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Spalla – Riatletizzazione

Spalla : La funzione normale del complesso scapolo omerale richiede movimenti coordinati delle articolazioni Acromio-Claveare (AC), Gleno-Omerale (GO), Sterno-Claveare (SC), Scapolo-Toracica (ST) e della interfaccia tra Cuffia dei rotatori (CR) e arco Coraco-Acromiale sovrastante.

Prof. Dott. Carmelo Giuffrida

 

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Una elevazione efficace dell’arto superiore richiede almeno 30°-40° di elevazione della clavicola e almeno 45°-60° di rotazione della scapola.

Il gesto motorio di queste articolazioni è il risultato interattivo prodotto dal lavoro di circa 30 muscoli.

Quando una qualsiasi parte di questo complesso articolare subisce uno scompenso biomeccanico si assiste a impotenza funzionale della spalla e a derivazione con patologia.

 

Riatletizzazione

 

La moderna Scienza dell’Esercizio Fisico applicata alla traumatologia sportiva non può ignorare, al termine della fase riabilitativa da un infortunio e del periodo di fisioterapia, prima del ritorno incondizionato all’attività sportiva, la programmazione di un periodo di riatletizzazione per  riportare l’atleta, professionista o amatoriale, alle capacità fisiche che aveva acquisito prima dell’evento sinistroso consentendogli di allenarsi con le medesime modalità pre-infortunio e riducendo al massimo il rischio di recidive o di sovraccarico funzionale e strutturale.

La riatletizzazione propriocettiva possiede un grande interesse per assolvere il ritorno all’attività quotidiana e a quella atletica.

Una disfunzione, anche non organica, di muscoli o di articolazioni produce uno squilibrio globale delle afferenze coscienti e non coscienti che alterano i provvedimenti gestuali indispensabili alla vita di relazione.

 

All’evento sinistroso si fa coincidere la fatidica domanda “Quando potrà ritornare a gareggiare”?

 

Si cerca sempre di compensare il danno patito attraverso immediate fantasiose tecniche di recupero. Si trascura che tutto è affidato a una semplice stima del danno funzionale (muscolare o traumatico). Non sempre, ciò, consente di essere supportata da immediati accertamenti clinici poiché la presenza di un emartro può inficiare i risultati diagnostici di una ecotomografia o di una risonanza magnetica.Spalla-riatletizzazione-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-1

L’atleta è costretto ad attendere il trascorrere del tempo fino al recupero… accompagnato da dubbi e paure tipiche di chi esce dalla scena agonistica e non sa quando, come, e se tornerà a gareggiare come prima dell’infortunio.

L’atleta vive l’infortunio focalizzando tutte le sue attenzioni sul tempo necessario al rientro e sulle sue condizioni di vita da infortunato.

Il più delle volte l’atleta rispetta una riducente forma di attesa passiva sottovalutando l’aspetto critico della sua particolare condizione. Infatti, si ritrova ad avere tempo a disposizione per sè, per fare qualsiasi qualcosa, tranne che per allenarsi, contrariamente a quando si ritrovava a vivere prima dell’incidente e che lo vedeva sempre impegnato in allenamenti e competizioni agonistiche.

 

La spalla serve a posizionare la mano nello spazio per svolgere le attività vitali della quotidianità.

 

Spalla-riatletizzazione-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-2Nelle attività sportive che utilizzano lanci da sopra il capo come il baseball, il tennis, il giavellotto, … il complesso scapolo-omerale agisce come un convogliatore di forze meccaniche create dai muscoli più voluminosi e forti verso l’avambraccio e la mano. Vengono coinvolti in schemi motori sempre più fini in direzione centrifuga verso le dita.

L’abilità esecutiva e l’efficacia degli schemi motori deriva in modo direttamente proporzionale dalla mobilità e dalla stabilità dell’articolazione Gleno-Omerale. La sua configurazione ossea consente movimenti senza restrizioni.

La testa dell’omero – struttura ampia – si articola con una cavità glenoidea – struttura piccola – per consentire movimenti estremi a carico della stabilità denotabile in altre articolazioni.

La scapola è molto mobile sulla parete toracica consentendole di seguire in modo adeguato la glenoide ed evitando il conflitto dell’omero con l’acromion.

La stabilità ossea dell’articolazione Gleno-Omerale è accentuata dal cercine fibro-cartilagineo: ampliando e approfondendo la cavità della glenoide si incrementa la congruenza delle superfici articolari.

 

Ma, la maggior parte della stabilità della spalla viene garantita dai tessuti molli che ne incrociano la struttura.

 

I legamenti e la capsula fungono da stabilizzatori statici e funzionano da limitatori delle traslazioni e delle rotazioni della testa dell’omero nella cavità glenoidea.

Il legamento gleno-omerale superiore conferisce stabilità contro la traslazione in avanti con l’arto in rotazione esterna e abduzione a meno di 90°.

Il legamento gleno-omerale inferiore funge da stabilizzatore anteriore primario con la spalla a 90° di abduzione e in rotazione esterna (posizione meno stabile della spalla.

I muscoli fungono da stabilizzatori dinamici dell’articolazione gleno-omerale ed offrono stabilità in tanti modi. La contrazione muscolare fornisce la rigidità capsulo-legamentosa e, di conseguenza, la stabilità dell’articolazione.

I muscoli fungono da legamenti dinamici quando i loro elementi passivi vengono sollecitati. Le loro componenti, costituendo una coppia di forza, controllano la posizione di omero e di scapola dirigendo adeguatamente le forze meccaniche che attraversano l’articolazione gleno-omerale.

Mobilità e stabilità corrette della scapola sono critiche per il normale funzionamento della spalla.

Spalla-riatletizzazione-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-3La scapola offre una solida base da cui dipartono tutti i movimenti della spalla e un suo posizionamento corretto è canone indispensabile affinché il movimento dell’articolazione gleno-omerale venga reso potente ed efficiente.

La discinesia dell’articolazione scapolo-toracica (Allineamento o movimento anomalo della scapola) produce segni clinici consistenti di instabilità e/o di conflittualità.

Il potenziamento degli stabilizzatori della scapola costituisce una componente importante del protocollo di riatletizzazione dopo un qualsiasi evento lesivo della spalla. Pertanto, diventa indispensabile il recupero funzionale completo dell’intero complesso articolare.

 

Spalla: Riatletizzazione prima e ritorno all’agonismo poi !

 

rieducazione motoria-articolazione scapolo omerale-Prof. Carmelo GiuffridaNella maggioranza dei soggetti la riatletizzazione dopo lesione della spalla dev’essere centrata sul recupero di un gesto motorio coordinato in grado di garantire un movimento fluido in tutte e componenti articolari del complesso scapolo-omerale senza fare insorgere dolore.

Al recupero del movimento corrisponde una nuova focalizzazione successiva incentrata sul potenziamento e sulla rieducazione dei muscoli che confinano con la spalla nell’esecuzione di compiti abituali.

La precisione motoria va stimolata attraverso la stimolazione di schemi motori appresi posizionando la spalla in modo pre-ordinato e attivando i muscoli con sincronizzazioni precise per ottenere il massimo recupero possibile dalla funzione.

Non bisogna dimenticare che anche i muscoli del tronco e degli arti inferiori debbono essere attenzionati e coinvolti nella riatletizzazione. Oltre il 50% dell’energia cinetica di un lancio o di un gesto motorio interessante l’arto superiore viene generato da questi gruppi mio-fasciali.


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