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Disturbi perineali e Attività Fisica Adattata

Disturbi perineali –  per il perineo è indicata la ginnastica pelvica quale Attività Fisica Adattata!

Prof. Dott. Carmelo Giuffrida

 

DISTURBI PERINEALI: L’incontinenza urinaria e fecale, la stipsi, il prolasso uro-genitale, il dolore perineale cronico, i disturbi sessuali, sono riassumibili nel termine di “ disturbi perineali ”. In sintesi, presentano una pesante ripercussione sulla sfera personale, emotiva e comportamentale. In ogni modo, costituiscono un importante motivo di disabilità e di handicap coinvolgente circa il 30% della popolazione femminile nazionale.

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A proposito della Ginnastica del pavimento pelvico: l’intuizione di Kegel!

 

Per riassumere, già negli anni ’50, il ginecologo americano, Arnold Kegel, dimostrò l’utilità di una stimolazione mio-fasciale corretta.

Infatti, sfruttando l’allenamento in feedback dei muscoli del perineo nelle donne con disfunzionalità urinaria da sforzo dimostrò come si potevano contrastare le manifestazioni di incontinenza.

 

La prevenzione dei disturbi perineali è fondamentale – per inciso, si interviene con la ginnastica del pavimento pelvico!

 

Disturbi perineali-prolasso-incontinenza-disturbi sessuali-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-2Negli ultimi decenni la prevenzione nel settore è stata assai carente. Contestualmente, le aziende produttrici di pannolini hanno foraggiato, per ovvi motivi commerciali, le spinte all’acquisto di assorbenti stimolando i sistemi che ammortizzano l’effetto derivante dall’incontinenza (odori e assorbimento di urine).

Pochi soggetti, quindi, hanno offerto l’opportunità di un recupero funzionale dei muscoli pelvici attraverso l’allenamento funzionale dei distretti perineali. La società, quindi, ha acquisito una mentalità di passiva accettazione di tale fenomeno.

“Ma tanto non c’è niente da fare!”, oppure, “vista l’età…, sono espressioni che oggi non si accettano più!

Al contrario, ultimamente, viene sempre più richiesto dall’utenza femminile un recupero delle disfunzioni perineali.

Le richieste dell’uteprolasso-utero-vescica-anale-incontinenza-disturbi sessuali-intima-Prof. Carmelo Giuffrida-Catanianza sono, per lo più, rivolte alle modalità non invasive, soprattutto nel recupero dell’incontinenza urinaria.

Ginnastica pelvica per il recupero del perineo

 

 

Un trattamento intensivo di ginnastica perineale, studiato appositamente per il soggetto che necessita di una specifica Attività Fisica Adattata guidata sotto controllo specialistico, può apportare ottimi risultati e benefici. Tra l’altro, se condotta in ambiente altamente specializzato, associata ad un auto-training domiciliare si possono  mantenere i risultati con sufficiente garanzia. In queste circostanze, quindi, si consente di eliminare ed allontanare condizioni patologiche particolari. L’obiettivo educativo finalizzato del protocollo, perciò, produce esperienze positive che ne convalidano i contenuti tecnico-scientifici. Questa finalizzazione, pertanto, si riscontra in donne a rischio di disfunzione. Ne sono un esempio, le atlete, oppure le donne in gravidanza o in stato post-gravidico che presentano sintomi di disfunzione perineale, non obbligatoriamente in peri-menopausa. Pertanto, le corrette stimolazioni di A.F.A. – Attività Fisica Adattata – e la modificazione delle abitudini minzionali scorrette,  ormai, godono di ottima evidenza statistica accettata da tutte le comunità scientifiche internazionali.

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Disturbi perineali: Come ottenere una buona funzione del perineo con la ginnastica pelvica!?

 

Per ottenere una buona funzione perineale, è indispensabile migliorare l’attività del sistema fascio-legamentoso pelvico e dei muscoli perineali (muscolo pubo-coccigeo ed elevatore dell’ano). Complessivamente, particolare attenzione va rivolta alle risposte delle innervazioni e dei visceri pelvici (vescica, utero, ano), preservandone la localizzazione e il mantenimento in sede anatomica.

Per essere breve, in ogni caso, la statica pelvica deve essere stabilizzata .

Perciò, si rende necessario potenziare la struttura di sostegno costituita da tutti i muscoli perineali. Inoltre, occorre non compromettere la struttura di sospensione, costituita dalle strutture mio-fasciali e legamentose.

Il beneficio che ne deriva riguarda anche la continenza uro-fecale, la percezione sessuale e le contratture loco-regionali tipiche (mialgia tensiva del pavimento pelvico). Dato che queste potrebbero sfociare nel dolore cronico perineale, sarà bene interessare tutte le tipologie di fibre muscolari che costituiscono la regione perineale.

 

Protocollo di ginnastica perineale per i disturbi pelvici: Gli obiettivi

 

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Il piano di trattamento dei disturbi perineali con attività motoria, così, viene finalizzato, individualizzato e adattato alle esigenze del singolo soggetto per intensità, frequenza, durata. Gradualmente, viene incrementato nel tempo commisurandone i parametri alle capacità funzionali soggettive.

Per essere precisi, prevede un primo periodo di ambientamento e di adattamento con rapporto 1:1 con una seduta settimanale.

Una volta che si ottiene un minimo di capacità fisiche, si può optare di operare in seno a mini-gruppi di lavoro (max 3-4 persone). La cadenza bi-tri-settimanale consente di mantenere e/o ottimizzare le acquisizioni finalizzate alla prevenzione ed al potenziamento perineale. Pertanto, con questo sistema si abbattono i costi e si incrementa l’esercizio fisico specifico.

La singola seduta di ginnastica del perineo ha un tempo variabile che oscilla dai 50 ai 60 minuti di attività.

L’intero piano di trattamento del pavimento pelvico viene integrato dal piano di lavoro domiciliare con esercizi appositamente studiati e insegnati. Di conseguenza, questi vengono ripetuti autonomamente anche più volte al giorno, secondo le istruzioni impartite.pavimento pelvico-ginnastica pelvica-prolasso-utero-vescica-anale-incontinenza-disturbi sessuali-intima-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-3 In fase iniziale, a tale proposito, un momento di informazione fondamentale riguarda l’ambito della prevenzione. L’indispensabile ambito del programma educativo prevede, poi, la fornitura di informazioni di base riguardanti l’anatomo-fisiologia dell’apparato vescico-sfinterico.

Gli interventi di prevenzione dei disturbi perineali non si limitano solo a potenziare i muscoli del pavimento pelvico. Piuttosto, tendono a facilitare l’apprendimento o il ri-apprendimento di gesti motori specifici per ottenere il controllo disfunzionale degli automatismi sfintero-perineali.

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Il piano di lavoro: la ginnastica pelvica nei disturbi del perineo

 

Il piano di lavoro per il recupero del pavimento pelvico prevede, complessivamente, un percorso di mantenimento nel tempo. Infatti, in tempi successivi, chi ha raggiunto gli obiettivi minimi durante il trattamento individuale può essere aggregato in un mini-gruppo.

Quindi, grazie a un percorso speciale integrato condotto in seno a un piccolo gruppo, è possibile proseguire il trattamento. Così, si può ottimizzare una adeguata coordinazione e automatismo delle funzioni perineali. Per farla breve, ciò si ottiene attraverso:

– percezione del proprio corpo;

– recupero delle limitazioni funzionali con esercizi di mobilizzazione e di stretching miofasciale;

– potenziamento funzionale dei muscoli e capacità di rilassamento;

– coordinazione neuro-muscolare e integrazione dei muscoli perineali nelle attività quotidiane che, a proposito, comportano aumento della pressione addominale per effetto di sforzi fisici;

– coordinazione dell’attività pelvica con il diaframma durante il tetra-ritmo respiratorio.

 

Ginnastica pelvica e del perineo: Criteri di esclusione dall’Attività Fisica Adattata

 

In sintesi, i criteri di esclusione a effettuare un piano di trattamento indirizzato ai disturbi del perineo per mezzo di Attività Fisica Adattata riguardano:

  • decadimento cognitivo grave;
  • condizioni cliniche acute e/o riacutizzate;
  • incapacità di deambulazione autonoma;

conseguentemente,

  • impossibilità di raggiungere autonomamente o con l’aiuto di un caregiver il luogo in cui si deve espletare la sessione di attività fisica;
  • incapacità di collaborazione individuale nel rapporto 1:1 o nella interazione con il mini-gruppo;

tutto sommato, quindi:

  • incapacità di contrarre il muscolo pubo-coccigeo;
  • presenza di inversione del comando perineale nei soggetti incapaci di “contrarre” e che “spingono” attraverso l’uso involontario dei muscoli addominali.

CONTATTI

Comunque, se desidera avere più informazioni, avere chiarimenti su problematiche personali, se ha un problema particolare ed urgente, o se desidera avere un breve primo colloquio informativo tecnico prima di richiedere l’appuntamento per una Consulenza, avrà la possibilità di parlare con uno dei nostri specialisti dell’Esercizio Fisico semplicemente richiedendolo all’Operatore di Segreteria:

Tel.: 095/387810 – Cell.: 338/9134141

e-mail: drcarmelogiuffrida@yahoo.it oppure : info@drcarmelogiuffrida.com


Bibliografia nazionale in riferimento alla ginnastica perineale:

 

  • Macchi C, Benvenuti F, Nucida V et al. Attività Fisica Adattata
  • Di Benedetto P., Di Silvestre A., Zampa A. Il trattamento fisioriabilitativo dell’incontinenza urinaria femminile. Eur. Med. Phys. 1987; 23:193-200
  • Di Benedetto P. Riabilitazione uro-ginecologica. Minerva Medica Ed, I ed 1995; II ed 2004
  • Dolfo E, Di Benedetto P. Chinesiterapia pelvi-perineale. Trieste, ART ed, 1993

Bibliografia straniera sulla ginnastica pelvica:

 

  • Smith J.H. et al. Adult conservative management. In: Abrams P., Cardozo L., Khoury S., Wein A. Incontinence Health Publications, Paris. 4th International Continence Consultation, Paris 2008, 4th Edition, 2009
  • Kegel A.H. Progressive resistance exercise in the functional restoration of the perineal muscles. Am. J. Obst. Gynecol. 1948; 56:238-49
  • Bourcier A., Juras J. Urodynamique er réadaptation en urigynécologie. Paris, Vigot Ed., 1986
  • Benvenuti F., Caputo G.M., Sandinelli S. et al. Reeducative treatment of female genuine stress incontinence. Am. J. Phys. Med. 1987; 66:155-68
Inoltre, sui disturbi pelvici e del perineo
  • Bø K. Pelvic floor muscle training for stress urinary incontinence. In: Bø K. et al. Physical therapy for the pelvic floor. Churchill Livingstone Elsevier 1997; Chap 9:171-86
  • Lagro-JanssenT., van Weel C. Long-term effect of treatment of female incontinence in general practice. British Journal of General Practice 1998; 48:1735-8

In sintesi:

  • Bø K., Kwarstein B., Nygaard I. Lower urinary tract symptoms and pelvic floor muscle exercise adherence after 15 years. Obstetrics and Gynecology 2005; 105:999-1005
  • Bø K. Pelvic floor muscle training for stress urinary incontinence. In: Bø K., Berghmans B., Mørkved S., Van Kampen M. Evidence-based physical therapy for the pelvic floor. Churchill Livingstone Elsevier 2007; 171.87

Per tornare al soggetto, ulteriore bibliografia sui disturbi pelvici:

  • Di Benedetto P., Delneri C., Giorgini T., Coidessa A., Cattarossi L. Pelvic floor rehabilitation in female urinary incontinence: 10 years later. Abstract, 38th Annual Meeting of International Continence Society, Cairo, October 20-24, 2008
  • Stuart M., Benvenuti F., MacKo R., et al. Community-based adaptive physical activity program for chronic stroke: feasibility, safety, and efficacy of the Empoli model. Neurorehabil. Neural Repair, 2009;23 (7): 726-34

infine,

  • Di Benedetto P., Floris S., Coidessa A. Rationale of pelvic floor muscle training in women with urinary incontinence. Minerva Ginecol. 2008; 60:529-41

Per riassumere:

  • Di Benedetto P. Adapted Physical Activity and Urinary Incontinence. AAPMR, Abstract, Orlando 17-20 Novembre 2011

 

 

 

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Coccigodinia

Coccigodinia: un dolore da lesione del coccige da controllare attraverso l’esercizio fisico ed alcuni momenti di cautela preventiva.

Prof. Carmelo Giuffrida

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Durante le spinte evolutive, passando dall’appoggio quadrupedico all’appoggio bi-podalico, il coccige si è ridimensionato nella sua lunghezza assumendo il piccolo aspetto di forma triangolare e, articolandosi con l’ultima vertebra sacrale si compone di 3-5 corpi somatici che, ad eccezione del primo segmento, sono fusi insieme ed in grado di svolgere piccoli movimenti in senso antero-posteriore di circa 30°.

Gioca un ruolo fondamentale nell’equilibrio biomeccanico del pavimento-pelvico e della regione lombo–sacrale per gli effetti che ne derivano dalle tensioni mio fasciali che circondano questa tenso-struttura naturale in cui il coccige si trova al centro.

Una sua alterazione può essere causa di cattiva defecazione, provocare un impedimento nello svuotamento completo della vescica durante la minzione e determinare irritazioni prostatiche nell’uomo.

coccigodinia-dolore al coccige-attività fisica-adattata-esercizio fisico-osteopatia-postura-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-1Le sue connessioni col sistema duramerico possono influire in maniera importante con la sfera cranica e viscerale causando, in caso di mal posizionamento, un irritazione della dura madre con turbe neuro-vegetative e vestibolari quali: nausee, vertigini, vomito, cefalee, dolori cervicali.

 

Coccigodinia- Antero-lussazione e dolore al coccige 

 

Coccigodinia è la denominazione scientifica del dolore al coccige. La causa maggiormente accreditata è da imputare a una causa meccanica in grado di determinare instabilità articolare. Questa è da imputare all’effetto di una lussazione o di un’anomalia funzionale conseguente a trauma post-parto. Può essere causata da un atterraggio violento sui glutei, come di frequente avviene negli sport da combattimento e di contatto, nello sci o nel pattinaggio. Può essere secondaria a cadute accidentali, a indebolimento delle strutture peri-articolari o, a un rapporto sessuale anale. Talvolta deriva da micro-traumi ripetuti (nel caso dei ciclisti per il continuo strofinio sulla sella o, nel caso dell’equitazione, per il continuo “cadere” sull’osso sacro del fantino).

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Anatomo-fisiologicamente, il coccige che subisce l’effetto di una forza meccanica produce un anomalo incremento del suo movimento con una conseguente flogosi dei tessuti circostanti e alla risposta di instabilità patologica corrisponde una forte algia nella postura seduta.

Nelle donne la problematica ha un’incidenza maggiore. L’errata posizione anatomica del coccige durante la gestazione può conferire una scorretta dilatazione del bacino e delle sue strutture legamentose. Ne conseguono forti algie e, talvolta, la presenza di un profondo graffio sulla fronte del neonato. Durante le doglie, una eccessiva tensione dei muscoli e dei legamenti connessi al coccige può essere causa e provocarne una parziale dislocazione spaziale.

 

Dolore al coccige: meglio prevenirlo!

 

coccigodinia-dolore al coccige-attività fisica-adattata-esercizio fisico-osteopatia-postura-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-3Il metodo migliore per apprezzare l’instabilità del coccige è la radiografia in proiezione laterale e frontale del bacino.

La prevenzione e alcune cautele svolgono un ruolo importante:

  • evitare sedute rigide e prolungate,
  • evitare sellini di scooter e di biciclette;
  • utilizzare una ciambella gonfiabile di gomma per evitare il contatto diretto del sacro sulla superficie d’appoggio, da utilizzare nei periodi in cui si è costretti a star seduti per un tempo superiore alle 2 ore.

 

Coccigodinia: Test valutativi

 

coccigodinia-dolore al coccige-attività fisica-adattata-esercizio fisico-osteopatia-postura-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-4Un semplice test di mobilità permette di individuare l’entità della lesione del coccige e stabilire la tecnica più semplice e meno fastidiosa da utilizzare nel successivo lavoro di riposizionamento e normalizzazione attraverso una preparazione sui legamenti e sulle strutture periferiche, in modo da rilasciarle per rendere agevoli le tecniche operative.

La tecnica di riposizionamento indiretta, esterna, più utilizzata e accettata dall’utenza, è meno risolutiva, soprattutto nelle lussazioni franche; non è invasiva poiché sfrutta l’azione dei muscoli anteriori della coscia ed il movimento di nutazione del sacro per correggere la lesione del coccige. A volte può essere sufficiente un singolo trattamento ma possono rendersi necessarie due o tre sedute per la risoluzione parziale della problematica.

 

Coccigodinia: un aiuto dall’attività fisica adattata

 

Una specifica sequenza di esercizi adattati riescono, il più delle volte, a conferire un buon controllo del bacino e, conseguentemente del sacro e del coccige. Associati all’attivazione dei muscoli adduttori e glutei, in seno ad un piano di trattamento appositamente studiato ed individualizzato, con la buona collaborazione dell’utente, riescono a determinare ottimo esito funzionale.

 

Dolore al coccige – Non sempre la tecnica di riposizionamento diretto è una soluzione!

 

La tecnica di riposizionamento diretta è invasiva e prevede la correzione per via anale (trattamento proctologico) della lesione del coccige. Spesso l’utente non è ben disposto a questa soluzione e rifiuta di effettuarla sebbene sia, il più delle volte, l’unica tecnica definitivamente risolutiva.


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e-mail: drcarmelogiuffrida@yahoo.it oppure : info@drcarmelogiuffrida.com

 

 

 

 

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Pubalgia o sindrome pubo-retto-adduttoria: il Groin Pain

Pubalgia o sindrome pubo-retto-adduttoria: Groin pain

Prof. Dott. Carmelo Giuffrida

 

Pubalgia-sindrome pubo retto adduttoria-algia del pube-esercizi-attività fisica-attività motoria-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania

 

La pubalgia è una sindrome disfunzionale mio-tensiva che interessa l’intero carrefour della regione addomino-pubo-crurale con quadri sintomatologici anche molto diversi tra loro.

In particolare, la denominazione può assumere nomi differenti: sindrome degli adduttori, osteo-artropatia pubica, sindrome parietale della parete addominale, sindrome pubo-retto-adduttoria, groin pain.

In prevalenza, interessa gli atleti (ciclisti, calciatori, judokas e lottatori, pattinatori, …).

Si manifesta, soprattutto, quando aumentano i carichi per effettuare il potenziamento atletico specifico o per l’effetto di un gesto tecnico, e nelle donne in gravidanza. Fattore scatenante è considerato il sovraccarico funzionale e strutturale, microtraumi ripetuti nel tempo, o allenamenti in condizione di iper-stress che producono affaticamento muscolare e tendineo. Infatti, la pubalgia può essere connessa a patologie ossee e articolari, o a patologie infettive e tumorali.

 

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Anatomia del Pube

 

Il pube, brevemente, si divide in 3 parti:

LA BRANCA ORIZZONTALE O CORPO: un segmento orizzontale, situato sopra il foro otturatorio. Il margine superiore della branca orizzontale del pube e il margine inferiore della branca discendente si riuniscono a formare l’angolo del pube.

In altre parole, la faccia sagittale dell’angolo del pube forma una superficie articolare leggermente concava a grande asse obliquo in basso e indietro. Questa superficie articolare e la sua omologa del pube opposta, si articolano con le facce laterali convesse del nucleo inter-pubico.

LA LAMINA QUADRILATERA: una lamina posta davanti al foro otturatorio, vicino alla linea mediana, appiattita dall’avanti all’indietro;

LA BRANCA DISCENDENTE: un segmento allungato situato al di sotto e all’indietro la lamina quadrilatera.

 

Pubalgia-sindrome pubo retto adduttoria-algia del pube-muscoli adduttori della coscia-esercizi-attività fisica-attività motoria-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-2

Brevemente, l’articolazione è sostenuta:

in avanti: dal legamento anteriore;

indietro: dal  legamento posteriore;

al di sopra: dal legamento superiore;

al di sotto: dal legamento inferiore o legamento arcuato sotto-pubico.

 

Il dolore nella pubalgia

 

Pubalgia-sindrome pubo retto adduttoria-algia del pube-esercizi-attività fisica-attività motoria-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-3A dire la verità, il dolore nella pubalgia ha espressione acuta a livello dell’inserzione prossimale dei muscoli adduttori della coscia sul pube.

Generalmente, è localizzato a livello dell’inguine e/o del pube e/o all’interno della coscia.

Quindi, è presente nelle prime ore del mattino (soprattutto nei primi 10-15 minuti di movimento) per poi attenuarsi nel corso della giornata durante i movimenti controllati. Nel complesso, si assiste a un incremento improvviso della risposta algica durante l’esecuzione di movimenti bruschi o nei cambi di direzione durante la deambulazione.

In altre parole, l’algia tende ad aumentare sotto sforzo per regredire a riposo. Ciò, costituisce un grande disagio per chi pratica attività fisica e, maggiormente, nell’atleta agonista.

 

 

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Pubalgia: non bisogna sottovalutare i problemi meccanici di altre strutture anatomiche

 

Per riassumere, il dolore pubico è legato spesso a un problema meccanico sovraccaricante che coinvolge tutte le strutture mio-fasciali anti-gravitarie; il meccanismo patogenetico è derivante da un’eccessiva trazione sull’apparato osteotendineo muscolare.

Quindi, la sinfisi pubica (l’articolazione tra le due branche pubiche) svolge un importante ruolo ammortizzante del peso corporeo. Infatti, questo, dall’alto verso il basso, viene scaricato in direzione delle teste femorali e, di conseguenza, al suolo.

Le forze in eccesso non riescono ad essere idoneamente distribuite verso le articolazioni sacro-iliache e verso gli acetaboli delle articolazioni coxo-femorali. Solitamente, le forze meccaniche associate a un disagio meccanico dell’osso sacro, compromettono la corretta meccanica della colonna vertebrale e del bacino condizionando. Nel complesso, ciò, condiziona il lavoro delle branche pubiche.

Queste, per effetto della loro particolare forma e topografia anatomica, subiscono lo scarico delle iperpressioni derivanti dalle catene muscolari ascendenti e discendenti generate durante la deambulazione o nella postura ortostatica.

Pubalgia-sindrome pubo retto adduttoria-algia del pube-esercizi-attività fisica-attività motoria-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-5Nell’osteo-artropatia pubica (tipica degli atleti evoluti o di atleti amatori: 30-35 anni), la sola e vera pubalgia legata al surménage articolare e allo squilibrio muscolare fra addominali e adduttori, la sintomatologia funzionale è comune ai danni precedentemente citati.  In particolare, il dolore ha sede sul pube e s’irradia in basso, lungo la faccia interna della coscia; più raramente, in alto, verso la parete addominale inferiore: insorge durante i movimenti della vita corrente e all’inizio del gesto atletico.

L’esame chinesiologico superficiale o durante la mobilitazione manuale risveglia un dolore localizzato alla sinfisi per l’appoggio alternato dei due processi della sinfisi.

 

La sindrome parietale addominale

 

Pubalgia-sindrome pubo retto adduttoria-algia del pube-esercizi-attività fisica-attività motoria-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-6Questa è l’espressione, spesso congenita, di maggiore lesione della porzione inferiore dei muscoli larghi dell’addome e, soprattutto, degli elementi costitutivi del canale inguinale.

Per farla breve, si manifesta con dolori in sede sovra-pubica, spesso mono-laterali.

Per la precisione, s’irradiano verso il pube e i testicoli. Sono progressivi e, spesso, evocati da un colpo di tosse, da uno starnuto o dalla defecazione.

L’anamnesi permette di trovare un esordio improvviso come veri accidenti traumatici della parete addominale.

Pubalgia-sindrome pubo retto adduttoria-algia del pube-esercizi-attività fisica-attività motoria-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-7I segni cercati nella valutazione del soggetto, prima in piedi poi in posizione supina, sono più chiari dopo uno sforzo. Generalmente, mettono in evidenza una tumefazione lungo la parete addominale in corrispondenza del canale inguinale.

Per inciso, la contrazione isometrica dei muscoli addominali è dolorosa.

 

Pubalgia : Cause

 

In ogni caso, l’azione compensativa sulla causa primaria deve essere ben ricercata e localizzata. Ciò, per ricavare vantaggi sul problema ed effettuare un corretto trattamento della sinfisi pubica o dell’inserzione dei muscoli adduttori.

Per tornare al punto, tra le cause che scatenano l’insorgere della pubalgia con disfunzione articolare, si possono motivare:

 

Pubalgia a seguito di eventi traumatici

– un trauma diretto alla sinfisi pubica;

– una caduta asimmetrica sui piedi per cui le forze di contatto col suolo provocano l’innalzamento di una branca pubica rispetto alla controlaterale. Quindi, un movimento a “forbice” del pube coinvolge in modo anomalo i legamenti pubici;Pubalgia-sindrome pubo retto adduttoria-algia del pube-esercizi-attività fisica-attività motoria-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-8

– una eccessiva tensione dei muscoli adduttori per gli effetti di un movimento contrastato da opposizione sull’arto inferiore;

– un calcio a vuoto (calciatore);

– uno sfregamento continuo della sella pubica (ciclista);

– qualsiasi stress che deteriora le inserzioni muscolari e i numerosissimi legamenti pubici.

Pubalgia-sindrome pubo retto adduttoria-algia del pube-muscoli adduttori della coscia-esercizi-attività fisica-attività motoria-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-9

Pubalgia a seguito di una cronicizzazione

 

Come tale, il pube:

– si adatta ad uno schema funzionale alterato;

– è crocevia e punto d’inserzione di muscoli potenti (obliqui, trasversi e retto dell’addome, muscoli adduttori della coscia) che si organizzano in catene cinematiche muscolari;

– offre inserzione a diverse strutture viscerali (vescica, utero, cordone spermatico, prostata) attraverso numerosi legamenti.

 

Pubalgia: ricerca della causa primaria

 

Inoltre, tra le cause vanno ricercate:

  • limitazioni articolari a livello coxo- femorale e problemi congeniti (displasie di lieve entità, coxa-vara, coxa-valga, coxa-plana, ecc…), antiversione del bacino, iperlordosi lombare;
  • riduzione di mobilità del bacino o di un emi-bacino in senso opposto a quello della sinfisi;Pubalgia-sindrome pubo retto adduttoria-algia del pube-esercizi-attività fisica-attività motoria-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-10
  • disfunzione articolare dell’articolazione coxo-femorale;
  • bacino antero-verso con iper-lordosi lombare;
  • ipotonia costituzionale o acquisita della parete addominale inferiore verso gli obliqui (assottigliamento, deiscenza, strato pre-erniario);
  • deficienza del canale inguinale (l’orifizio interno, più o meno dilatato, presenta esso stesso una situazione pre-erniaria);
  • le aderenze cicatriziali nella zona pelvica o nelle regioni che la influenzano;
  • la disfunzione viscerale degli organi sopra-pubici;

 

Pubalgia: vanno valutate anche altre cause

 

  • asimmetria degli arti inferiori con stato di conflittualità tra adduttori (muscoli di potenza agenti in una direzione) e complesso addominale (muscoli deboli agenti nella opposta direzione);
  • postumi di distorsioni articolari e patologie a carico dell’articolazione del ginocchio nella sua globalità (capsula, legamenti, ecc.);muscoli adduttori della coscia-Pubalgia-sindrome pubo retto adduttoria-algia del pube-esercizi-attività fisica-attività motoria-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-11
  • esiti di distorsioni articolari e patologie a carico del piede (valgo, varo, pronato, supinato, ecc…);
  • reliquati di patologie muscolari (strappi, stiramenti, tendinopatie, borsiti, ecc…);
  • manifestazione della sofferenza di muscoli e di tendini, con possibili irradiazioni nelle zone vicine, tra cui lo scroto;
  • riduzione della mobilità vertebrale con compensi adattativi del bacino e della regione sacro-coccigea;
  • micro-traumi ripetuti nel tempo a seguito di intensa attività motoria eseguita su terreni poco elastici o duri, soprattutto in giovane età;
  • retrazioni dei muscoli ischio-crurali e dei muscoli extra-rotatori dell’anca;
  • contrattura mio-fasciale del quadricipite femorale e dei muscoli adduttori della coscia;
  • alterazioni dell’equilibrio statico-dinamico delle strutture del modulo lombo-pelvico;
  • le disfunzioni del sistema cranio-sacrale a conseguenza di importanti traumi sportivi al cranio e alla colonna vertebrale (Judo: cadute, Lotta Olimpica: ponte sulla testa, Calcio: ricezione ripetuta della palla con la testa).

Pubalgia: Un colloquio approfondito sulle risposte disfunzionali è utile per redigere un corretto piano di lavoro!

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Infatti, in primo luogo, un colloquio approfondito col soggetto in merito alle risposte disfunzionali, completato da esame chinesiologico statico e dinamico e da test palpatori e di osservazione, consente di ricostruire la causa scatenante della disfunzione pubalgica.

 

Inoltre, ciò consente di redigere un corretto piano di trattamento per una idonea riatletizzazione.

 

Perciò, l’osservazione differenziale, deve essere approfondita tramite indagini strumentali e cliniche:Pubalgia-sindrome pubo retto adduttoria-algia del pube-esercizi-attività fisica-attività motoria-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-13

  • Valutazione di una eventuale eterometria degli arti inferiori. Ciò, si effettua con misurazione diretta o indiretta. Specificatamente, si usa la teleradiografia in ortostatismo in proiezione antero-posteriore del bacino o si misura con livella a bolla o con metro a nastro;
  • Somatostereoanalisi della postura;
  • Valutazione chinesiologica delle articolazioni tibio-tarsiche, ginocchia e coxo-femorali;
  • Valutazione chinesiologica del R.O.M. (Range Of Motion) articolare delle articolazioni coxo-femorali e rilievo comparativo di eventuali differenze fra i lati somatici;
  • Analisi delle limitazioni funzionali e dei postumi derivanti da causa traumatica nei postumi di precedenti infortuni o conseguenziali a patologie congenite.

 

Pubalgia: Le radiografie non servono poiché sono interessati i tessuti molli – meglio RMN o scintigrafia

 

L’esame radiografico non è di alcuna utilità in quanto sono interessati i tessuti molli. La struttura ossea, alla fine, fornisce un quadro di normalità.

Pertanto, si possono riscontrare rimaneggiamenti ossei con addensamenti strutturali sulla branca ischio-pubica in corrispondenza dell’inserzione degli adduttori o, talvolta, si rilevano calcificazioni e irregolarità del contorno. Spesso, infatti, si evidenziano quadri evocatori di “pseudo-artrite”.

 

La Risonanza Magnetica Nucleare con mezzo di contrasto, generalmente prescritta dallo Specialista in Fisiatria o in Ortopedia, definisce la sede e l’esatta importanza delle lesioni.

 

La scintigrafia, per lo stesso motivo, si rende utile per obiettivare un’ipercaptazione.

 

Pubalgia: prevenire le recidive con una corretta ri-atletizzazione!

 

groin pain-algia del pube-esercizi-attività fisica-attività motoria-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-15La prevenzione gioca un importante ruolo nei confronti delle recidive. Come tale, la continua ricerca a mantenere lo stato di efficienza fisica globale, corrette norme comportamentali, posturali e motorie garantiscono il ritorno alla normalità di azione nella vita quotidiana e una corretta ri-atletizzazione.

Un programma preventivo, per esempio, si basa sul potenziamento selettivo dei muscoli della parete addominale (retto addominale, trasversi e obliqui). Particolarmente indicata è l’aumento dell’articolarità delle anche e l’associazione di uno stretching mio-fasciale dei muscoli adduttori dell’anca, del quadricipite femorale e dello psoas iliaco. La mobilità articolare va eseguita in qualsiasi allenamento e, possibilmente, anche prima della competizione.

 

Pubalgia: Ri-atletizzare con un corretto protocollo

 

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L’allenamento e il suo corretto svolgimento nel corso del tempo sono fattori favorenti il recupero funzionale. Al contrario, un condizionamento organico mal condotto, produce e scatena l’acutizzazione della problematica con incremento lesivo del quadro pubalgico. Compartecipano a ciò, una mancanza o scorretta esecuzione e qualità degli esercizi di allungamento muscolare, posizioni o gesti tecnici, l’inadeguata qualità degli esercizi. In sintesi, la ri-atletizzazione e la rieducazione funzionale deve essere indirizzata al miglioramento della mobilità articolare. Questa è intesa come capacità individuale ad eseguire movimenti con grande ampiezza di escursione. Perciò, per tornare al punto, difatti, è limitata maggiormente dall’elasticità dei muscoli e dall’eventuale incapacità degli antagonisti di distendersi.

Un corretto protocollo deve prevedere, oltre allo stretching “tradizionale”  con allungamento preventivo anche uno stretching con facilitazione neuromuscolare propriocettiva (attiva e passiva). Inoltre, è indispensabile una corretta normalizzazione in allungamento delle catene cinetiche.

 

Intervento incruento ed esercizio fisico nella pubalgia

 

Ricapitolando, l’intervento deve essere indirizzato essenzialmente ai muscoli ischio-crurali, agli adduttori, agli extra-rotatori dell’anca e al quadricipite femorale.

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In conclusione, le posture di rapporti intersegmentari non abituali devono essere mantenute per alcuni minuti (il nostro protocollo prevede da 3 a 6 minuti per postura).

L’aumento della forza e il potenziamento muscolare prevede, comunque, una prima fase di esercizi isometrici per gli adduttori eseguiti in successione di 6″ con recuperi di altrettanta tempistica.

Successivamente, vengono seguiti da esercizi di potenziamento in isotonia con adeguato numero di ripetizione, incremento della resistenza da spostare e recuperi somministrati esclusivamente a escursioni articolari che non provocano dolore.

 

Pubalgia: attenzione anche all’ergonomia di vita quotidiana!

 

Particolare attenzione deve essere rivolta anche all’uso di scarpe, di plantari, di sellini, … che l’atleta ha nella sua dotazione tecnica personale. In realtà, il materiale inadatto alle proprie caratteristiche personali, spesso, produce risposte non consone alle richieste e alle aspettative del soggetto.


CONTATTI

Se desidera avere più informazioni, avere chiarimenti su problematiche personali, se ha un problema particolare ed urgente, o se desidera avere un breve primo colloquio informativo tecnico prima di richiedere l’appuntamento per una Consulenza, avrà la possibilità di parlare con uno dei nostri specialisti dell’Esercizio Fisico semplicemente richiedendolo all’Operatore di Segreteria:

Tel.: 095/387810 – Cell.: 338/9134141

e-mail: drcarmelogiuffrida@yahoo.it oppure : info@drcarmelogiuffrida.com


BIBLIOGRAFIA Italiana in materia di sindrome pubo-retto-adduttoria

 

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Bellia R. –Spreafico A.- Pubalgia: una patologia in continuo aumento fra i pattinatorihttp://besport.org/sportmedicina/pubalgia.htm

Busquet L. – LE CATENE MUSCOLARI – VOLUME III – La Pubalgia – Edizioni Marrapese 1984 e 1998

Danowski R.G., Chanussont J.C.: Traumatologia dello sport – Ediz. Masson, Milano, 2000

Monti G., Benazzi M., Galli U. – La sindrome pubo-retto-adduttoria o “pubalgia”: etiopatogenesi, clinica e trattamento. – J. Sports Traumat. 5,87 – 1983.

Niccolai R. – Il diassetto del bacino e le sue complicanze. – Notiziario del Settore Tecnico. 2004 N°6; 17-27. http://www.settoretecnico.figc.it/risultato-ricerca.aspx?c=8&argomento=16

Ulteriore BIBLIOGRAFIA Straniera sulla pubalgia

 

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Riatletizzazione e rieducazione funzionale post-fisioterapia

Riatletizzazione: La rieducazione funzionale dopo la fase riabilitativa acuta

In passato si faceva coincidere il ritorno all’attività agonistica con la fine della fase riabilitativa. Dopo un evento sinistroso in cui era coinvolto l’atleta, il trattamento veniva affidato esclusivamente al Terapista della Riabilitazione (oggi divenuto Fisio-Terapista). Se ne trattava il momento di instabilità sotto la guida dello specialista Medico-Ortopedico o Medico-Fisiatra.

Questa figura professionale gestiva la fase acuta e, successivamente, continuava impropriamente a gestire anche le fasi successive (di stabilità o di cronicità).

Ma, esaurito il momento “Medico-Sanitario”, per fare ritorno all’attività sportiva e motoria, occorre affidare il proprio corpo a Tecnici in grado di programmare il rientro nell’ambiente dello sport. Occorre un Professionista in grado di fare riacquisire la Restitutio ad integrum perduta!

 

Cosa significa Riatletizzazione?

Riatletizzazione-rieducazione-riabilitazione-motoria-Prof. Carmelo Giuffrida-CataniaLa moderna Scienza dell’Esercizio Fisico applicata alla traumatologia sportiva non può ignorare, al termine della fase riabilitativa da un infortunio e del periodo di fisioterapia, prima del ritorno incondizionato all’attività sportiva, la programmazione di un periodo di riatletizzazione per  riportare l’atleta, professionista o amatoriale, alle capacità fisiche che aveva acquisito prima dell’evento sinistroso consentendogli di allenarsi con le medesime modalità pre-infortunio e riducendo al massimo il rischio di recidive o di sovraccarico funzionale e strutturale.

 

Riatletizzazione e rieducazione funzionale post-fisioterapia:

come riportare l’atleta alle capacità fisiche che aveva prima dell’evento sinistroso

 

Riatletizzazione-rieducazione-riabilitazione-motoria-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-1È l’ultima fase di un percorso che, da riabilitazione, si trasforma in rieducazione e che deve essere affidata per competenza operativa esclusivamente allo Specialista dell’esercizio fisico; l’atleta, ormai stabilizzato, viene aiutato dallo Specialista in Scienze e Tecniche A.M.P.A. (Attività Motorie Preventive e Adattate) nel percorso rieducativo, grazie allo sfruttamento di precisi principi teorici e metodologici dell’esercizio fisico e dell’allenamento sportivo specifico, per raggiungere il completo recupero delle capacità condizionali e delle abilità dello sport specifico garantendo una restitutio ad integrum dell’individuo e il suo completo recupero funzionale.

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Prima di ricominciare l’attività agonistica, l’atleta deve aver recuperato le funzionalità lese con l’infortunio, gli schemi motori e la gestualità sport‐specifica; le capacità condizionali devono essere ri-adeguate al livello competitivo di appartenenza.

Un infortunio è quasi sempre secondario a una carenza coordinativa intermuscolare (durante l’estensione di un movimento non vi è sintonia ottimale nell’azione dei diversi muscoli sinergici, agonisti o antagonisti) o a una mancanza di controllo intramuscolare (le mio-fibrille non vengono contratte in modo ottimale o adeguato alla situazione).

A seguito del momento lesivo si generano una serie di meccanismi difensivi che possono permanere nel medio-lungo termine abbassando sensibilmente la capacità reattiva e l’omeostasi individuale per effetto dei focolai algogeni che ne scaturiscono. Il distretto somatico traumatizzato stimola il SNC alla percezione dell’alterazione della struttura che riduce, conseguenzialmente all’evento traumatico, il tono muscolare.

 

Non è possibile accelerare la guarigione ma si può evitare il ritardo dei processi riparativi se si agisce idoneamente.

 

Riatletizzazione-rieducazione-riabilitazione-motoria-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-3Nell’ambito dell’esperienza acquisita su una importante casistica redatta nello Studio del Prof. Dott. Carmelo Giuffrida, è stata verificata l’incidenza da infortunio sportivo.

Gli atleti agonisti di medio-alto livello sono maggiormente interessati. Sono provenienti per lo più dal mondo del calcio, della pallanuoto, della pallavolo, del basket, della lotta, del judo e della pesistica, del triathlon e dell’atletica leggera.

Nel corso degli anni, oltre il 50% degli infortuni deriva da traumatismi muscolari con un buon 20-30% di stop globale dall’attività agonistica e atletica per almeno 30 giorni.

All’atleta, generalmente, si somministrano elevati numero di esami diagnostici comprendenti ecotomografie, Risonanze Magnetiche Nucleari e Tomografie Assiali Computerizzate.

Riatletizzazione-rieducazione-riabilitazione-motoria-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-4La riatletizzazione può essere proposta anche come momento preventivo nei periodi di transizione, o in quelli immediatamente precedente la competizione agonistica. Si utilizza per ripristinare le funzioni di un atleta che ha subito un infortunio non recente, in data remota, e non completamente compensato.

Troppo spesso si ha fretta di rimettere in gara l’atleta senza tenere conto che, a seguito dell’infortunio, ha perso le sue capacità atletiche.

Frequentemente si limitano i trattamenti di recupero omettendo la fisioterapia (fondamentale nella fase acuta) e anticipando la competizione agonistica.

Il recupero fisico definitivo, atletico e tecnico, è possibile se si contempla un’adeguata graduale progettazione da parte delle varie figure tecniche specializzate redatta con modalità, contenuti e tempistiche funzionali.

 


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Menisco: Ginocchio e sovraccarico articolare in esiti di meniscectomia

Il menisco riveste un ruolo importante nella biomeccanica del ginocchio !

Prof. Dott. Carmelo Giuffrida

 

Il menisco del ginocchio è una struttura fibrocartilaginea di forma semilunare. Si distingue il menisco interno e quello esterno che trovano collocazione tra il femore e la tibia.Menisco-ginocchio-propriocezione-riatletizzazione-recupero funzionale-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania

I menischi rivestono un ruolo di primaria importanza nella bio-meccanica articolare del ginocchio poiché trasmettono almeno il 50% del carico articolare.

Nel cammino, i carichi meccanici si incrementano fino a 5-6 volte rispetto al peso corporeo. La conformità tra tibia e femore aumenta in modo sostanziale. Diminuendo il carico per unità di superficie si può proteggere la cartilagine da eccessive sollecitazioni.

Quindi, i menischi contribuiscono a migliorare la distribuzione del peso corporeo e a ridurre lo stress sullo strato di cartilagine ricoprente le superfici articolari.

Ciò significa che i sovraccarichi ponderali, i micro-traumi ripetuti e le sollecitazioni abnormi, producono effetti lesivi sui menischi.

Inoltre, i menischi provvedono a ottimizzare la distribuzione del liquido sinoviale sulle superfici sottoposte al carico meccanico per effetto della relazione dei propri margini periferici con la sinovia. In particolare, il menisco mediale svolge funzione stabilizzatrice sulla traslazione anteriore della tibia. Questo è di importanza primaria in presenza di lesione del legamento crociato anteriore, sebbene diventa piuttosto trascurabile nel ginocchio integro.

 

Asportazione del menisco = aumento delle forze meccaniche

 

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La meniscectomia (asportazione del menisco) produce una diminuzione delle aree di contatto femoro-tibiali e un aumento delle forze meccaniche di carico per unità di superficie con la variabile topografica delle regioni di massima sollecitazione.

Nell’osservazione radiologica a carico del ginocchio meniscectomizzato si evidenzia, nel corso del tempo, una riduzione della rima articolare. Inoltre, si evidenziano alterazioni degenerative di tipo artrosico a cui si associa una caratteristica formazione di cresta osteofitica a carico del margine del condilo femorale che si estende verso il sito meniscale originario e l’appiattimento della metà marginale della superficie articolare femorale.

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Nella fase post-meniscectomia, le alterazioni della distribuzione dei carichi bio-meccanici e la trasmissione meccanica influenzano la modificazione della densità dell’osso sub-condrale per effetto delle variazioni delle sollecitazione meccaniche che vi si esercitano.

Le aree isodense mostrano un pattern ripetitivo caratterizzante l’estensione e la sede del ginocchio meniscectomizzato. L’area di densità ossea diventa più larga con una localizzazione posteriore. In particolare, si può rilevare una corrispondente diminuzione dell’estensione delle aree sottoposte al carico.

Nel ginocchio normo-funzionale, medialmente, si rileva un’area di massima densità localizzata al centro del condilo. Le altre zone isodense sono disposte concentricamente per diminuire, fino a sparire, procedendo distalmente.

 

Una disfunzione altera i gesti motori abituali !

 

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Una disfunzione, anche non organica, di muscoli o di articolazioni produce uno squilibrio globale delle afferenze coscienti e non coscienti. Questi alterano i provvedimenti gestuali indispensabili alla vita di relazione.

Quando ciò interessa l’arto inferiore, che svolge un ruolo di primaria importanza nella gestione della statica eretta e nella traslocazione deambulatoria, si amplificano le necessità di recupero funzionale.Menisco-ginocchio-propriocezione-riatletizzazione-recupero funzionale-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-4

Il sistema recettoriale del ginocchio rientra in una serie di strutture dalla cui organizzazione e connessione derivano gli elaborati meccanismi di natura neuro-motoria che consentono la normale attività motoria.

Quando un evento traumatico altera l’equilibrio dei recettori articolari si assiste alla perdita dei riflessi artrostatici e artrocinetici. Pertanto, al danno anatomico e funzionale a livello dei complessi, corrisponde un coinvolgimento dei recettori che generano un’alterazione afferenziale dei propriocettori.

 

Nel menisco non ci sono recettori !Menisco-ginocchio-propriocezione-riatletizzazione-recupero funzionale-rieducazione-riabilitazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-5

 

Il trattamento di rieducazione propriocettiva e la riatletizzazione non può essere uguale per tutti i soggetti.

Deve essere programmato e pianificato in base alla tipologia di struttura traumatizzata. 

E’ inutile dopo una lesione meniscale mentre è utilissimo, dopo il trattamento fisioterapico, a seguito di una meniscectomia chirurgica per effetto dell’alterazione iatrogena che si produce a carico delle strutture capsulari.

Il ricondizionamento funzionale propriocettivo risulta opportuno nelle lesioni legamentose per stimolare il recupero a elevate velocità di spostamento articolare nei movimenti passivi e medie velocità angolari negli spostamenti attivi.

La rieducazione a sfondo propriocettivo deve essere proposta a seguito di tutte le lesioni capsulari, traumatiche o iatrogene. Ciò, poiché la struttura articolare del ginocchio è la più ricca di meccanocettori.

 

Asportazione del menisco : Indispensabile programmare la riatletizzazione dopo la fisioterapia

 

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Programmazione e pianificazione del periodo di riatletizzazione post-fisioterapico vanno compilati con rispetto della gradualità dei tempi e, soprattutto, dei modi differenziati per ogni individuo fornendo una progressione adeguata alla evoluzione del processo ri-educativo, evitando che l’impegno delle attività proposte possano danneggiare le strutture in fase di riparazione.

 

Menisco e Lesioni del ginocchio: riatletizzazione dopo la riabilitazione!

 

L’obiettivo dell’Attività Fisica Adattata – A.F.A., deve essere quello di fare riacquistare i gesti motori perduti affinché si possa ottenere una stimolazione che risvegli l’intero sistema propriocettivo.

La moderna Scienza dell’Esercizio Fisico applicata alla traumatologia non può ignorare, la programmazione di un periodo di rieducazione funzionale e/o di riatletizzazione.

Questa fase segue la riabilitazione effettuata a seguito di un infortunio. Dopo il periodo di fisioterapia diventa indispensabile per ottenere il pieno recupero funzionale e la massima efficienza.

Prima del ritorno incondizionato all’attività quotidiana e sportiva bisogna riportare il soggetto o l’atleta, professionista o amatoriale, alle capacità fisiche che aveva acquisito prima dell’evento sinistroso. Ciò per consentirgli di avvalersi delle medesime modalità pre-infortunio riducendo al massimo il rischio di recidive o di sovraccarico funzionale e strutturale.

 

Menisco : Rielaborazione degli schemi motori

 

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La tecnica della rieducazione funzionale e dell’atletizzazione deve prevedere la ri-elaborazione degli schemi motori. Queste portano l’articolazione traumatizzata attraverso la volèe afferente alla riacquisizione della corretta configurazione spaziale e al riequilibrio della formazione primaria del tono mio-fasciale. Gli esercizi di facilitazione neuro-muscolare ristabiliscono la coscienza del movimento. Vengono seguiti da stimolazioni vibratorie peri-articolari dei recettori muscolari e tendinei.

Al miglioramento del trofismo muscolare e della motilità articolare seguiranno impegnativi lavori per gambe e piede. Bisogna utilizzare, con fantasia e creatività, una innumerevole quantità di piccoli attrezzi, percorsi, …

 


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Ginocchio : Riatletizzazione propriocettiva

Ginocchio : Riatletizzazione propriocettiva – considerazioni chinesiologiche sui recettori !

 

ginocchio-propriocezione-3La riatletizzazione propriocettiva del ginocchio possiede un grande interesse per assolvere il ritorno all’attività quotidiana e a quella atletica.

Una disfunzione, anche non organica, di muscoli o di articolazioni produce uno squilibrio globale delle afferenze coscienti e non coscienti che alterano i provvedimenti gestuali indispensabili alla vita di relazione.

Quando ciò interessa l’arto inferiore, che svolge un ruolo di primaria importanza nella gestione della statica eretta e nella traslocazione deambulatoria, si amplificano le necessità di recupero funzionale.

La funzione dei propriocettori è fondamentale per controllare e regolare il tono muscolare, la postura, la corretta soluzione esecutiva dei gesti motori volontari e la gestione dell’equilibrio.

Pertanto, i recettori sono localizzati nei tendini, nei muscoli e nelle capsule articolari.

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Il sistema funzionale propriocettivo si integra, sia direttamente che indirettamente, con i centri funzionali visivo, uditivo, labirintico, nocicettivo e tattile. Con essi forma un pool afferenziale che giunge alle diverse aree della corteccia cerebrale tramite i sistemi sotto-corticali.

Il sistema recettoriale del ginocchio rientra in una serie di strutture dalla cui organizzazione e connessione derivano gli elaborati meccanismi di natura neuro-motoria che consentono la normale attività motoria.

Quando un evento traumatico altera l’equilibrio dei recettori articolari si assiste alla perdita dei riflessi artrostatici e artrocinetici. Pertanto, al danno anatomico e funzionale a livello dei complessi, corrisponde un coinvolgimento dei recettori che generano un’alterazione afferenziale dei propriocettori.

Come quasi tutte le articolazioni, il ginocchio è dotato da una componente di innervazione afferenziale costituita da vari tipi di recettori articolari che si differenziano nella morfo-funzionalità.

 

Ginocchio : Secondo la classificazione di Freeman e Wyke, i meccanocettori possono essere distinti in 4 tipi:

1 – recettori di I° tipo o “tonici”: con bassa soglia di stimolazione e lento adattamento, segnalano direzione e velocità del movimento articolare;ginocchio-propriocezione-4

2 – recettori di II° tipo o “fasici”: con bassa soglia di stimolazione e rapido adattamento, segnalano i movimenti rapidi; dato che la loro frequenza di scarica aumenta con l’incremento della velocità esecutiva del movimento articolare, sono recettori dell’accelerazione;

3 – recettori di III° tipo: sono recettori ad alta soglia di stimolazione e lento adattamento, segnalano posizione e direzione con compito funzionale di protezione dell’articolazione; dal punto di vista morfo-funzionale sono identici agli organi tendinei del Golgi. Pertanto, presentano una differente soglia di stimolazione in rapporto al fatto che il muscolo venga stirato passivamente (soglia di stimolazione alta) o se si contrae attivamente (soglia di stimolazione bassa); questi recettori si attivano solo in presenza di potenti forze di trazione;

4 – recettori di IV° tipo: sono recettori a elevata soglia di stimolazione e non hanno adattamento. Rappresentano il sistema di controllo recettoriale estesiologico del ginocchio con funzione di allarme prettamente algogena. Definite quali terminazioni libere, sono suddivisi in 2 sotto-classi: IVa e IVb.rieducazione propriocettiva-propriocezione-ginocchio-riatletizzazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-2

 

Nella capsula sono presenti recettori del I°, II°, e IV° tipo.

 

Nel legamento collaterale mediale e laterale i recettori sono del III° e IV° tipo (in alcuni soggetti anche del I° tipo).

 

Nei legamenti crociati si riscontra la presenza di recettori del IV° tipo e un numero limitato di recettori del III° tipo.

 

Nel legamento sopra-rotuleo si trovano recettori di III° e IV° tipo;

 

Nei menischi non ci sono recettori.

 

Il trattamento di rieducazione propriocettiva e la riatletizzazione del ginocchio !

 

Il trattamento di rieducazione propriocettiva e la riatletizzazione non può essere uguale per tutti i soggetti; deve essere programmato e pianificato in base alla tipologia di struttura traumatizzata. Infatti, è inutile dopo una lesione meniscale. Al contrario, è utilissimo dopo il trattamento fisioterapico. Ciò a seguito di una meniscectomia chirurgica per effetto dell’alterazione iatrogena che si produce a carico delle strutture capsulari.

rieducazione propriocettiva-propriocezione-ginocchio-riatletizzazione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-1Il ricondizionamento funzionale propriocettivo risulta opportuno nelle lesioni legamentose per stimolare il recupero a elevate velocità di spostamento articolare nei movimenti passivi e medie velocità angolari negli spostamenti attivi.

La riatletizzazione a sfondo propriocettivo deve essere proposta a seguito di tutte le lesioni capsulari, traumatiche o iatrogene. Questa struttura articolare è la più ricca di meccanocettori.

Programmazione e pianificazione del periodo di riatletizzazione post-fisioterapico vanno compilati con rispetto della gradualità dei tempi e, soprattutto, dei modi differenziati per ogni individuo fornendo una progressione adeguata alla evoluzione del processo ri-educativo, evitando che l’impegno delle attività proposte possano danneggiare le strutture in fase di riparazione.

 

Rieducazione propriocettiva del ginocchio: OBIETTIVO DELL’ATTIVITA’ FISICA ADATTATA

 

L’obiettivo dell’Attività Fisica Adattata – A.F.A., deve essere quello di fare riacquistare, con un procedimento corticale e volontario, i gesti motori perduti. Ciò, affinché si possa ottenere, da un procedimento abituale, l’apertura per una stimolazione che risvegli l’intero sistema propriocettivo.

La tecnica della riatletizzazione deve prevedere la ri-elaborazione degli schemi motori che portano l’articolazione traumatizzata attraverso la volèe afferente alla riacquisizione della corretta configurazione spaziale e al riequilibrio della formazione primaria del tono mio-fasciale: esercizi di facilitazione neuro-muscolare per ristabilire la coscienza del movimento vengono seguiti da stimolazioni vibratorie peri-articolari dei recettori muscolari e tendinei. Al miglioramento del trofismo muscolare e della motilità articolare seguiranno impegnativi lavori per gambe e piede. Vengono utilizzati, con fantasia e creatività, biglie, fazzoletti, tavolette oscillanti, tavolette surf, pedane elastiche, percorsi, …

rieducazione propriocettiva-propriocezione-ginocchio-riatletizzazione-Prof. Carmelo Giuffrida-CataniaIn condizioni normali le sensazioni di equilibrio e le risposte alle tensioni della struttura muscolo-tendinea o legamentosa si esplica con un meccanismo che non richiede la presenza di particolari stimoli della corteccia: essendo un meccanismo abituale il tutto si verifica sotto il perfetto controllo dei nuclei della base. Ma quando un complesso muscolare o articolare subisce un trauma perde le sue capacità di automatismo e richiede l’intervento corticale per cui, dai nuclei della base, tramite relaix, si attivano le sinapsi che ristabiliscono l’arco riflesso per la risposta muscolare.


CONTATTI

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Incontinenza urinaria da sforzo: prevenzione e rieducazione

Incontinenza urinaria nella disfunzione vescicale o sfinterica

Prof. Dott. Carmelo Giuffrida

 

 

L’incontinenza urinaria può essere causata da una disfunzione vescicale o sfinterica. Per precisione, è definita come la perdita involontaria di urina attraverso l’uretra.incontinenza-prolasso-vescica-utero-ano-ginnastica pelvica-disfunzione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania

È vista come una grave problematica largamente trascurata, al punto da comportare considerevoli conseguenze psico-sociali ed igieniche suscitando imbarazzo, isolamento e depressione. Pertanto, solo una minoranza sparuta di donne incontinenti chiedono una consulenza specialistica o un intervento rieducativo.

In realtà, un aiuto per le donne, attraverso la ginnastica preventiva e adattata, è mirato alla rieducazione del piano perineale.

Cause dell’incontinenza urinaria:

disfunzione sfinterica o disfunzione vescicale

 

L’incontinenza dipendente dalla vescica (urgenza), può essere dovuta a:

– instabilità;

– ridotta distensibilità;

– capacità inferiore alla norma;

– svuotamento incompleto (iscuria paradossa).

L’incontinenza dipendente dallo sfintere (da sforzo) può essere causata da un’alterata posizione anatomica di un’unità sfinterica intatta. Oltre a questo, può contribuire anche una disfunzione intrinseca dello sfintere associata, o meno, ad un’anomalia anatomica. In altre parole, questo tipo di incontinenza urinaria è conseguente ad un improvviso aumento della pressione intra-addominale.

 

Incontinenza e perdite:

La bibliografia scientifica presenta diverse classificazioni basate principalmente su aspetti anatomici, urodinamici e radiologici.

 

incontinenza-prolasso-vescica-utero-ano-ginnastica pelvica-disfunzione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-4

Incontinenza e perdite nella donna sono determinate da una delicata sinergia di forze bio-meccaniche che pongono in equilibrio la pressione di chiusura dell’uretra, la sua lunghezza funzionale ed anatomica.

Analogamente, una componente deriva dall’abilità del pavimento della pelvi ad aumentare la pressione uretrale al momento dello sforzo e, inoltre, dall’adeguata capacità di localizzare anatomicamente l’unità sfinterica.

In altre parole, il sostegno anatomico del collo vescicale e dell’uretra prossimale, normalmente, permettono un’adeguata trasmissione dell’aumento della pressione intra-addominale verso la zona di continenza.

In presenza di un’uretra intrinsecamente intatta, con un’adeguata superficie di mucosa e con un’efficace meccanismo di contrazione riflessa, in caso di tosse o di uno sforzo, si instaura un meccanismo di perfetta continenza.incontinenza-prolasso-vescica-utero-ano-ginnastica pelvica-disfunzione-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-3

L’uso di esercizi coinvolgenti il pavimento pelvico fu descritto inizialmente da Arnold Kegel negli Stati Uniti d’America del 1947.

In particolare, si basano sulla contrazione volontaria ripetuta dei muscoli pelvici (essenzialmente vaginali e perineali) che, così, migliorano il loro tono/trofismo a riposo e indicono un controllo globale sulla loro contrazione riflessa durante gli aumenti della pressione intra-addominale determinata in caso di tosse, sternuti o sotto sforzo.

La semplice ginnastica del pavimento pelvico, condotta in seno ad un programma rieducativo sia in regime isotonico che isometrico, (assistita o assistita-guidata) progressivamente, migliora il sostegno uretrale ed il meccanismo di chiusura sfinterico durante le manovre da sforzo. Di conseguenza, si riduce la perdita di urina. Ciò, in particolare, nella gestione della disfunzione di incontinenza urinaria da sforzo di tipo pura, riveste un ruolo di importanza primario.

Combattere la disfunzione vescicale e la disfunzione sfinterica:

Rieducazione funzionale e Attività Fisica Adattata nell’incontinenza

 

La bibliografia riferisce che il trattamento combinato con tecniche di normalizzazioni del bacino e manipolazioni viscerali, l’uso del bio-feedback vaginale (con o senza stimolazione elettrica – o – biofeedback electrical stimulation – BES), l’utilizzo di coni vaginali a pesi crescenti, forniscono i migliori risultati, con tassi di miglioramento che, nelle statistiche scientifiche, si attestano dal 73% al 97%.

 

La nostra esperienza con l’Attività Fisica Adattata nell’incontinenza

 

A dire il vero, il trattamento con A.F.A. – Attività Fisica Adattata richiede tempi di almeno 3 mesi.

Per quanto riguarda i successi maggiori, si ottengono maggiormente nelle donne giovani. Soprattutto, si evidenziano miglioramenti nella media età con una progressiva deficienza che aumenta con il progredire della senescenza.

Per la precisione, la percentuale di successo di questi esercizi dipende dalla gravità dell’incontinenza e dalle condizioni psico-fisiche.

Ugualmente, i soggetti con sintomi lievi migliorano di più e meglio rispetto a quelle con sintomatologia più grave, obese o in sovrappeso ponderale.

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Incontinenza – Disfunzione sfinterica e disfunzione vescicale:

Obiettivi del trattamento per combattere le perdite!

 

Con riferimento agli obiettivi da raggiungere in un piano di trattamento del pavimento pelvico disfunzionale ed incontinente, tuttavia, bisogna:

1 – soprattutto, correggere le cattive abitudini acquisite per prevenire la perdita di urina;

2 – in particolare, stabilire una adeguata consapevolezza della funzione dei muscoli pubo-coccigei e della parete addominale;

3 – per non parlare di aumentare la contrattilità tonica e fasica dei muscoli pelvici e peri-anali conferendo un controllo globale dei muscoli psoas iliaci e della nutazione del bacino;

4 – per di più, potenziare le capacità sensitivo-afferenti dei propriocettori mio-fasciali del piano perineale e dei tenso-recettori vescicali.

 

Semplici regole, semplici esercizi regolari e ripetuti con cadenza quotidiana

inoltre, aiutano a risolvere importanti problematiche minzionali

 

In particolare, semplici regole, spiegate al soggetto in trattamento che viene posto in posizione ginecologica, conferiscono una coscienza dell’attività del piano perineale e consentono di monitorare la tonicità perineale (generalmente, ciò avviene tramite la palpazione dei muscoli).

incontinenza urinaria-urologia-ginecologia-chinesiologia-rieducazione motoria-pavimento pelvico-Attività Fisica Adattata-Prof. Carmelo Giuffrida-Catania-2In particolare, per riassumere, semplici esercizi per il rinforzo analitico del pavimento pelvico. Pertanto, la contrazione dello sfintere anale, l’elevazione dell’ano da seduti e l’utilizzo della sinergia adduttoria con il pavimento pelvico, sono indispensabili. Per lo stesso motivo, gli esercizi di rilassamento con respirazione diaframmatica, consentono di definire un miglioramento della capacità di contenzione delle urine.

D’altra parte, semplicità, facilità di apprendimento e potenziamento del pavimento pelvico, consentono l’utilizzo delle tecniche su tutte le donne collaboranti e motivate, affette da incontinenza urinaria da sforzo.

Inoltre, esercizi ripetuti con cadenza quotidiana, eseguiti con regolarità e costanza durante l’arco della giornata, aiutano la donna con problematiche minzionali a risolvere meglio e in breve tempo questi disagi funzionali consentendo una migliore qualità di vita ed una buona integrazione sociale.


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2. Mugelli C., Fulgini P., Mayer F., Mencarelli M. A., Dardi O., Galli T., Benvenuti F.: Rehabilitation in genuine stress incontinence: a comparison between techniques to improve awareness of function of pelvic floor muscles. Urodinamica 2: 285-286, 1992;
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