeno 3 volte la settimana) poiché verrebbe incluso in un mini-gruppo di lavoro;
  8. Controindicazioni allo svolgimento di un programma di esercizio fisico di bassa intensità secondo le indicazioni del Medico di Base;
  9. Incapacità di raggiungere la Palestra o lo Studio in modo autonomo o con l’aiuto di un caregiver.

 

L’Attività Fisica Adattata conferisce parecchi esiti positivi negli esiti da ictus o danno cerebrale.

 

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Molti soggetti presentano un decondizionamento organico con carenza di consumo di ossigeno. Ne consegue una ridotta capacità ossidativa rispetto a soggetti della medesima età che non hanno subito accidenti cerebrovascolari.

In ogni caso, l’esercizio fisico adattato può recuperare di un buon 60% il recupero del picco del consumo di ossigeno.

Per inciso, i programmi di training tendono a proporre sessioni di allenamento per incrementare la capacità aerobica e la resistenza protratta nel tempo.

Oltretutto, si propongono anche l’obiettivo di:

Aumentare la velocità spontanea del cammino;

  • Diminuire la dipendenza da sistemi di ausilio della deambulazione come bastoni, tripodi, carrelli, …);

Migliorare la mobilità articolare, la forza muscolare e la capacità funzionale.

L’Attività Fisica Adattata segue il periodo della riabilitazione dello stroke

 

In realtà, il programma di Attività Fisica Adattata prevede che il soggetto venga trattato inizialmente in stazione seduta o in decubito.

In particolare, le attività devono essere mirate alla percezione corporea e comprendere esercizi respiratori.

Difatti, i contenuti devono comprendere la mobilizzazione degli arti superiori e inferiori, con attività finalizzate alla diminuzione del tono dell’arto superiore plegico.

In tal modo, ne deriva una migliore indipendenza nelle attività quotidiane.

In particolare, bisogna ricercare la maggiore efficienza nella locomozione e un possibile ritorno all’attività produttiva e lavorativa. Inoltre, occorre allontanare i pericoli della depressione e dei deficit cognitivi.

Per essere brevi, le fasi successive prevedono una azione diretta sul controllo del carico e dell’equilibrio, sull’aumento della motricità del tronco.

Inoltre, si agisce sulla facilitazione dei passaggi posturali dal decubito alla postura seduta ed eretta.

In più, si interviene anche sulla corretta percezione del carico in stazione eretta e sulla qualità del passo.

Infine, si opera sulla ottimizzazione dei gesti motori, sul controllo dei movimenti e sulla loro coordinazione.

 

Ictus cerebrale: Attività Fisica Adattata in un Percorso Speciale

 

L’Attività Fisica Adattata per lo stroke si integra all’interno di un Percorso Speciale con un programma personalizzato e non sostituisce la normale attività riabilitativa.

Per riassumere, l’utilità di effettuare un Programma di Attività Fisica Speciale consente di ottenere:

– un miglioramento della sfera funzionale, emozionale e della qualità della vita;

– permette di fornire una risposta centrata e tempestiva ai problemi di salute;

– offre una continuità all’intervento riabilitativo;

– crea una rete di collaborazione tra professionisti a supporto e sostegno del soggetto;

– permette di fornire una risposta di salute efficiente e mirata.


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Bibliografia

 

Inoltre,

 

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