Tra le patologie neuro-degenerative che coinvolge in maniera elettiva la capacità di programmare ed eseguire correttamente il movimento, la Malattia o Morbo di Parkinson (MdP) non risparmia la sfera cognitiva e comportamentale. Questi aspetti, unitamente al decorso cronico e progressivo della patologia, determinano una compromissione delle attività di vita quotidiana e delle relazioni interpersonali producendo notevoli ripercussioni sulla società, sulla famiglia, sul sistema sanitario e assistenziale.

Attività Fisica Adattata nel Morbo di Parkinson (MdP) e nei Parkinsonismi “stabili”

mano-al-pianoforteLa terapia farmacologica rappresenta il trattamento principale ma ha soltanto effetto palliativo ed è efficace unicamente solo su alcuni sintomi; l’uso prolungato di farmaci determina una serie di complicanze ed effetti collaterali denominati “long term levodopa syndrome” caratterizzata dal:

 

fenomeno del wearing‐off o deterioramento da fine dose: consiste in una riduzione delle prestazioni motorie a causa della comparsa di acinesia e rigidità appena prima dell’assunzione della dose successiva;

 

‐ sindrome on‐off, fluttuazione prevedibile ed imprevedibile della motilità come conseguenza di una adeguata (on) e inadeguata (off) risposta alla terapia con Levodopa. Durante il periodo “on”, il soggetto può presentare discinesia (movimenti involontari anormali, spesso più intensi durante l’attività).

 

L’evoluzione cronica e progressiva del Morbo di Parkinson comporta la comparsa di sintomi motori (disturbi della deambulazione, freezing, instabilità posturale, distonie assiali) e non motori (alterazioni cognitive e psichiche, disturbi della sfera timica e del sonno, disautonomia) che rispondono poco alla terapia medica tradizionale la quale, paradossalmente, può aggravare il rischio di caduta in quanto, da una parte, migliora i sintomi relativi alla mobilità ma, dall’altra, non esercita alcun effetto produttivo sull’instabilità posturale.

 

Efficacia dei trattamenti con Attività Fisica Adattata nella Malattia di Parkinson

 

Le evidenze scientifiche sull’efficacia dei trattamenti con Attività Fisica Adattata nella Malattia di Parkinson sono ancora limitate per la carenza di studi controllati, per la loro disomogeneità e per la difficoltà di valutazioni cliniche oggettive sebbene si cerchi sempre di individuare le migliori strategie per potenziare l’autonomia della persona affetta da Parkinson nella sua quotidianità.

 

I soggetti affetti da malattia di Parkinson non sono tutti uguali.

L’Attività Fisica Adattata prevede:

una tipologia di esercizi adattati ai vari stadi della patologia;

opportune modificazioni ed ampliamenti che saranno combinati fra loro in modo flessibile.

Modalità progettuali:

 

L’attività pratica viene eseguita individualmente con rapporto 1:1 o in piccoli gruppi fino ad un massimo di 4 persone.

Il mini-gruppo è costituito il più omogeneamente possibile in relazione allo stato psico-fisico dei partecipanti.

Nei casi necessari, i caregiver possono presenziare all’attività per aumentare la motivazione degli utenti e imparare strategie da utilizzare anche durante il lavoro a domicilio.

 

 CRITERI DI APPLICAZIONE DEGLI ESERCIZI

Il piano di trattamento si articola in un ciclo annuale con una variabilità di 1 – 2 sedute di un’ora alla settimana da espletare in ambiente altamente specializzato, intervallate da almeno due – tre giorni. Il programma potrà essere variato in corso d’opera in relazione alle osservazioni del Direttore Tecnico e alle reazioni dei frequentatori.

La conduzione dell’attività motoria e lo svolgimento di ogni seduta dipendono molto da chi somministra l’esercizio e da chi lo deve eseguire.

Il ruolo del “Fisiologo dell’Esercizio Fisico” è complesso, poiché, oltre ad essere Specialista “tecnico competente dell’Attività Fisica Adattata” deve essere “animatore” capace di coinvolgere il soggetto in tutte le strategie motorie proposte, ricco di vitalità e di entusiasmo, in grado di fornire adeguati stimoli anche quando l’individuo non è propriamente partecipativo.

 

Il lavoro proposto NON richiede un dispendio energetico superiore a quanto previsto nel piano di trattamento progettato e sarà adattato alle capacità evidenziate dal soggetto.

 

Ogni singola proposta è uno stimolo motorio, un’occasione per mantenere il corpo in movimento.

L’idea del percorso con Attività Fisica Adattata – AFA – è quella di fornire un modo nuovo di stare insieme, un modo differente di vivere il proprio corpo e un modo scientifico per superare le difficoltà che deve affrontare l’apparato locomotore tutti i giorni per garantire una forma di autonomia, seppur limitata, che può offrire una migliore qualità di vita.

 

Il provider offre un rapporto empatico e attenzione alla ricezione dei feed-back, spiega le finalità degli esercizi motivandoli dal punto di vista funzionale con parole semplici e comprensibili a misura di “utente” per giustificare movimenti apparentemente banali; viene sempre stimolata l’autocorrezione posturale e gli esercizi vengono somministrati in duplice “garanzia di sicurezza” sia per prevenire incidenti o disagi durante la pratica di attività motoria che per evitare conseguenze di ordine psicologico emergenti a seguito dell’attività fisica.


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