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Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-HIIT-High Intensity Interval Training-HIIE-Intensity Intermittent Exercise-Interval Training-allenamento-funzionale

Ipertensione arteriosa : a Catania l’Attività Fisica Adattata può combattere la pressione alta!

Ipertensione arteriosa: l’attività fisica adattata può abbassare la pressione alta!

 

Ipertensione arteriosa-Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-CataniaL’attività fisica moderata e costante (mantenendo attivo l’organismo e favorendo il controllo del peso corporeo) contribuisce notevolmente a ridurre i valori pressori e a potenziare le performance fisiche poichè si incrementa progressivamente la capacità di tollerare gli sforzi.

La presenza di una pressione arteriosa sistolica >140 mmHg e/o una pressione arteriosa diastolica >90 mmHg in soggetti adulti che non assumono farmaci antipertensivi  definisce  un importante fattore di rischio cardio-vascolare: l’ ipertensione arteriosa (1 -2 – 3).

Il rischio cardiovascolare globale definisce che la presenza di più fattori di rischio e/o di patologie d’organo associate, capaci di interagire con il rischio derivante dagli elevati valori di pressione arteriosa, configura un rischio assoluto di eventi cardio-vascolari primari (infarto miocardico, ictus cerebri, ecc.) superiore rispetto a quello che si avrebbe dalla somma matematica dei singoli fattori di rischio (2 – 3).

L’idoneità ad attività sportive di tipo agonistico, quindi, non può essere concessa a un soggetto iperteso con rischio cardiovascolare globale alto o molto alto (1).

L’attività fisica regolare e continuata nel trattamento del soggetto iperteso offre, però, la possibilità e/o la necessità di utilizzare questo particolare “farmaco” con ottimi effetti positivi.  

 

Ipertensione arteriosa : Benefici indotti dall’esercizio fisico

 

Gli effetti dell’esercizio fisico sono di indubbio beneficio sia nel soggetto con ipertensione arteriosa giovane quanto e, soprattutto, nel soggetto anziano.Ipertensione arteriosa-Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-1

L’attività fisica di intensità moderata è in grado di ridurre di 5-7 mmHg i valori di pressione arteriosa sistolica e di 3-5 mmHg la pressione diastolica, presentando un’efficacia prossima a quella di un trattamento farmacologico monoterapico (4 – 5).

Oltre a migliorare la qualità di vita, l’allenamento determina un aumento della funzionalità cardio-polmonare e della forza muscolare (con una maggior capacità di svolgere le attività quotidiane).

Una corretta programmazione dell’attività motoria somministrata al soggetto iperteso produce effetti benefici capaci di ridurre il profilo di rischio cardio-vascolare globale:

  • riduzione della massa ventricolare sinistra;
  • decremento della rigidità arteriosa;
  • miglioramento della funzione endoteliale;
  • miglioramento dell’assetto metabolico e coagulativo;
  • riduzione del peso corporeo (6 – 7 – 8).

 

Ipertensione arteriosa: Rischi dell’esercizio

 

Ipertensione arteriosa-Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-6

In una pianificazione di allenamento ben condotto e con una adeguata valutazione funzionale iniziale basata sull’esecuzione di un test ergometrico e di un eco-cardiogramma, gli eventi cardiovascolari primari sono estremamente rari: in ogni caso, devono essere tenuti presenti dal Medico prescrittore che deve considerare i possibili rischi di un’attività fisica troppo intensa e priva di progressività in funzione del fatto che, gli ipertesi praticanti esercizio fisico strenuo, statisticamente presentano un aumento di eventi coronarici rispetto ai normotesi (9).

 

Ipertensione arteriosa: Attività fisica e terapia antipertensiva

Il farmaco antipertensivo ideale nel soggetto iperteso che pratica attività motoria dovrebbe soddisfare 3 essenziali requisiti:

  • essere efficace anche durante lo sforzo, oltre che a riposo,
  • non compromettere la performance,
  • non indurre rischi aggiuntivi.

I betabloccanti, pur essendo efficaci, determinano una riduzione della performance variabile a seconda della cardio-selettività e dell’attività simpatico-mimetica intrinseca (10), soprattutto per una riduzione della frequenza cardiaca durante lo sforzo.Ipertensione arteriosa-Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-2

Il carvedilolo, betabloccante che possiede anche un’azione alfa1-bloccante, presenta caratteristiche intermedie tra la doxazosina e i betabloccanti, anche se durante lo sforzo sembra prevalere l’effetto betabloccante (10).

I diuretici sono farmaci efficaci ma, soprattutto nelle attività fisiche di resistenza, possono comportare il rischio di ipo-potassiemia, riduzione della perfusione muscolare, rabdo-mio-lisi e aritmie cardiache (10).

I farmaci antiadrenergici centrali (clonidina, alfa-metildopa) non hanno dimostrato di possedere una chiara azione antipertensiva durante lo sforzo e, in ogni caso, la loro scarsa tollerabilità ne limita l’impiego, soprattutto nei giovani (10).

Il farmaco ideale nel soggetto con ipertensione arteriosa senza altre co-morbilità (quali malattia coronarica e/o scompenso cardiaco) che pratica esercizio fisico, è rappresentato dagli ACE-inibitori, gli inibitori dell’angiotensina II, i calcio-antagonisti e la doxazosina. Essendo dotati di una soddisfacente efficacia anti-ipertensiva anche durante l’esercizio, i farmaci di queste classi, non riducono la performance soggettiva.

Gli inibitori dell’angiotensina II, sembra che siano anche in grado di migliorare la funzione diastolica durante sforzo per cui, a questo particolare meccanismo, sarebbe attribuibile il miglioramento della performance fisica osservabile negli ipertesi che utilizzano questa classe di farmaci (11 – 12).

 

Ipertensione arteriosa : Raccomandazioni

 

Ipertensione arteriosa-Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-3Allenamento di tipo aerobico per non meno di 3 volte/settimana restituisce concreti benefici sull’abbattimento dei valori pressori (13).

Nella periodizzazione dell’allenamento è possibile prevedere anche esercizi basati sulla potenza muscolare per 2-3 volte/settimana (14). Al fine di risultare efficaci, i micro-cicli debbono svolgersi ad un’intensità lieve-moderata, valutati sulla base della frequenza cardiaca massimale ottenuta ad un test ergometrico preliminare di tipo valutativo-funzionale, eseguito con l’abituale terapia farmacologica assunta dal soggetto.

Ipertensione arteriosa-Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-4Durante il test ergometrico, valori tensivi >240/115 mmHg sono ritenuti a rischio e, pertanto, nei soggetti con tale risposta pressoria patologica, si dovrà modificare opportunamente la terapia farmacologica e prescritta un’attività fisica di lieve intensità.

Per i soggetti con cardiopatia ipertensiva significativa, per i sedentari e gli obesi, per gli anziani, si stabilisce un allenamento programmato con esercizi di tipo aerobico, ad una frequenza cardiaca di allenamento tra il 40% e il 60% di quella massimale, insistendo maggiormente, nelle prime fasi di allenamento, su esercizi a bassa intensità finalizzati al recupero della mobilità articolare.

Mentre, per tutti gli altri soggetti, le frequenze cardiache di allenamento verranno mantenute tra il 70-85% di quella massimale.

 

Ipertensione aretriosa: sessioni di attività fisica appositamente calibrate

 

Ipertensione arteriosa-Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-5Il micro-ciclo sarà periodizzato con almeno 10-12 minuti di condizionamento organico seguito da una parte centrale con un plateau di lavoro aerobico fissato in almeno 30 minuti effettivi per gli esercizi di resistenza, seguiti da almeno 10-12 minuti di defaticamento.

Gli esercizi di potenza saranno organizzati con 10-12 ripetizioni (fino a un max di 20 ripetizioni in fase più avanzata) sia per gli arti superiori che per gli arti inferiori, lasciando ampio spazio al recupero funzionale che deve essere completo e separando ogni serie da almeno 1 minuto di riposo.

Quindi, il micro-ciclo deve essere compreso in una logica macro-ciclica che preveda un training in ambiente adeguatamente specializzato per 2-3 volte/settimana.

Al fine di incrementare le resistenze periferiche nell’allenamento di potenza si utilizza la riduzione del carico a fronte di un contestuale aumento del numero di ripetizioni.


CONTATTI

Se desidera avere più informazioni, avere chiarimenti su problematiche personali, se ha un problema particolare ed urgente, o se desidera avere un breve primo colloquio informativo tecnico prima di richiedere l’appuntamento per una Consulenza, avrà la possibilità di parlare con uno dei nostri specialisti dell’Esercizio Fisico semplicemente richiedendolo all’Operatore di Segreteria:

Tel.: 095/387810 – Cell.: 338/9134141

e-mail: drcarmelogiuffrida@yahoo.it oppure : info@drcarmelogiuffrida.com


Bibliografia di riferimento

 

1 – Delise P, Guiducci U, Zeppilli P, et al. Cardiological guidelines for competitive sports eligibility. Ital Heart J 2005; 6:661-702.

2 – Guidelines Subcommittee. 1999 World Health Organization- International Society of Hypertension guidelines for the management of hypertension. J Hypertens 1999; 17: 151-183.

3 – Mancia G, De Backer G, Dominiczak A, et al. 2007 Guidelines for the management of arterial hypertension. The Task Force for the Management of Arterial Hypertension of the European Society of Hypertension (ESH) and of the European Society of Cardiology (ESC). Eur Heart J 2007; 28: 1462-1536.

4 – Kokkinos PF, Narayan P, Papademetriou V. Exercise as hypertension therapy. Cardiol Clin 2001; 19: 507-516.

5 – Dickinson HO, Mason JM, Nicolson DJ, et al. Lifestyle interventions to reduce raised blood pressure: a systematic review of randomized controlled trials. J Hypertens 2006; 24:215-233.

6 – Kokkinos PF, Narayan P, Colleran JA, et al. Effects of regular exercise on blood pressure and left ventricular hypertrophy in African-American men with severe hypertension. N Engl J Med 1995; 333: 1462-1467.

7 – Niebauer J, Cooke JP. Cardiovascular effects of exercise: role of endothelial shear stress. J Am Coll Cardiol 1996; 28:1652-1660.

8 – Leon AS, Connett J, Jacobs DR Jr, Rauramaa R. Leisure-time physical activity levels and risk of coronary heart disease and death. The Multiple Risk Factor Intervention Trial. JAMA 1987; 258: 2388-2395.

 

Ulteriore Bibliografia di riferimento

 

9 – Shaper AG, Wannamethee G, Walker M. Physical activity, hypertension and risk of heart attack in men without evidence of ischaemic heart disease. J Hum Hypertens 1994; 8:3-10.

10 – D’Este D. Effetti sulla capacità fisica e sulla performance cardiaca dei farmaci cardiovascolari nell’iperteso. Sports Cardiology 2001; 2: 23-27.

11 – Cuocolo A, Storto G, Izzo R, et al. Effects of valsartan on left ventricular diastolic function in patients with mild or moderate essential hypertension: comparison with enalapril. J Hypertens 1999; 17 (Pt 2): 1759-1766.

12 – Warner JG Jr, Metzger DC, Kitzman DW, Wesley DJ, Little WC. Losartan improves exercise tolerance in patients with diastolic dysfunction and a hypertensive response to exercise. J Am Coll Cardiol 1999; 33: 1567-1572.

13 – American College of Sports Medicine Position Stand. The recommended quantity and quality of exercise for developing and maintaining cardiorespiratory and muscular fitness, and flexibility in healthy adults. Med Sci Sports Exerc 1998; 30: 975-991.

14 – Pollock ML, Franklin BA, Balady GJ, et al. AHA Science Advisory. Resistance exercise in individuals with and without cardiovascular disease: benefits, rationale, safety, and prescription. An advisory from the Committee on Exercise, Rehabilitation, and Prevention, Council on Clinical Cardiology, American Heart Association. Circulation 2000; 101:828-833.

15 – Linee guida – La prescrizione dell’esercizio fisico in ambito cardiologico – Documento di Consenso della Task Force Multisocietaria Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI) – Società Italiana di Cardiologia dello Sport (SIC Sport) – Associazione Nazionale Cardiologi Extraospedalieri (ANCE) – Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) – Gruppo Italiano di Cardiologia Riabilitativa (GICR) – Società Italiana di Cardiologia (SIC): 14. L’esercizio fisico nel paziente iperteso – ANTONINO DE FRANCESCO, RICCARDO GUGLIELMI, FRANCESCO PERTICONE, DANIELE D’ESTE – G Ital Cardiol 2007; 8 (11): 681-731

Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-5

Ipertensione arteriosa : a Catania l’Attività Fisica Adattata può combattere la pressione alta!

Ipertensione : l’attività fisica adattata può combattere la pressione alta!

 

L’attività fisica moderata e costante (mantenendo attivo l’organismo e favorendo il controllo del peso corporeo) contribuisce notevolmente a ridurre i valori pressori e a potenziare le performance fisiche poichè si incrementa progressivamente la capacità di tollerare gli sforzi.

La presenza di una pressione arteriosa sistolica >140 mmHg e/o una pressione arteriosa diastolica >90 mmHg in soggetti adulti che non assumono farmaci antipertensivi  definisce  un importante fattore di rischio cardio-vascolare: l’ ipertensione arteriosa (1 -2 – 3).

Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-CataniaIn accordo con le linee guida della WHO-ISH, nel soggetto adulto viene considerato valore ideale  <120/80 mmHg; nei soggetti in età evolutiva, il limite tra normotensione e ipertensione deve mostrare valori inferiori a quelli segnalati per l’adulto considerando un progressivo avvicinamento al valore ideale con l’aumentare dell’età (2).

L’idoneità ad attività sportive di tipo agonistico, quindi, non può essere concessa a un soggetto iperteso con rischio cardiovascolare globale alto o molto alto (1).

L’attività fisica regolare e continuata nel trattamento del soggetto iperteso offre, però, la possibilità e/o la necessità di utilizzare questo particolare “farmaco” con ottimi effetti positivi.  

 

Ipertensione : Benefici indotti dall’esercizio fisico

 

Gli effetti dell’esercizio fisico sono di indubbio beneficio sia nel soggetto con ipertensione arteriosa giovane quanto e, soprattutto, nel soggetto anziano.Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-1

L’attività fisica di intensità moderata è in grado di ridurre di 5-7 mmHg i valori di pressione arteriosa sistolica e di 3-5 mmHg la pressione diastolica, presentando un’efficacia prossima a quella di un trattamento farmacologico monoterapico (4 – 5).

Oltre a migliorare la qualità di vita, l’allenamento determina un aumento della funzionalità cardio-polmonare e della forza muscolare (con una maggior capacità di svolgere le attività quotidiane).

Una corretta programmazione dell’attività motoria somministrata al soggetto iperteso produce effetti benefici capaci di ridurre il profilo di rischio cardio-vascolare globale:

  • riduzione della massa ventricolare sinistra;
  • decremento della rigidità arteriosa;
  • miglioramento della funzione endoteliale;
  • miglioramento dell’assetto metabolico e coagulativo;
  • riduzione del peso corporeo (6 – 7 – 8).

 

Ipertensione : Rischi dell’esercizio

 

In una pianificazione di allenamento ben condotto e con una adeguata valutazione funzionale iniziale basata sull’esecuzione di un test ergometrico e di un eco-cardiogramma, gli eventi cardiovascolari primari sono estremamente rari: in ogni caso, devono essere tenuti presenti dal Medico prescrittore che deve considerare i possibili rischi di un’attività fisica troppo intensa e priva di progressività in funzione del fatto che, gli ipertesi praticanti esercizio fisico strenuo, statisticamente presentano un aumento di eventi coronarici rispetto ai normotesi (9).

 

Ipertensione : Attività fisica e terapia antipertensiva

Il farmaco antipertensivo ideale nel soggetto iperteso che pratica attività motoria dovrebbe soddisfare 3 essenziali requisiti:

  • essere efficace anche durante lo sforzo, oltre che a riposo,
  • non compromettere la performance,
  • non indurre rischi aggiuntivi.

I betabloccanti, pur essendo efficaci, determinano una riduzione della performance variabile a seconda della cardio-selettività e dell’attività simpatico-mimetica intrinseca (10), soprattutto per una riduzione della frequenza cardiaca durante lo sforzo.Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-2

Il carvedilolo, betabloccante che possiede anche un’azione alfa1-bloccante, presenta caratteristiche intermedie tra la doxazosina e i betabloccanti, anche se durante lo sforzo sembra prevalere l’effetto betabloccante (10).

I diuretici sono farmaci efficaci ma, soprattutto nelle attività fisiche di resistenza, possono comportare il rischio di ipo-potassiemia, riduzione della perfusione muscolare, rabdo-mio-lisi e aritmie cardiache (10).

I farmaci antiadrenergici centrali (clonidina, alfa-metildopa) non hanno dimostrato di possedere una chiara azione antipertensiva durante lo sforzo e, in ogni caso, la loro scarsa tollerabilità ne limita l’impiego, soprattutto nei giovani (10).

Il farmaco ideale nel soggetto con ipertensione arteriosa senza altre co-morbilità (quali malattia coronarica e/o scompenso cardiaco) che pratica esercizio fisico, è rappresentato dagli ACE-inibitori, gli inibitori dell’angiotensina II, i calcio-antagonisti e la doxazosina. Essendo dotati di una soddisfacente efficacia anti-ipertensiva anche durante l’esercizio, i farmaci di queste classi, non riducono la performance soggettiva.

Gli inibitori dell’angiotensina II, sembra che siano anche in grado di migliorare la funzione diastolica durante sforzo per cui, a questo particolare meccanismo, sarebbe attribuibile il miglioramento della performance fisica osservabile negli ipertesi che utilizzano questa classe di farmaci (11 – 12).

 

Ipertensione : Raccomandazioni

 

Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-3Allenamento di tipo aerobico per non meno di 3 volte/settimana restituisce concreti benefici sull’abbattimento dei valori pressori (13).

Nella periodizzazione dell’allenamento è possibile prevedere anche esercizi basati sulla potenza muscolare per 2-3 volte/settimana (14). Al fine di risultare efficaci, i micro-cicli debbono svolgersi ad un’intensità lieve-moderata, valutati sulla base della frequenza cardiaca massimale ottenuta ad un test ergometrico preliminare di tipo valutativo-funzionale, eseguito con l’abituale terapia farmacologica assunta dal soggetto.

Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-4Durante il test ergometrico, valori tensivi >240/115 mmHg sono ritenuti a rischio e, pertanto, nei soggetti con tale risposta pressoria patologica, si dovrà modificare opportunamente la terapia farmacologica e prescritta un’attività fisica di lieve intensità.

Per i soggetti con cardiopatia ipertensiva significativa, per i sedentari e gli obesi, per gli anziani, si stabilisce un allenamento programmato con esercizi di tipo aerobico, ad una frequenza cardiaca di allenamento tra il 40% e il 60% di quella massimale, insistendo maggiormente, nelle prime fasi di allenamento, su esercizi a bassa intensità finalizzati al recupero della mobilità articolare.

Mentre, per tutti gli altri soggetti, le frequenze cardiache di allenamento verranno mantenute tra il 70-85% di quella massimale.

 

Ipertensione : sessioni di attività fisica appositamente calibrate

 

Ipertensione-Iperteso-cardiologia-Attività fisica-adattata-esercizio fisico-adattato-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-5Il micro-ciclo sarà periodizzato con almeno 10-12 minuti di condizionamento organico seguito da una parte centrale con un plateau di lavoro aerobico fissato in almeno 30 minuti effettivi per gli esercizi di resistenza, seguiti da almeno 10-12 minuti di defaticamento.

Gli esercizi di potenza saranno organizzati con 10-12 ripetizioni (fino a un max di 20 ripetizioni in fase più avanzata) sia per gli arti superiori che per gli arti inferiori, lasciando ampio spazio al recupero funzionale che deve essere completo e separando ogni serie da almeno 1 minuto di riposo.

Quindi, il micro-ciclo deve essere compreso in una logica macro-ciclica che preveda un training in ambiente adeguatamente specializzato per 2-3 volte/settimana.

Al fine di incrementare le resistenze periferiche nell’allenamento di potenza si utilizza la riduzione del carico a fronte di un contestuale aumento del numero di ripetizioni.


CONTATTI

Se desidera avere più informazioni, avere chiarimenti su problematiche personali, se ha un problema particolare ed urgente, o se desidera avere un breve primo colloquio informativo tecnico prima di richiedere l’appuntamento per una Consulenza, avrà la possibilità di parlare con uno dei nostri specialisti dell’Esercizio Fisico semplicemente richiedendolo all’Operatore di Segreteria:

Tel.: 095/387810 – Cell.: 338/9134141

e-mail: drcarmelogiuffrida@yahoo.it oppure : info@drcarmelogiuffrida.com


Bibliografia di riferimento

 

1 – Delise P, Guiducci U, Zeppilli P, et al. Cardiological guidelines for competitive sports eligibility. Ital Heart J 2005; 6:661-702.

2 – Guidelines Subcommittee. 1999 World Health Organization- International Society of Hypertension guidelines for the management of hypertension. J Hypertens 1999; 17: 151-183.

3 – Mancia G, De Backer G, Dominiczak A, et al. 2007 Guidelines for the management of arterial hypertension. The Task Force for the Management of Arterial Hypertension of the European Society of Hypertension (ESH) and of the European Society of Cardiology (ESC). Eur Heart J 2007; 28: 1462-1536.

4 – Kokkinos PF, Narayan P, Papademetriou V. Exercise as hypertension therapy. Cardiol Clin 2001; 19: 507-516.

5 – Dickinson HO, Mason JM, Nicolson DJ, et al. Lifestyle interventions to reduce raised blood pressure: a systematic review of randomized controlled trials. J Hypertens 2006; 24:215-233.

6 – Kokkinos PF, Narayan P, Colleran JA, et al. Effects of regular exercise on blood pressure and left ventricular hypertrophy in African-American men with severe hypertension. N Engl J Med 1995; 333: 1462-1467.

7 – Niebauer J, Cooke JP. Cardiovascular effects of exercise: role of endothelial shear stress. J Am Coll Cardiol 1996; 28:1652-1660.

8 – Leon AS, Connett J, Jacobs DR Jr, Rauramaa R. Leisuretime physical activity levels and risk of coronary heart disease and death. The Multiple Risk Factor Intervention Trial. JAMA 1987; 258: 2388-2395.

 

Ulteriore Bibliografia di riferimento

 

9 – Shaper AG, Wannamethee G, Walker M. Physical activity, hypertension and risk of heart attack in men without evidence of ischaemic heart disease. J Hum Hypertens 1994; 8:3-10.

10 – D’Este D. Effetti sulla capacità fisica e sulla performance cardiaca dei farmaci cardiovascolari nell’iperteso. Sports Cardiology 2001; 2: 23-27.

11 – Cuocolo A, Storto G, Izzo R, et al. Effects of valsartan on left ventricular diastolic function in patients with mild or moderate essential hypertension: comparison with enalapril. J Hypertens 1999; 17 (Pt 2): 1759-1766.

12 – Warner JG Jr, Metzger DC, Kitzman DW, Wesley DJ, Little WC. Losartan improves exercise tolerance in patients with diastolic dysfunction and a hypertensive response to exercise. J Am Coll Cardiol 1999; 33: 1567-1572.

13 – American College of Sports Medicine Position Stand. The recommended quantity and quality of exercise for developing and maintaining cardiorespiratory and muscular fitness, and flexibility in healthy adults. Med Sci Sports Exerc 1998; 30: 975-991.

14 – Pollock ML, Franklin BA, Balady GJ, et al. AHA Science Advisory. Resistance exercise in individuals with and without cardiovascular disease: benefits, rationale, safety, and prescription. An advisory from the Committee on Exercise, Rehabilitation, and Prevention, Council on Clinical Cardiology, American Heart Association. Circulation 2000; 101:828-833.

15 – Linee guida – La prescrizione dell’esercizio fisico in ambito cardiologico – Documento di Consenso della Task Force Multisocietaria Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI) – Società Italiana di Cardiologia dello Sport (SIC Sport) – Associazione Nazionale Cardiologi Extraospedalieri (ANCE) – Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) – Gruppo Italiano di Cardiologia Riabilitativa (GICR) – Società Italiana di Cardiologia (SIC): 14. L’esercizio fisico nel paziente iperteso – ANTONINO DE FRANCESCO, RICCARDO GUGLIELMI, FRANCESCO PERTICONE, DANIELE D’ESTE – G Ital Cardiol 2007; 8 (11): 681-731

Attività fisica per la salute globale-Attività Fisica-prevenzione-cardiopatia ischemica-ipertensione-diabete-obesità-osteoporosi-depressione-cancro-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-2

Attività fisica per la salute globale

Attività fisica per la salute globale e lo sviluppo sostenibile: la Dichiarazione di Bangkok

Prof. Dott. Carmelo Giuffrida – 2018

 

Attività fisica per la salute globale-Attività Fisica-prevenzione-cardiopatia ischemica-ipertensione-diabete-obesità-osteoporosi-depressione-cancro-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-1È già trascorso parecchio tempo da quando è stata pubblicata la traduzione ufficiale in italiano autorizzata, a cura della Università degli Studi di Cagliari e Dors, della “Dichiarazione di Bangkok sull’attività fisica per la salute globale e lo sviluppo sostenibile” sottoscritta, a novembre 2016, da 72 Paesi durante la sesta conferenza della Società Internazionale per l’Attività fisica e la Salute (International Society for Physical activity and Health – ISPAH).

La Dichiarazione di Bangkok rappresenta una vera e propria dichiarazione di consenso sull’importanza della promozione dell’attività fisica per la prevenzione delle malattie croniche e la promozione della salute globale; individua 6 aree prioritarie in cui i Governi dovrebbero investire per raggiungere gli obiettivi previsti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) di aumentare del 10% i livelli di attività fisica e ridurre i comportamenti sedentari entro il 2025, al fine di guadagnare salute e migliorare la qualità della vita:

  1. Rinnovare l’impegno a investire e attuare azioni politiche tempestive e su larga scala, per ridurre l’inattività fisica lungo l’intero arco della vita, come contributo alla riduzione del carico globale di malattie non trasmissibili e raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030;
  2. Prevedere un coinvolgimento dei diversi settori a livello nazionale e istituire piattaforme di coordinamento;
  3. Sviluppare le competenze dei professionisti e dei decisori;
  4. Migliorare le competenze tecniche e condividere le esperienze;
  5. Rafforzare il monitoraggio e i sistemi di sorveglianza;
  6. Sostenere e promuovere la collaborazione, la ricerca e la valutazione delle politiche.

 

Attività fisica per la salute globale :

La Dichiarazione di Bangkok completa i principi e le azioni della “Carta di Toronto per l’attività fisica“:

  1. Attività fisica per la salute globale-Attività Fisica-prevenzione-cardiopatia ischemica-ipertensione-diabete-obesità-osteoporosi-depressione-cancro-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-2Adottare strategie basate sulle evidenze, rivolte sia alla popolazione generale che a sottogruppi specifici, in particolare a coloro che devono affrontare maggiori ostacoli;
  2. Adottare un approccio più equo, finalizzato a ridurre le disuguaglianze sociali e di salute e le disparità di accesso all’attività fisica;
  3. Affrontare i determinanti ambientali, sociali ed individuali dell’inattività fisica;
  4. Implementare azioni sostenibili attraverso una collaborazione tra più settori a livello nazionale, regionale e locale, per ottenere un impatto maggiore;
  5. Sviluppare le competenze e sostenere la formazione nell’ambito della ricerca, della pratica, delle politiche, della valutazione e della sorveglianza;
  6. Utilizzare un approccio mirato all’intero ciclo di vita, considerando i bisogni dei bambini, delle famiglie, degli adulti e degli anziani;
  7. Chiedere ai decisori e alla comunità in generale un maggior impegno politico e le risorse per l’attività fisica;
  8. Garantire la presenza di sensibilità culturale e adattare le strategie alle differenti “realtà locali”, ai diversi contesti e alle diverse risorse;
  9. Facilitare le scelte di salute personali, facendo in modo che l’attività fisica sia la scelta più facile.

Attività fisica per la salute globale-Attività Fisica-prevenzione-cardiopatia ischemica-ipertensione-diabete-obesità-osteoporosi-depressione-cancro-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-3Inoltre, integra il documento “Investimenti che funzionano per promuovere l’attività fisica” e fa appello a decisori, finanziatori e portatori di interesse affinché creino partnership tra più settori per implementare piani nazionali e regionali di promozione di stili di vita attivi e salutari.
I professionisti, le reti e i gruppi di lavoro impegnati nella promozione dell’attività fisica dovrebbero sostenere e diffondere la nuova Dichiarazione di Bangkok (Advocacy per l’attività fisica) creando progetti e interventi di promozione dell’attività fisica agendo su uno o più degli 8 obiettivi di sviluppo sostenibile, assegnati dalle Nazioni Unite a tutti i Paesi per il 2030, e richiamati dalla Dichiarazione di Bangkok.

La promozione dell’attività fisica fu già pubblicizzata nell’ambito del programma “Guadagnare Salute”.


Materiali utili:

– Traduzione in italiano del documento completo “La Dichiarazione di Bangkok sull’attività fisica per la salute globale e lo sviluppo sostenibile (novembre 2016, traduzione italiana autorizzata, a cura di Università di Cagliari e Dors)” (PDF: 524 kb);
presentazione nella pagina dedicata del sito Dors;
– Documento originale sul sito dell’Ispah “The Bangkok Declaration on Physical Activity for Global Health and Sustainable development” – http://www.ispah.org/resources
– La “Carta di Toronto per l’attività fisica
– Documento “Investimenti che funzionano per promuovere l’attività fisica”


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Ictus cerebrale-stroke-apoplessia-apoplettico-TIA-Attività Fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-funzionale-esercizio-apoplessia, colpo apoplettico, accidente-insulto cerebrovascolare-attacco cerebrale

Alzheimer o Diabete di tipo 3 e Attività Fisica Adattata a Catania!

Alzheimer o diabete di tipo 3 :

un quadro complesso di alterazioni controllabile con una specifica Attività Fisica Adattata

Prof. Dott. Carmelo Giuffrida – 2018 –

 

Alzheimer-diabete tipo 3-attività fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-1La malattia di Alzheimer presenta un quadro complesso di alterazioni:

  • anomalie istopatologiche, molecolari e biochimiche, inclusa la perdita cellulare;
  • abbondanti grovigli neurofibrillari;
  • neuriti distrofiche;
  • una proteina precursore dell’amiloide con depositi di amiloide-β (APP-Aβ);
  • un aumento dell’attivazione dei geni prodeath e delle vie di segnalazione;
  • un metabolismo energetico alterato;
  • una disfunzione mitocondriale;
  • uno stress ossidativo cronico;
  • importanti danni al DNA.

Per ottenere una migliore comprensione della patogenesi dell’Alzheimer occorre avere un quadro meccanico in grado di interconnettere tutti questi fenomeni.Alzheimer-diabete tipo 3-attività fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-2

Una rapida crescita nella letteratura internazionale attribuisce al deficit di insulina e alla resistenza all’insulina un’azione mediatrice della neuro-degenerazione della malattia di Alzheimer.

A tutt’oggi, queste innovative informazioni risultano piene di concetti conflittuali e problematiche non risolte in merito ai potenziali contributi apportati dal diabete mellito di tipo 2 (T2DM), dalle sindromi metaboliche e dall’obesità nella patogenesi della malattia di Alzheimer (1).

Risulta evidente che il diabete mellito di tipo 2 (T2DM) causa resistenza all’insulina cerebrale, stress ossidativo e deterioramento cognitivo, ma i suoi effetti aggregati sono molto lontani dall’imitare l’Alzheimer;Alzheimer-diabete tipo 3-attività fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-3

Disturbi nell’insulina cerebrale e nei meccanismi di segnalazione del fattore di crescita insulino-simile (IGF) sono le anomalie precoci e progressive che potrebbero rappresentare la maggior parte delle lesioni molecolari, biochimiche e istopatologiche dell’Alzheimer (2).

Il diabete cerebrale sperimentale prodotto dalla somministrazione intracerebrale di streptozotocina ha condiviso molte caratteristiche con l’Alzheimer (3), fornendo anche risposte di deterioramento cognitivo e disturbi nell’omeostasi dell’acetilcolina. Ne deriva che il diabete cerebrale sperimentale è trattabile con agenti sensibilizzanti dell’insulina, cioè farmaci attualmente usati per trattare il diabete mellito di tipo 2 (4).

La malattia di Alzheimer può essere diagnosticata con certezza solo mediante la dimostrazione postmortem di abbondanti grovigli neurofibrillari e placche neuritiche con accumulo di precursore della proteina amiloide, depositi di amiloide-β (APP-Aβ) in placche e pareti dei vasi in regioni selezionate del cervello.

Le lesioni strutturali associate alla demenza sono causate dal collasso del citoscheletro neuronale e dall’accumulo di proteine ​​associate ai microtubuli iperfosforilati e poliubiquitinati, come il tau, con conseguente formazione di grovigli neurofibrillari, neurite distrofica e fili di neuropile (1-3).

 

La malattia di Alzheimer o diabete di tipo 3 : rivalutazione della letteratura

 

La rivalutazione della letteratura riguardante quasi trent’anni di ricerche ha rivelato che le menomazioni nell’utilizzo del glucosio cerebrale e nel metabolismo energetico rappresentano anomalie molto precoci che precedono o accompagnano le fasi iniziali del deterioramento cognitivo (5-6) avviando il concetto che la segnalazione di insulina compromessa ha un ruolo importante nella patogenesi dell’Alzheimer e, di conseguenza, la proposta della denominazione di “diabete di tipo 3”.Alzheimer-diabete tipo 3-attività fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-4

Le caratteristiche delle sindromi mellitiche del diabete includono menomazioni nelle azioni insuliniche e segnalazione che si traducono in iperglicemia cronica, indipendentemente dal sottotipo, dall’eziologia, dalla patogenesi o dalla disponibilità di insulina.

Il diabete mellito di tipo 1 è provocato dalla distruzione (solitamente autoimmune) delle cellule beta dell’isolato pancreatico e dalla presenza di insulino-carenza di insulina.

Il diabete mellito di tipo 2, la forma più comune, è causato dalla resistenza all’insulina nei tessuti periferici ed è più frequentemente associato all’invecchiamento, a una storia familiare di diabete, all’obesità e alla insufficienza pratica di esercizio fisico. Gli individui con diabete mellito di tipo 2 presentano iperglicemia e iperinsulinemia. L’insulino-resistenza nel diabete mellito di tipo 2 è parzialmente mediata dalla ridotta espressione del recettore insulinico, dall’attività del recettore insulinico della tirosin-chinasi, dall’espressione del tipo 1 del substrato del recettore dell’insulina (IRS) – (7). Alzheimer-diabete tipo 3-attività fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-5

Il diabete gestazionale è associato alla gravidanza ed è provocato da carenza di insulina e iperglicemia.

La steato-epatite non alcolica (NASH), o sindrome metabolica, è associata a insulino-resistenza epatica ma si sovrappone al diabete mellito di tipo 2 – (8 – 9).

Il diabete mellito di tipo 3 corrisponde a una insulino-resistenza cronica che si somma a uno stato di insufficienza di insulina, in gran parte limitato al cervello, ma come la NASH, può sovrapporsi a diabete mellito di tipo 2, rappresentando uno dei principali meccanismi patogenetici della neuro-degenerazione dell’Alzheimer – (10 – 11).

 

Alzheimer : evitare l’ inattività motoria

 

Con l’invecchiamento si assiste a:Alzheimer-diabete tipo 3-attività fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-6

  • riduzione delle capacità funzionali,
  • aumento del deterioramento fisico con conseguente diminuzione delle capacità fisiche e relativo aumento della morbilità.

Una diminuzione delle motivazioni induce ad uno stile di vita sedentario.

 

Il professionista del movimento deve fornire motivazioni proponendo diverse attività per mantenere un buon potenziale motorio negli anziani.

Attraverso una serie di esercizi fisici specifici si preserva, si mantiene e si migliora la salute e la qualità di vita dell’anziano.

 

Alzheimer : Attività fisica improntata sulla “gero-motricità”

 

Gli effetti dell’attività motoria producono una serie di modificazioni anatomo-funzionali.

L’esercizio fisico tende a combattere il decadimento fisico ma deve prevedere un training in ambiente protetto, sicuro e dotato di defibrillatore.

Occorre tenere conto dei bisogni, delle esigenze, delle aspettative conseguenti alla situazione dell’Anziano istituzionalizzato.

L’intervento deve essere finalizzato a prevenire o a ritardare i danni invalidanti dell’invecchiamento nella 4° / 5° età.

L’intervento psico-motorio deve essere finalizzato al miglioramento, al mantenimento, al recupero globale delle potenzialità motorie e cognitive residue del Grande Anziano.

 

Nello specifico è utile proporre una Attività Fisica Adattata con:

 

  • Esecuzione lenta, dolce e facilitata dei movimenti attraverso uso di grandi e piccoli attrezzi ma usando anche attrezzi non codificati o di fortuna e a corpo libero somministrati con creatività e fantasia;
  • Poche ripetizioni tendenti al miglioramento di resistenza aerobica, forza, mobilità articolare e coordinazione neuro-muscolare;
  • Consapevolezza dell’esecuzione motoria e dei limiti funzionali;
  • Abolizione di movimenti grossolani e violenti;
  • Corretti esercizi di respirazione;
  • Apprendimento di Posture corrette e conoscenze su come fugare dal dolore e dalle tensioni muscolari;
  • Riattivazione delle grandi funzioni organiche: capacità cardio-circolatorie, respiratorie e uro-intestinali);
  • Recupero o mantenimento dell’autonomia essenziale degli arti (superiori e inferiori) e dell’equilibrio;
  • Prevenzione primaria e secondaria con risveglio-mantenimento della presenza psichica, stimolando e favorendo:
  • – Attenzione/Memoria (stabilire relazioni di reciproca accettazione);
  • – Padronanza di movimento con educazione a un uso consapevole del gesto motorio che favorisce le funzioni e migliora le prospettive della salute e del benessere;
  • – Socializzazione e relazioni;
  • – Prontezza di riflessi (Consapevolezza del proprio bagaglio ideo-motorio).

 

Alzheimer : quali esercizi domiciliari ?!

 

Alzheimer-diabete tipo 3-attività fisica-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-7Il caregiver verrà istruito dal Team tecnico per seguire il soggetto al suo domicilio per effettuare almeno 30-35 minuti al giorno di esercizio fisico secondo le indicazioni del protocollo dello Studio diretto a migliorare la qualità del sonno, il dolore percepito e le capacità prestative, la memoria attentiva, la socializzazione e la padronanza psico-motoria.

Il protocollo dello Studio del Prof. Dott. Carmelo Giuffrida viene personalizzato a seconda delle esigenze individuali per garantire un grado ottimale di autonomia come fattore qualitativo di vita ma, le linee generali restano comuni per:

  • Grandi anziani sani
  • Malattia di Alzheimer
  • Morbo di Parkinson
  • Demenza Vascolare Ischemica
  • Anziani osteoporotici
  • Malattie metaboliche ereditarie
  • Co-morbilità con miscellanea (traumi cranici, recupero traumi osteo-muscolari, sindromi para-neoplastiche, cardiovascolari e respiratorie).

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Web-grafia di riferimento

 

 J Diabete Sci Technol. 2008 nov; 2 (6): 1101-1113. Pubblicato online 2008 Nov. doi:  10.1177 / 193229680800200619 PMCID: PMC2769828 PMID: 19885299 La malattia di Alzheimer è la prova del diabete di tipo 3 analizzata Suzanne M. de la Monte , MD, MPH 1, 2, 3 e Jack R. Wands , MD 3

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2769828/

Bibliografia

 

  1. Jalbert JJ, Daiello LA, Lapane KL. Demenza del tipo Alzheimer. Epidemiol Rev. 2008 [Epub ahead of print.] [PubMed]
  1. Jellinger KA. Aspetti neuropatologici della malattia di Alzheimer, del morbo di Parkinson e della demenza frontotemporale. Neurodegener Dis. 2008; 5 (3-4): 118-121. [PubMed]
  1. Wang XP, Ding HL. La malattia di Alzheimer: epidemiologia, genetica e oltre. Neurosc. Bull. 2008; 24(2): 105-109. [Articolo gratuito di PMC] [PubMed]
  1. De la Monte SM, bacchette JR. Rassegna di insulina, espressione del fattore di crescita simile all’insulina, segnalazione e malfunzionamento nel sistema nervoso centrale: rilevanza per il morbo di Alzheimer. J Alzheimer Dis. 2005; 7 (1): 45-61. [PubMed]
  1. Iwangoff P, Armbruster R, Enz A, Meier-Ruge W. Enzimi glicolitici da corteccia cerebrale autoptica umana: casi normali invecchiati e dementi. Mech Aging Dev. 1980; 14(1-2): 203-209. [PubMed]

 

Ulteriore bibliografia

 

  1. Hoyer S. Cause e conseguenze dei disturbi del metabolismo del glucosio cerebrale nella malattia di Alzheimer sporadica: implicazioni terapeutiche. Adv Exp Med Biol. 2004; 541: 135-152. [PubMed]
  1. Virkamäki A, Ueki K, Kahn CR. Interazione proteina-proteina nella segnalazione dell’insulina e meccanismi molecolari dell’insulino-resistenza. J Clin Invest. 1999; 103(7): 931-943. [Articolo gratuito di PMC] [PubMed]
  1. Alvarez-Martínez H, Pérez-Campos E. [Steatoepatite non alcolica] Rev Gastroenterol Mex. 2002; 67(2): 118-125. [PubMed]
  1. Saito T, Misawa K, Kawata S. 1 Fegato grasso e steatoepatite non alcolica. Stagista Med. 2007; 46(2): 101-103. [PubMed]
  1. 10. Steen E, Terry BM, Rivera EJ, Cannon JL, Neely TR, Tavares R, Xu XJ, Bacchette JR, de la Monte SM. L’insulina alterata e l’espressione del fattore di crescita insulino-simile e i meccanismi di segnalazione nella malattia di Alzheimer – è questo il diabete di tipo 3? J Alzheimer Dis. 2005; 7(1): 63-80. [PubMed]
  2. Rivera EJ, Goldin A, Fulmer N, Tavares R, Bacchette JR, de la Monte SM. L’insulina e l’espressione del fattore di crescita insulino-simile e la funzione si deteriorano con la progressione della malattia di Alzheimer: collegamento alla riduzione del cervello nell’acetilcolina. J Alzheimer Dis. 2005; 8(3): 247-268. [PubMed]